Benni Bosetto vince la prima edizione del Premio PART per artisti under 40


È Benni Bosetto la vincitrice della prima edizione del Premio PART per giovani artisti con meno di quarant’anni d’età, organizzato dal Comune di Rimini e Fondazione San Patrignano. 

Il Comune di Rimini e la Fondazione San Patrignano annunciano i vincitori della prima edizione del Premio Artisti Italiani PART, riconoscimento biennale per giovani talenti dell’arte contemporanea di età inferiore ai quarant’anni italiani o residenti in Italia: prima classificata è Benni Bosetto (Merate, 1987) con l’opera Doctor Said I might Go Blind. It Helped Me see more clearly. 15 Feb.2022, 17:58; il secondo classificato è Giangiacomo Rossetti (Milano, 1989), con Untitled (light sequence); il terzo premio viene assegnato ex aequo a Binta Diaw (Milano, 1995) con Paysage Corporel VII e a Beatrice Marchi (Gallarate, 1986) con Amiche Forever.

I vincitori sono stati selezionati tra i 12 finalisti della prima edizione dal comitato dei sostenitori del Premio e dal Sindaco di Rimini con le seguenti motivazioni: “Considerata la qualità di tutte le opere presentate dagli artisti finalisti, selezionati tra i più innovativi della scena italiana; valutato che il Premio vuole sostenere i talenti dell’arte dei nostri tempi, italiani o residenti in Italia, e che esso ha come obiettivo quello di estendere l’offerta di contenuti artistici della Collezione Fondazione San Patrignano incrementandola; considerato altresì che la Collezione stessa nasce come riserva economica, abbiamo deciso di assegnare i premi tenendo conto anche del fatto che alcuni artisti si sono già distinti con mostre in prestigiose istituzioni pubbliche o gallerie private non solo italiane, ma anche di respiro internazionale. A Benni Bosetto va il primo premio per aver proposto un’opera che coniuga ricerca e tradizione attraverso una tecnica elegante e un linguaggio di grande potenza espressiva, capace di condurre lo spettatore a riflettere sulla complessità dell’essere umano. A Giangiacomo Rossetti va il secondo premio per aver dimostrato di saper rileggere il passato in forme attuali, senza rinunciare a suggestioni spirituali e portando lo spettatore a porsi domande su temi quali la solitudine e il rapporto con sé stessi e con gli altri. Binta Diaw è terza classificata ex aequo per la sua capacità di saper raccontare fenomeni sociali di grande rilevanza. La giovane artista, attraverso una fotografia del proprio corpo su cui sono disegnati a gessetto file di piccoli e delicati pomodori, si rende testimone delle sofferenze e del dolore provocato dai sistemi di sfruttamento umano nelle coltivazioni del sud-Italia gestite dal caporalato. Beatrice Marchi è terza classificata ex aequo in quanto con l’opera presentata, uno dei suoi primi video, indaga con una tecnica di immediata fruizione temi complessi come la definizione dell’identità, le relazioni umane e la ricerca di approvazione”.

I vincitori si aggiudicano una somma in denaro pari a Euro 10.000 per il primo classificato, Euro 6.000 per il secondo e Euro 4.000 per il terzo classificato. Le opere degli artisti vincitori entreranno a far parte della Collezione San Patrignano, secondo il modello di endowment su cui si fonda la Collezione stessa, e saranno esposte al PART. Benni Bosetto, Costanza Candeloro, Caterina De Nicola, Binta Diaw, Lorenza Longhi, Beatrice Marchi, Diego Marcon, Daniele Milvio, Margherita Raso, Andrea Romano, Giangiacomo Rossetti e Davide Stucchi sono i dodici finalisti della prima edizione, scelti dal comitato selezionatore composto da Edoardo Bonaspetti, Lucrezia Calabrò Visconti e Francesco Garutti; sono stati i finalisti del premio e sono protagonisti di una mostra all’interno del PART Palazzi dell’Arte Rimini prorogata sino a domenica 9 ottobre.

Il Premio Artisti Italiani PART nasce da un’idea di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Giuseppe Iannaccone. Può contare su un comitato di sostenitori, composto da Francesca Bazoli, Diana Bracco, Carlo Cimbri, Paolo Clerici, Laura Colnaghi, Alberta Ferretti, Giuseppe Iannaccone, Daniela Memmo, Gilda Moratti, Letizia Moratti, Clarice Pecori Giraldi, Polissena Perrone, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Francesca Scaroni, Roberto Spada, Carlo Traglio, Francesca Tronchetti Provera e Flavio Valeri.

