Come si rapporta oggi la Chiesa all'arte? Intervista al cardinale José Tolentino de Mendonça


José Tolentino de Mendonça, cardinale e poeta, è dal 2022 prefetto del Dicastero della Cultura e dell’Educazione della Santa Sede, omologo di un ministro della cultura. È del 2025 l’idea di aprire Conciliazione 5, spazio che la Chiesa riserva agli artisti di oggi. Come fa oggi la Chiesa a rapportarsi all’arte contemporanea? Il cardinale risponde in questa lunga intervista con Raja El Fani.

Qualcosa è cambiato nel rapporto della Chiesa con il mondo dell’arte, qualcosa che va molto al di là degli eccezionali incontri papali con gli artisti nella Cappella Sistina o delle ultime cerimonie dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, voluti e presidiati in ultimo dal cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, diventato poi Dicastero. Qualcosa che ha preso vita sotto i nostri occhi a Roma con l’apertura un anno fa di Conciliazione 5, prima galleria d’arte del Vaticano che affaccia sulla via della Conciliazione. La monumentale arteria disegnata da Piacentini collega il Tevere e Castel Sant’Angelo alla maestosa Fabbrica di San Pietro con tanto di Piazza, Colonnato, Basilica e Cupolone, combo progettistico fra diverse menti visionarie succedutesi tra Rinascimento e Barocco, dal Cinquecento alla fine del Seicento, da Bramante a Raffaello, Peruzzi, Sangallo e Michelangelo, poi Della Porta, Maderno e infine Bernini.

Artefice di questa operazione geniale, quella di aprire una galleria d’arte per il Vaticano, è il cardinale e poeta portoghese José Tolentino de Mendonça, nominato nel 2022 da papa Francesco, con la carica di Prefetto (ovvero di ministro), a strutturare e dirigere il neo Dicastero della Cultura e dell’Educazione, e poi confermato nel ruolo anche da papa Leone XIV. Tre anni dopo soltanto, a conclusione di un anno ricco di ricorrenze tra il Giubileo e il 60esimo anniversario del Concilio Vaticano II, il cardinale ha dato una forma tangibile alla riforma della Curia romana di papa Francesco. E con la nomina, da Leone XIV, di Cristiana Perrella come Presidente dell’Accademia dei Virtuosi qualche mese prima della fine del suo incarico come prima curatrice di Conciliazione 5 (a Gennaio il passaggio di consegne con il prossimo curatore anticipato in questa intervista), la ricerca di una continuità amministrativa e di coesione è anche effettiva.

La morale è forse il grande vantaggio della Chiesa sugli Stati laici? Quali sono i vantaggi e i limiti di una galleria d’arte gestita dallo Stato pontificio? Il cardinale Mendonça ce lo spiega in un italiano perfetto ma estraneo ad ogni convenzione e stereotipo: parla la lingua ufficiosa della Chiesa, quella della spiritualità, ma non predica, sceglie con cura le parole, arricchendo il nostro lessico moderno fatto di luoghi comuni, tanto che ci viene il dubbio che esimendoci dalla fede abbiamo forse rinunciato a qualcosa di fisiologico. Intanto l’adesione di curatori e artisti al progetto culturale del cardinale Mendonça è sistemica e connaturale, tutti contribuiscono senza sforzo né conversione alla diffusione dei principi cattolici urbi et orbi. L’intervista è di Raja El Fani.

José Tolentino de Mendonça. Foto: Santa Sede / Dicasterium pro Communicatione
José Tolentino de Mendonça. Foto: Santa Sede / Dicasterium pro Communicatione

REF. È stato papa Francesco a scegliere Sua Eminenza per dirigere il dicastero culturale un anno prima di morire. Con quale missione?

JTdM. Il Dicastero della Cultura e dell’Educazione nasce da una fusione fra due enti con una importantissima missione, nessuno doveva diventare “parente povero dell’altro”. La Chiesa cattolica ha la più grande rete scolastica nel mondo, accompagna nelle scuole e università la formazione integrale di più di 70 milioni di studenti. L’educazione rende visibile e possibile la speranza. La cultura, come suo specifico, ci permette di pensare in profondità e creatività alle diverse espressioni dell’umano. La visione di papa Francesco era quella d’ispirare, di trovare sinergie e convergenze, di creare cultura di fratellanza.

Perché papa Francesco ha pensato proprio a Lei, Eminenza?

Prima di essere nominato Archivista, ho lavorato all’Università Cattolica di Lisbona. Penso che il Santo Padre ha pensato ad un profilo che venisse dal mondo accademico e con un’interesse per la missione della chiesa nel campo della cultura contemporanea.

