A Cremona, il restauro della grande tela raffigurante la Guarigione del cieco nato di Pietro Martire Neri (Cremona, 1591 – Roma, 1661) si è trasformato in un’occasione di studio e rilettura complessiva dell’opera del pittore cremonese, dando vita a una mostra dossier allestita nella Sala delle Colonne del Museo Ala Ponzone e aperta fino all’8 marzo 2026. L’intervento, sostenuto dall’Associazione Amici del Museo Ala Ponzone nel biennio 2024-2025 su invito di Mario Marubbi, conservatore del museo civico, ha riportato al centro dell’attenzione una figura ancora oggi sfuggente, soprattutto per la complessità della ricostruzione del suo catalogo.
La tela restaurata, di proprietà del museo, raffigura uno degli episodi evangelici più intensi e giunse in Pinacoteca nel 1949 su impulso dell’allora direttore Alfredo Puerari. Proveniva dalla chiesa di San Facio al Foppone di Cremona ed entrò nelle raccolte civiche in cambio di un altro dipinto di scuola del Malosso, ritenuto di minor valore e già rappresentato nelle collezioni. All’epoca Puerari non aveva però riconosciuto altre opere del Neri già presenti in museo. Tra queste figurano le due tavole con San Pietro e San Paolo che soltanto alcuni decenni più tardi furono attribuite con fine intuizione al pittore da Ardea Ebani.
Il restauro della Guarigione del cieco nato ha offerto l’opportunità di riconsiderare tecnica e stile dell’artista, estendendo l’indagine ad altri dipinti della Pinacoteca Ala Ponzone riferiti a vario titolo al Neri. Accanto al piccolo nucleo di opere di proprietà del museo, la mostra riunisce altre tele che, per diverse ragioni, risultano utili a comprendere un autore dalla mano talvolta molto mimetica nel citare l’opera altrui, elemento che contribuisce alle difficoltà nella ricostruzione della sua figura. La restituzione della sua fisionomia artistica non è dunque impresa semplice, come dimostra una bibliografia non così scarna che affonda le radici nel 1665 con Giuseppe Bresciani e prosegue agli inizi del Settecento con Desiderio Arisi, fino agli studi più recenti, non sempre concordi nelle proposte attributive.
Secondo le fonti, l’educazione di Pietro Martire Neri avvenne nella bottega di Domenico Fetti a Mantova. Bresciani ricorda nel 1665, dunque a pochi anni dalla scomparsa dell’artista, che Neri, trasferitosi con il padre a Mantova, fu posto sotto la disciplina dell’arte con “Domenico Feti romano”. Questa formazione spiega alcune scelte stilistiche e l’approccio interpretativo che caratterizzeranno la sua produzione. Nel catalogo che accompagna la mostra, Marubbi ipotizza che una delle molte repliche del Sogno di Giacobbe viste nella mostra mantovana del 1996 possa rappresentare gli inizi del cremonese ancora nella bottega del maestro. Si tratta della versione già al Cleveland Museum of Art, che Safarik presentava non come semplice copia antica, secondo il parere di Arslan, ma come libera interpretazione probabilmente dovuta a un pittore di educazione nordica, come suggerisce il paesaggio sullo sfondo, derivazione delle invenzioni di Adam Elsheimer. Safarik coglieva l’aspetto interpretativo della tela, cifra dell’approccio del Neri nei confronti delle opere del maestro, che non vengono mai copiate pedissequamente ma rielaborate in varianti personali.
Dopo la morte del Fetti, Neri fece ritorno a Cremona verosimilmente nel 1623. Il Ritratto di Melchiorre Salina di Villa Durini a Gorla Minore, presente in mostra, dovrebbe essere la prima opera eseguita dopo il rientro da Mantova. In questo dipinto non si colgono evidenti echi dell’alunnato fettiano, mentre il rigoroso aplomb della figura sembra recuperare modelli ancora legati alla tradizione malosseciana.
Le fluide pennellate, la materia disfatta e trasparente, le sprezzature formali e la libertà esecutiva della Presentazione al tempio di Palazzo Ducale a Mantova anticipano invece le caratteristiche stilistiche che si ritrovano nella Guarigione del cieco nato. Nella tela cremonese il pittore rivela una crescita di monumentalità e un’intensificazione del pathos che hanno fatto ipotizzare un ampliamento dei suoi orizzonti culturali. L’ipotesi di un primo viaggio di studio a Roma è stata considerata a lungo la spiegazione più logica, anche alla luce dei forti contrasti chiaroscurali e dell’atmosfera tenebrosa che sembravano presupporre una conoscenza diretta del caravaggismo romano.
Il restauro ha tuttavia in parte ridimensionato questa impressione. Il forte contrasto tra luci e ombre, riscontrabile anche nella Fuga in Egitto del Museo di Cremona, dipende in larga misura dall’alterazione dei pigmenti utilizzati, con effetti non previsti dall’artista. Inoltre, nell’ampio universo caravaggesco, Neri appare orientato in modo univoco verso Giovanni Serodine, l’unico caravaggesco visibile in Lombardia poco dopo il 1630. Senza escludere la possibilità di un viaggio romano, ad oggi non documentato, l’opera potrebbe essere spiegata anche ipotizzando che il pittore avesse potuto vedere le opere di Serodine giunte sul Lago Maggiore.
La revisione dei materiali della Pinacoteca ha portato anche alla riconsiderazione di uno Studio di testa, forse finora mai pienamente compreso. L’opera si è rivelata in stretta connessione stilistica con gli apostoli astanti alla Guarigione del cieco nato, in particolare con la figura all’estrema destra. Lo studio sembra rispecchiare il modus operandi del pittore, che sperimenta su una tavoletta di risulta un’impressione colta dal vero, forse da un modello in posa, per poi recuperare l’invenzione al momento opportuno nella composizione definitiva.
Accanto alla Guarigione del cieco nato sono esposte altre opere di Pietro Martire Neri, e di alcune di queste si è detto: il Ritratto di Melchiorre Salina di Villa Durini a Gorla Minore, lo Studio di testa del Museo Ala Ponzone, le due tavole di San Pietro e San Paolo del museo cremonese, la Visione di san Pietro proveniente dalla chiesa di Sant’Agata a Cremona, la Fuga in Egitto del Museo Ala Ponzone e il San Luigi Gonzaga rinuncia al marchesato dalla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro di Cremona. Completa il percorso il Sant’Antonio abate del Museo Ala Ponzone di Francesco Boccaccino, in passato attribuito a Pietro Martire Neri, testimonianza delle incertezze che ancora accompagnano la definizione del suo catalogo.
Il testo di riferimento dell’esposizione è tratto dal catalogo Materiali per Pietro Martire Neri, a cura di Mario Marubbi, edito dal Museo Ala Ponzone nel 2025. La mostra si configura dunque come un momento di verifica critica e di aggiornamento degli studi, partendo da un restauro che non si è limitato alla conservazione materiale dell’opera ma ha stimolato una riflessione più ampia sulla personalità artistica del pittore cremonese. Un percorso che, a partire da una tela simbolo, invita a ripensare la figura di un artista ancora in parte da decifrare, la cui abilità interpretativa e la cui capacità di confrontarsi con modelli diversi continuano a interrogare studiosi e pubblico.
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