Il Premio Artisti Italiani PART ambisce a supportare l’arte contemporanea italiana emergente e ad alimentare la Collezione e i suggestivi spazi del PART con opere di grande qualità selezionate attraverso un dispositivo dinamico che agisca a sostegno della migliore pratica artistica italiana under 40 e con il coinvolgimento dei curatori più talentuosi, disegnando un inedito percorso virtuoso tra arte, territorio e solidarietà.

L’opera vincitrice, Doctor Said I might Go Blind. It Helped Me see more clearly. 15 Feb.2022, 17:58 di Benni Bosetto, è un complesso disegno a matita su seta ovattata porta lo spettatore in uno spazio intimo e al contempo metafisico. È un’opera che nasce con l’intento di riflettere sulla natura della distrazione, intesa come quello stato mentale che permette connessioni inaspettate tra i momenti altalenanti di concentrazione e deriva. L’opera serve come contenitore di esperienze “divinamente inutili”, fugge la gravità e tende ad elevarsi verso una dimensione ultraterrena, un linguaggio nascosto, un po’ giocoso, attraverso cui sentirsi costantemente fuori strada. Ispirandosi all’iconografia surreale delle grottesche, il disegno rappresenta una specie di macchina ibrida che contiene e funziona tramite liquidi corporei, organi genitali, ortaggi, molteplicità di esseri umani, unicellulari, animali, dolciumi, gattini, parassiti viscerali e gioielli di pietre preziose le cui interconnessioni sono visibili grazie a collegamenti tubolari che ricordano vene, reti molecolari o biomeccaniche che passano attraverso i loro orifizi formando un unico ecosistema vivente che rimanda alle macchine celibi descritte da Michel Carrouges ma adattate ad una visione più compostista. Ciò che i personaggi rappresentati stanno operando, quando non sono assorti in una qualche riflessione o forse nel vuoto sono una serie di gesti rituali e di esercizi per la cura del sé che rivelano la centralità del corpo come origine della percezione. Il titolo è un frammento diaristico quotidiano, estratto da un articolo che ha distratto la mente dell’artista, e suggerisce che il senso si trova tra gli interstizi del reale.

“La pratica artistica di Benni Bosetto”, fanno sapere gli organizzatori del premio, “indaga la condizione umana sondando il ruolo dei rituali nella società odierna. Abbandonando le nozioni tradizionali del tempo e dello spazio e utilizzando un linguaggio visivo pre logico, Bosetto fa appello a un’inconscia memoria collettiva, rileggendo il concetto di vaporizzazione del corpo e di perdita d’identità, il suo trascendere la dimensione spazio temporale, facendosi immagine di un perenne divenire e movimento. Nelle sue opere la corporeità si dissolve divenendo parte di altre specie, altri generi e altri tempi che si tengono e riallacciano in un racconto eterno. La realtà si rompe in un assemblaggio composto di molteplicità, a ribadire che l’essere umano è innanzitutto compost, essere con gli altri”.

Benni Bosetto vive e lavora a Milano. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha studiato al Sandberg Instituut ad Amsterdam. Tra le mostre personali: MAMbo, Bologna e Campoli Presti, Parigi (2022); ADA, Roma (2021); Almanac, Torino (2020); Kunstraum, Londra (2019); Tile Project Space, Milano (2017). Tra le mostre collettive: MAXXI L’Aquila (2022); Campoli Presti, Parigi (2021); Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2021); Quadriennale di Roma (2020); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2020); Villa Medici, Roma (2019); OGR, Torino (2019); MAMbo, Bologna (2019); Fondazione Baruchello, Roma (2019); DAMA, Torino (2016); De Appel Art Center, Amsterdam (2016). Benni Bosetto ha ricevuto il Pollock-Krasner Foundation Grant nel 2020.

Nell’immagine: Benni Bosetto, Doctor Said I might Go Blind. It Helped Me see more clearly. 15 Feb.2022, 17:58 (2022; matita su seta, stoffa, ovatta, legno e ferro, 80 x 55 x 4 cm). Su concessione dell’artista e Campoli Presti, Parigi. Foto di Henrik Blomqvist

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