Jacopo della Quercia tra genio, irrequietezza e solitudine

La nota

2010, Diciassettesima puntata

Il carattere di Jacopo della Quercia è il protagonista di questa puntata. Irascibile e rissoso, lo scultore visse una vita in solitudine, ma nonostante la sua indole burrascosa fu uno degli artisti di maggior talento della nostra storia dell'arte, e il suo genio gli permise di realizzare uno dei massimi capolavori di tutti i tempi: il monumento a Ilaria del Carretto.


Ogni luogo, borgo o paese visitato mai accolse le radici di un artista che in vita sua visse una soltudine odiata e desiderata, necessaria e quanto mai inopportuna.
Visse solo, senza mai volersi sposare, nella sua più profonda consapevolezza di possedere quelle doti che un giorno gli avrebbero permesso di tracciare un segno immortale nella posterità.

Fra Bologna, Siena, Lucca e Firenze il suo carattere irrequieto e rissoso vagò tra le sporche vie battute dal sole e bagnate dalla pioggia fra odio e amore, compagnia e solitudine, felicità e tristezza.
E se oggi il suo nome risplende nelle pagine di ogni libro d'arte, un tempo lontano quand'egli visse la sua gioventù, nel pieno della più eclatante espressione artistica, egli non ebbe seguaci e così, solo e isolato fu veramente compreso solo successivamente, quando anche il sublime Michelangelo ne tesse le lodi.

Fra il rumore delle voci di chi apprezzava il suo talento e la rabbia di coloro che odiavano le parole che dalle sue labbra uscivano incredule e garanti di promesse mai mantenute, egli riuscì a sconfiggere la morte e la caducità della vita.

E così, come la dolce Ilaria, anch'egli grazie all'arte rivive ancora oggi nella storia e nelle opere che testimoniano la sua lodevole abilità artistica come il monumento funebre ad Ilaria del carretto nella Chiesa di San Martino a Lucca.
Giace addormentata in un sonno perenne colei che in età fancuilla perse la vita per regalare al mondo il frutto maturo del suo ventre.
Mesto appare il compagno più fedele dell'uomo raccolto ai piedi di un' algida padrona simbolo discreto di una fedeltà coniugale che non teme la morte.

Dolci cadenze lineari descrivono le delicate e morbide forme di un corpo avvolto da un morbido drappeggio.
E se la vita, fatta di pensieri, azioni, fatti e circostanze si muove incalzante al ritmo dello scorrere dei secondi, dei minuti e delle ore, giorno dopo giorno, notte dopo notte, quella monumentale staticità di chi ha perso il suo soffio vitale si contappone al ritmo di danza di putti alati che sorreggoo ghirlande di fritti decorando il sarcofago entro cui ella giace.

La statua di Ilaria giace distesa sul basamento marmoreo con la testa che riposa su di un morbido cuscino dove la scorrevolezza delle cadenze lineari donano grazia ai nobili lneamenti femminili.
E se allo sbocciare dell'XV secolo, la scultura fu la prima arte in cui si manifestò con estrema chiarezza la radicale svolta verso un nuovo stile, tal opera ne è certamente il più eccelso degli esempi.

Ambra Grieco








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