Il Metropolitan Museum of Art di New York ha annunciato l’intenzione di acquisire un dipinto appena riscoperto di Rosso Fiorentino (Giovanni Battista di Jacopo; Firenze, 1494 – Fontainebleau, 1540), uno dei protagonisti del Manierismo. L’opera, una Madonna col Bambino e san Giovanni Evangelista, era ritenuta perduta da secoli ed è stata identificata solo di recente in una collezione privata a seguito di un intervento di restauro che ha rimosso uno strato di ridipintura, riportando alla luce la figura del santo in primo piano. L’emersione di questo elemento, probabilmente occultato per secoli, ha permesso di riconoscere il dipinto come quello descritto da Giorgio Vasari nelle sue celebri Vite, considerato il lavoro che segnò l’avvio della carriera del giovane artista fiorentino. La scoperta, fa sapere il Met, non solo restituisce un’opera ritenuta perduta, ma ridefinisce anche la comprensione delle origini del linguaggio pittorico di Rosso e, più in generale, delle trasformazioni artistiche del primo Cinquecento.
Secondo Max Hollein, direttore e amministratore delegato del museo, il dipinto rappresenta un momento fondamentale nella produzione dell’artista. “Questo dipinto”, dice, “è una rara e cruciale opera giovanile di uno dei più importanti pittori del XVI secolo, sorprendente per la sua ambizione sperimentale e l’intensità psicologica. Con la sua insolita disposizione delle figure e le pose audaci, Rosso trasforma un tipo devozionale familiare in un incontro carico di significato che coinvolge lo spettatore in una complessa interazione di visione, sentimento e fede. La riscoperta di quest’opera ridefinisce la nostra comprensione della produzione giovanile di Rosso e dell’emergere di composizioni più espressive e dinamiche nella pittura fiorentina del XVI secolo”.
Anche lo storico dell’arte Stephan Wolohojian, responsabile del Dipartimento di Pittura Europea del museo, ha sottolineato l’eccezionalità della scoperta. “I dipinti di Rosso”, spiega, “sono estremamente rari, ne esistono solo una ventina circa, e molte delle sue opere più celebri rimangono non documentate o incompiute. La discussione su questo dipinto nelle Vite, spesso descritto come il primo libro di storia dell’arte, conferisce all’opera l’ulteriore distinzione di essere stata parte del discorso storico-artistico fin dagli albori della disciplina. Eseguito su tela e conservato in condizioni straordinariamente buone, è il dipinto più antico dell’artista di cui si abbia notizia. Quest’opera costituirà il fulcro della collezione di dipinti religiosi del XVI secolo del Met, un gruppo eccezionale e complementare che chiarisce gli sviluppi chiave della pittura per la devozione privata durante il primo quarto del XVI secolo in Italia”.
Figura centrale del primo Manierismo, Rosso Fiorentino si distingue per un linguaggio innovativo che, insieme a quello di artisti come Pontormo e Parmigianino, rielabora l’equilibrio armonico del Rinascimento maturo in chiave più dinamica e espressiva. Le sue opere si caratterizzano per l’uso sofisticato del colore, per le tensioni formali e per una forte carica emotiva, elementi che influenzeranno profondamente la pittura europea. Dopo gli inizi a Firenze, dove fu attivo nel primo decennio della sua carriera, l’artista si trasferì a Roma nel 1523, per poi fuggire in seguito al Sacco di Roma. Raggiunse quindi la Francia, dove entrò al servizio del re Francesco I di Francia. Qui, insieme a Francesco Primaticcio, contribuì alla nascita della cosiddetta Prima Scuola di Fontainebleau, lavorando al castello reale e lasciando un segno duraturo nella cultura artistica europea. Rosso rimase in Francia fino alla morte, avvenuta nel 1540.
Le notizie sulla sua formazione sono frammentarie. Tra i pochi dati certi figurano la nascita l’8 marzo 1494 e l’iscrizione nel 1517 all’Arte degli Speziali, la corporazione dei pittori fiorentini. Alcuni studiosi ipotizzano un apprendistato presso Andrea del Sarto, ma le prove restano incerte. Vasari, al contrario, sottolinea l’indipendenza dell’artista, evidenziando come egli studiasse i cartoni di Michelangelo e sviluppasse una visione personale spesso in contrasto con quella dei maestri contemporanei.
Poco dopo l’ingresso nella corporazione, Rosso realizzò la pala d’altare di Santa Maria Nuova nel 1518, considerata una svolta per la sua carriera. L’opera abbandona le armonie compositive e cromatiche del Rinascimento maturo per introdurre tensione, asimmetria e intensità espressiva. Ancora precedente è l’affresco dell’Assunzione della Vergine nel Chiostrino dei Voti alla Santissima Annunziata, commissionato nel 1513, che già rivela un linguaggio indipendente e innovativo.
Secondo Vasari, Rosso ottenne proprio quella commissione presentando a fra’ Jacopo dei Serviti un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino e San Giovanni Evangelista a mezzo busto. “Lavorò sopra la porta di San Sebastiano de’ Servi, essendo ancor sbarbato, quando Lorenzo Pucci fu da papa Leone fatto cardinale, l’arme de’ Pucci con due figure che in quel tempo fece maravigliare gli artefici, non si aspettando di lui quello che riuscì”, si legge nelle Vite. “Onde gli crebbe l’animo talmente, che avendo egli a maestro Giacopo frate de’ Servi, che attendeva alle poesie, fatto un quadro d’una Nostra Donna con la testa di S. Giovanni Evangelista mezza figura, persuaso da lui fece nel cortile de’ detti Servi, allato alla storia della Visitazione che lavorò Giacopo da Pontormo, l’assunzione di Nostra Donna, nella quale fece un cielo d’Angeli tutti fanciulli ignudi, che ballano intorno alla Nostra Donna acerchiati, che scortano con bellissimo andare di contorni e con graziosissimo modo girati per quell’aria”.
La recente identificazione della figura del santo nel dipinto oggi conservato al Met confermerebbe, fa sapere il Met, il collegamento con quell’episodio, consentendo di collocare l’opera immediatamente prima dell’affresco del 1513 e di riconsiderare un momento cruciale nella storia artistica fiorentina.
Dal punto di vista stilistico, il dipinto mostra già le tensioni che caratterizzeranno la produzione matura dell’artista. La Vergine appare immobile e solenne, con una grazia che richiama modelli raffaelleschi, mentre il Bambino si distingue per una fisicità accentuata e una posa instabile, che evoca tanto le sperimentazioni di Donatello quanto i nudi eroici di Michelangelo. A intensificare questa dinamica contribuisce la presenza di san Giovanni Evangelista, collocato in una posizione intermedia tra la scena sacra e lo spettatore.
Il santo è rappresentato in uno stato di visione profetica che riflette e amplifica il coinvolgimento emotivo dell’osservatore, creando un ponte tra l’immagine e chi la contempla. Questa soluzione compositiva, insieme all’uso delle tensioni formali, anticipa gli sviluppi del Manierismo e testimonia la precoce originalità dell’artista.
La Madonna e Bambino con san Giovanni Evangelista è attualmente esposta nella galleria 609 della sede principale del museo sulla Fifth Avenue, e offre al pubblico l’opportunità di osservare da vicino un’opera che, dopo secoli di oblio, torna a occupare un posto centrale nella storia dell’arte del Rinascimento.
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