Colorito di Tiziano, disegno di Michelangelo

La nota

2010, Quindicesima puntata

"Colorito di Tiziano, disegno di Michelangelo": secondo un aneddoto riportato dai suoi primi biografi, Tintoretto affisse fuori dall'ingresso del suo studio un cartello con questa scritta, quasi a riassumere sinteticamente il proprio di fare arte. E Ambra, con l'articolo di oggi, traccia proprio un breve ma suggestivo profilo del grande artista veneziano.


Tra la moltitudine di sussurri, voci e schiamazzi che nei secoli hanno percorso i sentieri della storia, un insolito aneddoto prende vita ancora oggi dal soffio vitale di labbra paesane per accarezzare l'udito di chi ha l'arte nel cuore.

E così, sulle mura della propria bottega, Jacopo Robusti decise un giorno di affiggere la seguente frase: “Colorito di tTziano, disegno di Michelangelo!”.
Quella profonda ammirazione verso due così eccelse espressioni artistiche penetrò nell'animo di un artista che seppe far rivivere nella propria arte un eclettismo che lo condusse a farsi strada su un terreno ripido ed impervio.

Nella meravigliosa città dei dogi, lungo le rive di una repubblica marinara fatta di sfarzo e povertà, silenzi e rumori, luci ed ombre, quel giovinetto irrequieto, figlio di un tintore veneziano, cercò di crearsi un destino, una sorte, un futuro che ben presto lo condusse lungo le vie dell'immortalità.

Proprio lui che un giorno fu cacciato dalla bottega di chi assaporò in quella città l'apice della gloria e temendo nell'abilità di un giovane assetato di sapere e di esperienza, decise di oscurare le sue nascenti doti artistiche.
Ma se l'ingegno fa di necessità virtù, egli seppe evincere dall'ingiusto maestro Tiziano, la dolcezza di un colorire magico ed avvolgente nella crescente notorietà ed indipendenza di un fanciullo appena ventenne.

Anticonformista, ambizioso e talvolta imprevedibile,Tintoretto rivisse nel cuore e nell'animo di uno dei filosofi francesi più importanti del Novecento il quale scrisse su di lui, sulla sua vita e sulla Venezia cinquecentesca, un saggio la cui poeticità riesce ancora oggi a deliziare l'immaginario di ogni lettore.
Dalle righe di questo piccolo volumetto si evince la profonda passione di Jean-Paul Sartre per un artista che “dipinge le relazioni spaziali che si hanno quando si scolpisce” attraverso un'incredibile rapidità esecutiva degna di un'esperienza artistica pluriennale.

Fra la moltitudine di personaggi che affollano le sue opere nella più teatrale delle ambientazioni, monumentalità ed eloquenza esultano a piena voce avvolte da una dolce ed amara ossessione per la rappresentazione del senso materico, di una forza di gravità che rende reale ogni cosa, vera ed indiscutibile come le parole di Sartre: “Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia”.

Ambra Grieco








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