Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia il primo restauro integrale della Pala di San Giobbe di Bellini


Parte alle Gallerie dell’Accademia di Venezia il primo restauro integrale della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini. Per la prima volta, l’intervento sarà eseguito all’interno del museo e sarà visibile ai visitatori con un cantiere aperto.

Prende il via alle Gallerie dell’Accademia di Venezia il primo restauro integrale della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini, considerata uno dei massimi capolavori del Rinascimento veneziano. Per la prima volta, l’intervento sarà eseguito all’interno del museo e sarà visibile ai visitatori: un cantiere aperto permetterà infatti di seguire da vicino ogni fase del processo conservativo di quest’opera.

Realizzata negli anni Ottanta del Quattrocento per la chiesa veneziana di San Giobbe, la pala raffigurante la Madonna col Bambino in trono, angeli musicanti e i santi Francesco, Giovanni Battista, Giobbe, Domenico, Sebastiano e Ludovico da Tolosa segna un momento di svolta nella storia della pala d’altare veneziana. Bellini abbandona la tradizionale suddivisione del polittico per creare uno spazio unitario: un’abside illusionistica coperta da una volta a cassettoni, all’interno della quale la Madonna col Bambino siede in trono circondata da santi di epoche diverse, raccolti in una dimensione sospesa e contemplativa, fuori dal tempo. La precisione della costruzione prospettica, il punto di vista ribassato e la solenne monumentalità delle figure contribuiscono a generare uno spazio pittorico che sembra estendersi oltre il quadro, coinvolgendo direttamente lo spettatore.

Entrata a far parte delle collezioni pubbliche nel 1815, dopo essere stata rimossa dalla chiesa per motivi di conservazione, l’opera è oggi custodita alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. È considerata uno dei vertici della produzione matura di Bellini e viene citata con grande ammirazione già da fonti storiche come Marcantonio Sabellico, Marin Sanudo, Giorgio Vasari e Francesco Sansovino. Nel corso dei secoli, il grande supporto ligneo, costituito da tredici tavole di pioppo unite orizzontalmente, ha evidenziato diversi problemi strutturali, tra cui crepe, tensioni e indebolimenti, che hanno compromesso anche la stabilità della superficie pittorica. Gli interventi effettuati tra Ottocento e Novecento, pur rispondendo alle necessità conservative dell’epoca, hanno progressivamente generato ulteriori criticità. Il restauro attuale nasce quindi dall’esigenza di affrontare queste problematiche in maniera complessiva, intervenendo sia sul supporto sia sulla pellicola pittorica, nel pieno rispetto dell’originale.

La Pala di San Giobbe prima dell'intervento di restauro. Foto di Davide Bussolari
La Pala di San Giobbe prima dell’intervento di restauro. Foto di Davide Bussolari

Le analisi diagnostiche svolte negli ultimi anni, tra cui la riflettografia infrarossa, che ha permesso di individuare il disegno preparatorio, e gli studi stratigrafici, hanno messo in luce la grande raffinatezza della tecnica pittorica di Bellini: una base preparatoria a gesso e colla, una sottile imprimitura chiara a base di biacca e l’impiego di una gamma di pigmenti ricca e talvolta preziosa, applicati con una tecnica apparentemente semplice ma capace di produrre effetti di straordinaria luminosità.

Considerate le dimensioni e la complessità dell’opera, si è deciso di non spostarla in laboratorio. La sala che la ospita è stata quindi temporaneamente riorganizzata per accogliere un cantiere di restauro progettato appositamente, in grado di garantire condizioni di lavoro adeguate senza interrompere il percorso espositivo. Il laboratorio si trasforma così in uno spazio aperto e visibile, dove i visitatori possono osservare direttamente il lavoro dei restauratori.

Il progetto è sviluppato sotto la guida del direttore Giulio Manieri Elia, la direzione lavori del restauro è affidata a Francesca Bartolomeoli e Roberta Battaglia, mentre il coordinamento tecnico dell’allestimento del laboratorio e delle fasi di movimentazione del dipinto è curato da Maria Antonietta De Vivo e Francesca Bartolomeoli. Il restauro è cofinanziato dalle Gallerie dell’Accademia e da Venetian Heritage grazie al contributo di Roger Thomas e Arthur Libera. Il costo totale del progetto è di 500.000 euro.

La costruzione del ponteggio per la movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
La costruzione del ponteggio per la movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
Fasi della movimentazione dell'opera. Foto di Serena Bidorini
Fasi della movimentazione dell’opera. Foto di Serena Bidorini
Fasi della movimentazione dell'opera. Foto di Serena Bidorini
Fasi della movimentazione dell’opera. Foto di Serena Bidorini
Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
L'esecuzione delle riflettografie all'infrarosso fotografiche. Foto di Matteo Panciera
L’esecuzione delle riflettografie all’infrarosso fotografiche. Foto di Matteo Panciera
Il restauratore RS al lavoro sul supporto ligneo della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera
Il restauratore RS al lavoro sul supporto ligneo della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera

“Con questo progetto”, ha dichiarato il direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia, “il museo compie un passo importante nella direzione della trasparenza e della condivisione del lavoro museale. Restaurare la Pala di San Giobbe davanti al pubblico significa non solo prendersi cura di uno dei capolavori assoluti della nostra collezione, ma anche mostrare come la conoscenza scientifica, la responsabilità della conservazione e il dialogo con i visitatori possano diventare parte integrante dell’esperienza del museo”.

“Sostenere il restauro della Pala di San Giobbe”, ha affermato il direttore di Venetian Heritage, Toto Bergamo Rossi, “significa contribuire alla salvaguardia di un’opera fondamentale per la storia dell’arte veneziana e per la comprensione dell’evoluzione pittorica di Giovanni Bellini. La collaborazione con le Gallerie dell’Accademia testimonia quanto il dialogo tra istituzioni pubbliche e mecenatismo internazionale possa generare progetti di grande valore scientifico e culturale”.




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