Mantova, donato a Palazzo Ducale prezioso taccuino ottocentesco: chi sarà l'autore?


A Mantova, un prezioso taccuino ottocentesco con bei disegni è stato donato a Palazzo Ducale. E adesso il museo invita qualche giovane studioso a studiare l’opera per capire chi possa essere il suo autore.

Le collezioni di Palazzo Ducale a Mantova si arricchiscono di un prezioso e raffinato taccuino di disegni donato da una benefattrice anonima al museo. Si tratta di un quaderno realizzato da un artista viaggiatore, composto da 82 fogli, di cui 58 riempiti con disegni a matita di grafite su entrambi i lati, realizzati da una mano sicura e di qualità che, sul taccuino, ha disegnato opere, monumenti e personaggi in diverse città del nord Italia, da Mantova a Venezia, da Verona a Ferrara, da Cento a Bologna. Si tratta di opere che vanno dal Medioevo al Settecento. Per quanto riguarda la datazione del taccuino, è collocabile in un arco situato tra gli estremi cronologici del 1815 e del 1842, ma l’individuazione dell’autore dell’opera potrebbe portare a restringere tale datazione.

I due termini cronologici sono stati individuati sulla base dei contenuti del taccuino. Per Verona, si citano “tre quadri di Mantegna reduci da Parigi” presenti nella basilica di San Zeno, il che lascia supporre che l’artista non si sia messo in viaggio prima del 1815 (data del rientro delle opere requisite durante le spoliazioni napoleoniche), e la copia dell’Assunzione del Guercino già in collezione Tanari a Bologna fissa il terminus ad quem al 1842, data in cui l’opera fu venduta (oggi si trova all’Ermitage di San Pietroburgo). Si tratta probabilmente di un taccuino realizzato durante un viaggio formativo che l’artista, sulla scia della moda del Grand Tour che cementò la reputazione dell’Italia come luogo dell’arte e della bellezza, compì nell’Italia settentrionale.

“Desidero non solo esprimere gratitudine alla donatrice di questo bel taccuino”, dichiara il direttore di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso, “ma anche richiamare interesse su questa serie di disegni, che includono monumenti medioevali veronesi, dipinti del Rinascimento veneziano, opere del Guercino, ma anche la chiesa albertiana di Sant’Andrea e alcuni affreschi di Palazzo Te, che l’ignoto artista ebbe modo di apprezzare. Si tratta, io credo, di un pittore dell’Italia del nord, probabilmente un veneto, che già partecipa dello spirito romantico e che si dimostra anche abile ritrattista. Alcune annotazioni a matita potrebbero suggerire che l’autore dei disegni sia Placido Fabris (Pieve d’Alpago, 26 agosto 1802 – Venezia, 7 dicembre 1859), un pittore a lungo attivo a Venezia ma anche a Milano; questa ipotesi porterebbe a datare il taccuino entro il 1838”.

Adesso Palazzo Ducale attende che qualche giovane studioso, magari con l’occasione di una tesi di laurea o di dottorato, si voglia cimentare nello studio del taccuino, identificando tutte le opere ritratte e individuando il suo autore.

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