Ecce Homo di Antonello da Messina, com'è andata la trattativa: parla Fabrizio Moretti


L’antiquario Fabrizio Moretti ha svolto un ruolo importante per fare in modo che lo Stato acquistasse l’Ecce Homo di Antonello da Messina che doveva andare in asta da Sotheby’s: è stato infatti lui l’intermediario della trattativa. Ecco com’è andata: gli abbiamo fatto alcune domande. L’intervista è di Ilaria Baratta e Noemi Capoccia.

Aveva già fatto pensare ad una trattativa di acquisto importante e privata il fatto che l’Ecce Homo di Antonello da Messina fosse stato ritirato poche ore prima dell’asta da Sotheby’s del 5 febbraio, asta che si preannunciava come una delle più notevoli di quest’anno, e in effetti il dipinto a tempera su tavola è stato acquistato dallo Stato italiano. La notizia era già arrivata un paio di giorni fa sui social tramite indiscrezioni di fonti autorevoli, quali la Fondazione “Federico Zeri” di Bologna con un post sulla propria pagina Facebook, poi ancora il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, Costantino D’Orazio, con un post sulla sua pagina Facebook poi cancellato, e infine il funzionario storico dell’arte della Soprintendenza di Brescia Angelo Loda che aveva scritto sempre sui social che il costo dell’operazione sarebbe stato di circa 12 milioni di dollari.

Poi, nella mattinata di stamani, una patina di semi-ufficialità è giunta con un post di Tomaso Montanari, membro del comitato tecnico-scientifico del Ministero della Cultura (assieme a Mauro Agnoletti, Daniele Malfitana, Maria Cristina Terzaghi e Italo Muntoni), il quale ha espressamente sottolineato di essere “tra i due storici dell’arte del comitato tecnico Mic che qualche settimana fa ha dato il via libera all’acquisto, prima dell’asta”, sottolineando che è stato per lui “un privilegio e un piacere”. Ancora, Montanari ha fatto sapere di aver proposto al Ministero gli Uffizi come destinazione dell’opera. La definitiva ufficializzazione è giunta tuttavia questo pomeriggio quando il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha dichiarato e confermato “l’acquisizione del quadro Ecce Homo di Antonello da Messina”. Secondo il ministro si è trattato di “un’operazione di altissimo livello culturale” che “rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano, punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto mondo”. L’attesa della comunicazione ufficiale dell’acquisto si deve, come sottolinea il ministro, al “rispetto nei confronti delle autorità deputate a registrare il contratto di acquisto”.

L’opera, che stava per andare in asta da Sotheby’s con una stima tra i 10 e i 15 milioni di dollari, è stata acquistata dallo Stato italiano alla cifra di 14,9 milioni di dollari, circa 12,6 milioni di euro. Si tratta di una piccola tavola dipinta su entrambi i lati che raffigura da un lato un Ecce Homo, un Cristo a mezzo busto collocato dietro un parapetto e rivolto frontalmente verso l’osservatore, dall’altro un san Girolamo penitente in un paesaggio roccioso e aspro. Un dipinto che comunque sembrava destinato alla devozione privata, vista la doppia raffigurazione e le dimensioni ridotte dell’opera. Abbiamo raggiunto l’antiquario Fabrizio Moretti, già segretario della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, che ha avuto un ruolo specifico nella trattativa di acquisizione (ha svolto il ruolo di intermediario col proprietario del dipinto, un collezionista privato, e la casa d’aste), per rivolgergli alcune domande sull’operazione.

Antonello da Messina, Ecce Homo, recto (1470 circa; tempera su tavola, 20,3 x 14,9 cm)
Antonello da Messina, Ecce Homo, recto (1470 circa; tempera su tavola, 20,3 x 14,9 cm)
Antonello da Messina, Ecce Homo, verso con san Girolamo (1470 circa; tempera su tavola, 20,3 x 14,9 cm)
Antonello da Messina, Ecce Homo, verso con san Girolamo (1470 circa; tempera su tavola, 20,3 x 14,9 cm)

Quando lo Stato ha iniziato a valutare l’ingresso nella trattativa per l’acquisto dell’Ecce Homo di Antonello da Messina?

Non posso saperlo, sono stato contattato solo dieci giorni prima dell’inizio della vendita per avviare la trattativa. Non so quando abbiano preso la decisione, è una informazione che deve chiedere ai membri della commissione.

Qual è stato il Suo ruolo specifico all’interno della trattativa di acquisizione?