La transizione con papa Leone ha cambiato qualcosa nella Sua missione al Dicastero?

Ogni pontificato ha una sua fisionomia, ogni pontefice una sua visione, una sana singolarità. Ma ovviamente ci sono linee importanti di continuità.

Se come fra i pontificati di Giulio II e Clemente VII la continuità è garantita, vi sono similitudini fra le visioni di Francesco e Leone XIV?

La visione della Chiesa rimane concentrata sui principi del Concilio Vaticano II anche se possono sempre esistere nuove accettazioni, in risposta alle diverse circostanze storiche da conciliare. Viviamo in un’epoca di transizioni accelerate. Come nel finale di Blade Runner, nel monologo di Roy Batty, quello delle “Lacrime nella pioggia”, la nostra generazione umana può dire: “Ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

Come conciliate con le novità del presente?

Valorizzando il mondo e l’esperienza storica come luogo per la ricerca e l’attesa di Dio. La cultura è vista come intreccio di linguaggi indispensabili per la comprensione dell’Umano. La cultura ci offre tanti segni del tempo: vale la pena ascoltarli per capire quello che pulsa nel cuore ferito del presente. Il Concilio Vaticano II, per esempio, non ha fornito una risposta ma ha suggerito un metodo fondato su tre principi: l’ascolto, il dialogo e l’incontro.

José Tolentino de Mendonça con Cristiana Perrella alla mostra di Adrian Paci organizzata da Conciliazione 5 al Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia, Roma, Giugno 2025. Foto: Raja El Fani
José Tolentino de Mendonça con Cristiana Perrella alla mostra di Adrian Paci organizzata da Conciliazione 5 al Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia, Roma, Giugno 2025. Foto: Raja El Fani

Conciliazione 5 è una vetrina, un pop-up alla frontiera fra Roma e lo Stato Vaticano. Possiamo considerarla una galleria d’arte a tutti gli effetti, la prima della Chiesa?

Conciliazione 5 è una sorta di parabola, uno spazio profetico. La profezia avviene anche in campo culturale, non solo nel campo sociale. Nella profezia c’è un po’ di irriverenza, perché si cercano nuove domande, nuove versioni della realtà. La profezia ci incoraggia a non restare ad aprire porte già aperte, ma a fare da apripista a qualcosa di nuovo. Bisogna abitare la città seminando piccole profezie culturali. Questa galleria è un piccolo gesto, ma che sogna di ispirare altre realtà. Conciliazione 5 è un laboratorio culturale aperto alla ricerca e agli esperimenti, sensibile alle domande e al contributo dagli artisti per la visione sociale.

Può la Chiesa inserirsi nel sistema dell’arte contemporanea pur non potendo teoricamente aderire al mercato?

Vogliamo fare sistema, ma in altro modo: creare pensiero critico, aprire a nuove visioni, ascoltare voci silenziose, intercettare percorsi originali, promuovere pratiche comunitarie. La nostra è una galleria di dialogo con varie istituzioni.

La strategia è quella di usare partnership istituzionali per affermare la cultura della Chiesa?

Noi crediamo sinceramente nella potenzialità del dialogo e dell’ascolto reciproco per cercare insieme visioni che possono illuminare in modo diverso la realtà. Non si tratta di conquista, ma di convivenza. L’interculturalità è una delle grandi risorse del mondo contemporaneo.

Qual è la Sua visione dell’arte, Eminenza? E quali sono gli obiettivi culturali della Chiesa?

L’arte è una lente, una specie di strumento ottico: ci aiuta a vedere con precisione poetica l’umano. E vedere l’umano è capire cos’è un uomo. Da dove viene e dove va. L’arte è uno strumento acustico: ci aiuta a decifrare le voci, i sussurri, i gridi, anche quelli inespressi tatuati nella carne. L’arte ha con sé un capitale di inquietudine e immaginazione: porta a nuove versioni del mondo. Con l’arte il mondo non è bloccato. Si affida alla possibilità. È fondamentale permettere agli artisti di creare, di dialogare con le grandi questioni umane. Che sono anche le questioni ultime, quelle del senso pieno della vita. Il nostro desiderio è anche quello di collaborare perché l’arte contemporanea possa stabilire legami con i luoghi umani sensibili, carceri, ospedali, territori di povertà, etc. In collaborazione con altre istituzioni culturali cerchiamo di favorire progetti artistici in altri spazi o in forma diffusa.

Quindi anche il Museo Macro, ora diretto da Cristiana Perrella e in collegamento temporaneo con Conciliazione 5, è secondo Sua Eminenza un luogo “sensibile”?

La collaborazione con il Macro ha preso la forma di un film, Sorelle senza nome, di Jonathas de Andrade su un gruppo di donne che vivono in una comunità autogestita applicando i valori del Vangelo.

