Restaurata l’Urna del Bottarone, capolavoro etrusco custodito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, a sessant’anni dalla devastante alluvione che nel 1966 colpì la città. All’epoca l’Arno invase anche le sale del museo, sommergendo con oltre due metri d’acqua e fango il laboratorio di restauro, l’archivio fotografico e numerosi reperti della sezione etrusca. Oggi, nell’ambito di tourismA - Salone Archeologia e Turismo Culturale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), il museo presenta in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi la mostra I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone a sessant’anni dall’alluvione di Firenze. L’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo che ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna in alabastro, riportando alla luce l’intenso abbraccio della coppia di sposi scolpita oltre 2400 anni fa.
Il restauro, compiuto da Daniela Manna su progetto scientifico e sotto la supervisione di Barbara Arbeid, Giulia Basilissi e Mario Iozzo, è stato reso possibile grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura. L’esposizione presso gli spazi di tourismA è a cura di Daniele Federico Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, e allestita dallo studio Deferrari+Modesti con la collaborazione di neo.lab.
“L’urna del Bottarone è stato un esperimento ben riuscito di restauro con una collaborazione a più livelli, collaborazione di professionisti e di risorse pubbliche e con l’utilizzo di fondi internazionali. Un’eccellenza che restituisce un messaggio positivo per il futuro del patrimonio culturale a noi affidato: dalla catastrofe dell’alluvione a una nuova vita per l’urna etrusca e per il Museo”, ha affermato Daniele Federico Maras, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
L’urna, realizzata tra il 425 e il 380 a.C. in alabastro bianco con venature di grigio, fu rinvenuta nel 1864 in località Bottarone, nei pressi di Città della Pieve; entrò poi nella collezione di Giorgio Taccini e successivamente in quella di Giuseppe Pacini, e dal 1887 fa parte delle collezioni del museo fiorentino. Il coperchio raffigura una coppia di coniugi, un soggetto raro nella scultura funeraria chiusina dell’epoca, che tradizionalmente presenta il defunto accompagnato da un demone femminile alato: qui, invece, la figura femminile è la moglie, come suggerisce il gesto dello svelamento, elemento che rende l’opera iconograficamente eccezionale.
Dopo l’alluvione, l’urna fu oggetto di un primo restauro tra il 1969 e il 1970, diretto da Francesco Nicosia, in una fase cruciale per la rinascita della tutela a Firenze. Tuttavia, quell’intervento si limitò alla pulitura dal fango e, con il tempo, le superfici si erano progressivamente ingrigite mentre la testa maschile mostrava problemi strutturali.
Nel 2022, grazie a un finanziamento frutto dell’accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero, è stata avviata una nuova campagna di studio, diagnostica e restauro, quando venne selezionato tra i vincitori del Bando per gli aiuti finanziari destinati al restauro dei beni culturali mobili. L’intervento ha portato a risultati di grande rilievo, tra cui l’individuazione e la mappatura del blu egizio, oltre a ocre e cinabro, consentendo di ricostruire con maggiore precisione la policromia originaria dell’opera. “Le indagini di imaging hanno dato risultati entusiasmanti: abbiamo individuato il blu egizio e potuto mappare la policromia, immaginando l’urna nel suo aspetto originario”, ha affermato Giulia Basilissi, Funzionaria Restauratrice Conservatrice del Museo.
L’allestimento della mostra a cura dello studio Deferrari+Modesti con la collaborazione di neo.lab, pensato come un racconto sobrio e immersivo, guida il visitatore attraverso una vicenda lunga sessant’anni: dalla sopravvivenza nel fango alla rinascita conservativa, intrecciando memoria collettiva, storia del museo e pratica del restauro.
La mostra è visitabile dal 27 febbraio al 1° marzo, dalle 9 alle 18, a ingresso gratuito presso il Palazzo dei Congressi – Spazio espositivo centrale. Al termine di tourismA, l’Urna del Bottarone tornerà esposta nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
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