In arrivo Docent, la Spotify dell'arte: una app che ti aiuta a scoprire artisti nuovi


Sta per essere lanciata (ma è già disponibile per il download) Docent, una app sviluppata in Francia, già ribattezzata la Spotify dell’arte: analizza i tuoi gusti e ti aiuta a scoprire artisti contemporanei nuovi che potrebbero piacerti.

Si chiama Docent, è già stata ribattezzata la “Spotify dell’arte”, e sarà lanciata al pubblico durante la settimana di Art Basel, dal 15 al 18 giugno prossimi. Si tratta di una app che consente ai collezionisti e agli appassionati d’arte di trovare artisti poco noti che siano però in grado di soddisfare il loro gusto. Un’applicazione, insomma, per far scoprire nuova arte contemporanea. Il motto: Discover Art Beyond Your Echo Chamber.

Docent nasce in Francia dalla passione per l’arte e dal desiderio di renderla accessibile a tutti dei due fondatori, Helene Nguyen-Ban, appassionata collezionista ed ex gallerista, e Mathieu Rosenbaum, scienziato e titolare di una cattedra in matematica applicata all’École Polytechnique di Parigi. Nguyen-Ban e Rosenbaum hanno avvertito la necessità di un nuovo modo di scoprire e collezionare arte contemporanea e hanno dunque messo insieme un team di ingegneri, esperti di machine learning, data scientist e conoscitori nel mercato dell’arte (un team di oltre 20 professionisti sparsi tra Parigi, Londra, New York e Hong Kong) e, nel mezzo della pandemia di Covid, hanno creato Docent, con l’idea di aiutare i collezionisti ad affrontare le sfide del mercato: trovare nuovi artisti, sapere cosa comprare e dove acquistare.

“Quando ero una totale neofita ed ero ossessionata dall’arte”, ha dichiarato Nguyen-Ban in una intervista, “pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere uno strumento capace di analizzare tutto ciò che esiste e proporre dei suggerimenti molto specifici in un ambiente sicuro e creativo. Ecco come è nata l’idea. Pensavo però che qualcosa del genere non fosse possibile perché il mondo dell’arte non era sufficientemente digitalizzato. Ho cambiato idea dopo il primo lockdown: pensavo che quello fosse il momento perfetto per presentare il prodotto”.

La tecnologia di Docent utilizza i dati e l’esperienza umana per creare suggerimenti personalizzati unici per ciascun utente. Recuperando le informazioni più affidabili e accurate sugli artisti, il team di Docent ha addestrato i propri algoritmi sotto la supervisione di un team di esperti d’arte, sia internamente che in collaborazione con gallerie e istituzioni, per garantire che le raccomandazioni di Docent siano pertinenti e accattivanti. “Riconosciamo che una singola opera d’arte”, affermano i due fondatori, “è un nodo in una complessa rete di significanti e attributi. Gli algoritmi di Docent formano associazioni tra opere d’arte basate su molteplici prospettive e tentano di mappare le complessità sociali, culturali ed estetiche che esistono dentro e intorno a un’opera d’arte”.

“L’idea che abbiamo avuto sin dall’inizio”, aggiunge Rosembaum, “è quella per cui il collezionista ci mostra ciò che gli piace e su questa base noi gli proponiamo alcuni suggerimenti. All’inizio era tutto molto naïf perché cercavamo di ottenere questo scopo con algoritmi molto standardizzati che usavo nell’industria, e i suggerimenti che ne emergevano erano molto ingenui e poco interessanti. Per esempio, se un utente indicava che gli piaceva qualcosa di blu, noi mostravamo qualcosa sul blu. Sostanzialmente suggerivamo le copie di ciò che il collezionista già aveva. Abbiamo dunque messo a punto quello che noi chiamiamo ‘approccio supervisionato’: il team di Docent ha lavorato su migliaia di opere d’arte, ha annotato manualmente le variabili associate a queste opere (circa 40 o 50 variabili, alcune molto basiche come il colore principale, la luce e così via, altre invece più complicate, come la risposta emozionale che l’artista voleva dare), e sulla base di questo database abbiamo scritto un algoritmo che è in grado di annotare automaticamente le opere d’arte. In questo modo abbiamo trasformato delle variabili oggettive... nel gusto del collezionista. Non è comunque abbastanza, perché se si discute con un collezionista c’è molto più dell’aspetto visivo di un’opera d’arte: ti può piacere un’opera perché ti piace l’artista, il suo ambiente, le ragioni per cui ha realizzato un’opera. Sono quelle che noi chiamiamo ‘variabili contestuali’, quelle che sono in grado di stabilire una connessione tra l’artista che già ti piace e quello che ti potrebbe piacere”.

Con la Computer Vision Technology, la squadra di Docent ha sviluppato una vasta gamma di potenziali criteri per valutare i modelli estetici e le caratteristiche visive di un’opera d’arte, specificamente progettati per le sfumature dell’arte contemporanea. In combinazione con il Natural Language Processing (NLP), l’algoritmo di Docent legge milioni di informazioni basate su testo per decrittografare e catturare i temi e gli argomenti con cui un artista potrebbe impegnarsi nella sua pratica. Docent cerca così di migliorare la conoscenza individuale dell’arte contemporanea offrendo l’opportunità di attingere a un’intelligenza umana collettiva, resa più visibile attraverso il progresso tecnologico. “Il nostro algoritmo unico”, sottolineano i fondatori, “si evolve mentre evolvi, consentendoti di scoprire, imparare e apprezzare l’arte da più prospettive”.

Inoltre, secondo i due fondatori, un altro vantaggio di Docent consiste nella sua capacità di sostenere gallerie, istituzioni e musei. “In Docent, comprendiamo l’importanza di nutrire e sostenere il panorama artistico in evoluzione, piuttosto che cercare di cambiarlo”, affermano Nguyen-Ban e Rosenbaum. “Il nostro obiettivo rimane chiaro: aiutare a colmare il divario tra il vasto mondo online e il potere di trasformazione dell’esperienza artistica offline”.

E infine, Docent vuole anche essere una app... democratica nei confronti degli artisti, concedendo pari opportunità a tutti: “Siamo consapevoli del potere che gli algoritmi e i social media possono avere nel plasmare e definire la nostra base di conoscenza oggi e, a volte, nell’amplificare i pregiudizi esistenti. In Docent, abbiamo un chiaro ethos per tentare di eliminare i pregiudizi e abbracciare la diversità. Mentre le società continuano ad affrontare sistematicamente e istituzionalmente i pregiudizi culturali e umani esistenti che pervadono le culture, Docent riconosce la possibilità, da parte dell’apprendimento automatico, di affrontare questi problemi presentando più di ciò che è semplicemente popolare o pubblicizzato: il nostro algoritmo assegna a ciascun artista un’identica probabilità di essere consigliato, in base alle preferenze di un utente”.

Anche se la app deve ancora essere ufficialmente lanciata, è già disponibile per il download, sia per Android sia per iPhone.

Nell’immagine, alcuni screenshot di Docent.

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