Il mio ruolo specifico è stato quello di convincere il cliente, il collezionista proprietario del dipinto affidato a Sotheby’s, ad accettare un’offerta fuori asta. Una scelta non scontata, perché comportava il rischio di ricavare una cifra inferiore rispetto a quanto avrebbe potuto ottenere in asta. In realtà, l’ha accettata nella consapevolezza del valore dell’operazione. Dopo molti anni, l’Italia avrebbe finalmente realizzato un acquisto importante, paragonabile a quelli dei grandi musei internazionali, riportando nel Paese un capolavoro di assoluto rilievo. Il collezionista è una persona estremamente sensibile, un mecenate. Pur vendendo in un momento difficile della sua vita, ha sempre sostenuto restauri, giovani studiosi e istituzioni di diversi paesi. Comprendendo lo spirito dell’operazione, ha deciso di accettare. Anche Sotheby’s ha dimostrato grande responsabilità, rinunciando a un lotto che avrebbe potuto ottenere notevole visibilità in asta, con numerosi potenziali competitori. Io sono riuscito a mettere d’accordo entrambe le parti, assumendo anche un ruolo di garante nei rapporti tra Sotheby’s, lo Stato e il collezionista. Quest’ultimo, infatti, temeva che una volta ritirata l’opera dall’asta, lo Stato potesse poi decidere di non procedere all’acquisto. Il mio compito è stato quindi quello di negoziare il prezzo tra le parti e di accompagnare l’intero processo, lavorando affinché si arrivasse a un accordo solido.

Secondo Lei, per quali ragioni lo Stato ha ritenuto necessario procedere con l’acquisto, pur possedendo già un Ecce Homo attribuito ad Antonello da Messina?

Questa non è una domanda che spetta a me. Non faccio parte del comitato che ha preso quella decisione. Posso però risponderle dal mio punto di vista. Gli Antonelli sono pochissimi. Se ne contano circa quaranta in tutto il mondo e l’opera in questione rappresentava l’ultima in mani private. Aveva inoltre una storia incredibile, essendo stata attribuita dal più grande storico dell’arte del secolo scorso, Federico Zeri. Al di là del fatto che possano esisterne altri, a mio avviso le opere di Antonello da Messina restano comunque rarissime. Del resto, molti musei importanti in Italia non ne possiedono affatto, oppure ne conservano esemplari che non raggiungono livelli di particolare qualità.

Perché, secondo Lei, lo Stato ha deciso di investire una cifra di tale entità in questo momento storico, considerando che raramente sostiene spese così elevate per l’acquisizione di opere d’arte?

Secondo me lo Stato ha finalmente compreso che, per acquisire opere di grande rilievo, è necessario stanziare risorse adeguate, come avviene in altri Paesi. La Francia, l’Inghilterra e persino nazioni che attraversano difficoltà finanziarie più gravi di quelle italiane continuano a investire in arte. Del resto, esistono capitoli di spesa che non incidono su altri ambiti. Sono investimenti mirati alla tutela e alla crescita del patrimonio culturale. La Francia ad esempio, in un momento particolarmente complesso, ha acquistato un Cimabue per 24 milioni di euro e l’ha riportato nel proprio patrimonio nazionale. È una scelta che indica ambizione e consapevolezza del valore strategico dell’arte. Un’ambizione che anche altrove esisteva già, ma che in quel caso è stata sostenuta fino in fondo, proprio per difendere il patrimonio. E quando questa volontà c’è, lo spazio per le esitazioni diventa minimo.

A Suo avviso, fino a quale soglia economica sarebbe stato possibile spingersi durante la fase dell’offerta?

Non ero a conoscenza dei limiti dello Stato, non possedevo quel numero. Da mercante, posso dire che se fossi stato io a comprare il quadro, col tempo e dopo un restauro, lo avrei messo in vendita a 25 milioni di euro.

Secondo Lei, trattandosi di un’acquisizione eccezionale, a quali altri importanti acquisti del passato può essere paragonato il rientro in una collezione pubblica dell’Ecce Homo di Antonello da Messina?

Possiamo confrontarlo con qualcuno già citato del Cimabue, oppure con l’ultimo importante acquisto di Chardin, sempre parlando della Francia. Al momento sto pensando anche all’Inghilterra, che ha recentemente acquistato un magnifico quadro di Poussin, pagando diversi milioni di sterline.

Che cosa cambia, sul piano storico-critico e culturale, quando un’opera come l’Ecce Homo di Antonello da Messina entra a far parte di una collezione pubblica italiana, considerando la sua originaria funzione devozionale privata e la rarità assoluta del corpus dell’artista?

Un quadro di questa portata arricchisce anche un museo già ricco di capolavori come gli Uffizi, dove manca un Antonello straordinario come questo. È un Antonello databile tra il 1460 e il 1465, periodo in cui l’artista recepisce con particolare intensità l’influenza della pittura fiamminga. Si tratta quindi di una fase di transizione nella sua produzione. Lo considero anche un quadro dal carattere romantico. Come ricordato, fu scoperto da Federico Zeri, e non poteva trovare luogo più adatto in Italia. Nonostante le dimensioni ridotte, circa 20 per 15 cm, è un quadro di una forza e una grandezza universale.

È già stato deciso quale sarà la destinazione dell’opera? In quale museo verrà collocata?

Non lo so. Spero che possa passare agli Uffizi: faccio parte del comitato scientifico e la sua presenza sarebbe molto importante. Comprendo comunque che, sul piano fisiologico, la Sicilia potrebbe risultare più indicata.



Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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