È venuto all’inaugurazione del Macro di persona, Eminenza? Cosa pensa di quel museo?

Il Vaticano valorizza le istituzioni culturali. Come dice papa Leone XIV, loro sono come un presidio di umanità nel territorio. Faccio i miei auguri alla riapertura di questo importante spazio dedicato al contemporaneo nella città di Roma. Presto ci sarà la pubblicazione del primo catalogo con tutte le proposte artistiche di questa prima edizione di Conciliazione 5. Quest’anno sono state cinque (Marinella Senatore, Yan Pei-Ming, Adrian Paci, Vivian Suter, Jonathas de Andrade) l’anno prossimo saranno tre, sempre con questa logica della galleria diffusa.

Chi sarà il curatore della prossima edizione di Conciliazione 5?

Il prossimo curatore sarà Donatien Grau, attuale curatore di Arte Contemporanea al Museo del Louvre, con una consolidata formazione storica e letteraria veramente colossali. Una delle menti più affascinanti della cultura europea attuale. Sarà senz’altro spettacolare accompagnare le sue proposte.

Come scegliete i curatori?

Stando attenti. Ci arrivano indicazioni sempre molto interessanti. Scegliamo profili che possano portare qualcosa di nuovo al dialogo della chiesa con il contemporaneo.

Yan Pei-Ming, Oltre il muro, mostra allo spazio Conciliazione 5
Yan Pei-Ming, Oltre il muro, mostra allo spazio Conciliazione 5
Adrian Paci, The bell tolls upon the waves (2024). Foto: Francesco Gili. Su concessione di Adrian Paci e Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
Adrian Paci, The bell tolls upon the waves (2024). Foto: Francesco Gili. Su concessione di Adrian Paci e Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
Mostra di Jonathas de Andrade allo spazio Conciliazione 5
Mostra di Jonathas de Andrade allo spazio Conciliazione 5

Possiamo considerare Sua Eminenza il Ministro della Cultura del Vaticano? Ha già incontrato il suo omologo italiano il Ministro Giuli?

Per molti aspetti esiste una corrispondenza tra questo Dicastero e i ministeri della cultura, anche se la missione della Santa Sede va oltre al formato tipico di uno Stato. Abbiamo rapporti di cooperazione con tanti ministeri della cultura del mondo. Naturalmente anche con quello italiano, in particolare per la Biennale di Venezia. A breve faremo una conferenza stampa, posso anticiparvi che la mostra si chiamerà Con i miei occhi.

Quali sono stati gli obiettivi culturali raggiunti dal Vaticano durante questo Giubileo appena concluso?

Nello spirito del Giubileo abbiamo inaugurato Porte della Speranza a Milano prorogando il Giubileo per riverberazione. Paolo VI disse agli artisti: “La Chiesa ha bisogno di voi”. Oggi continua l’amicizia con il mondo dell’arte.

La filosofia cristiana riposa su valori universali come l’amore e il perdono diffusi attraverso un’iconografia cristiana che si aggiorna nei secoli, da Cimabue a Giotto, da Michelangelo a Caravaggio. A quali maestri è affidata l’estetica cristiana oggi ?

Devo riconoscere che oggi manca una alfabetizzazione culturale del contemporaneo anche all’interno della Chiesa. Questa è una sfida enorme. Come gusto comune siamo rimasti fermi nelle imitazioni del passato e si fa fatica a riconoscere la risorsa che il contemporaneo rappresenta. I maestri contemporanei ci sono, ma purtroppo manca conoscerli e frequentarli. Penso a straordinarie artiste donne come Simone Fattal, Elizabeth Payton, Sonia Gomes o Portia Zvavahera. Ma praticare esperienze di conoscenza e di ascolto resta più importante che fissare un canone estetico contemporaneo. La nostra proposta non è quella di costruire un’estetica né imporre un gusto o una linea. La pratica dell’ascolto è già un’estetica, un’estetica polifonica. La Chiesa è una costellazione mondiale di realtà, non c’è una dimensione locale, oggi si tratta di accettare le polifonie. L’universalismo va oltre i particolarismi. L’amore è, come diceva Dante, quello che muove il Sole, anche gli altri astri, è il motore segreto della vita, unico vero dono. Chi non ha dato amore, non ha dato nulla.

Quali sono le realtà opposte all’amore oggi?

Le guerre, la violenza, l’intolleranza sono ostacoli al dialogo, sono tutte forme di rifiuto dell’amore.

L’odio è prerogativa del capitalismo e del consumismo?

Quello che posso dire è che in quanto cristiano mi sento ipotecato alla speranza perché credo nell’amore anche quando non lo vedo.


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