Dopo 100 anni finalmente il più vasto capolavoro di Alfons Mucha trova una casa a Praga


Dopo quasi 100 anni si realizzerà un desiderio di Alfons Mucha: quello di veder costruito uno spazio apposito per la sua Slovanská epopej, l’enorme ciclo di 20 tele sui miti e la storia degli slavi, il suo più vasto capolavoro.

Il più vasto capolavoro di Alfons Mucha (Ivančice, 1860 – Praga, 1939), la Slovanská epopej (“Epopea slava”), un enorme ciclo di venti tele di grandi dimensioni, troverà finalmente una casa: l’opera, un grande racconto dei miti e della storia dei cechi e di altri popoli slavi, realizzata tra il 1910 e il 1928, fu donata da Mucha alla città di Praga proprio nel 1928, a condizione che la capitale realizzasse un apposito padiglione per ospitarla. Tuttavia la Slovanská epopej conobbe solo esposizioni parziali, e in più, durante la seconda guerra mondiale, fu anche nascosta per evitare che venisse sequestrata dai nazisti. L’opera non ebbe fortuna neanche dopo il colpo di stato del 1948, dato che Mucha era un artista inviso al regime comunista, quindi non si realizzò il sogno di un padiglione apposito: le opere furono però trasferite nel castello di Moravský Krumlov, città della Moravia meridionale, dove rimasero fino al 2012.

Negli anni 2000 la città di Praga ha ingaggiato una battaglia con la Mucha Foundation (proprietaria dell’opera) per riportare la Slovanská epopej in città. Tra le polemiche (anche la città di Moravský Krumlov non voleva veder partire il ciclo), le tele nel 2012 hanno lasciato il castello per raggiungere Veletržní Palác a Praga, dove sono state esposte fino al 2016. Da allora, a parte qualche sporadica e parziale esposizione, le grandi tele di Mucha non sono state più esposte al pubblico. Le venti tele sono di dimensioni variabili (le più grandi di 8,10 x 6,10 metri, le più piccole di 4,05 x 4,80 m) e raffigurano, come anticipato, altrettanti episodi della mitologia e della storia slava: Gli slavi nella loro patria, La celebrazione di Svantovit, L’introduzione della liturgia slava, Lo zar Simeone di Bulgaria, Il re boemo Přemysl Otakar II, L’incoronazione dello zar dei serbi Stefano Dušan come imperatore romano d’Oriente, Jan Milíč di Kroměříž, Jan Hus che predica alla cappella di Betlemme, L’incontro di Křížky, Dopo la battaglia di Grunwald, Dopo la battaglia di Vítkov, Petr Chelčický a Vodňany, Il re Jiří di Poděbrady, La difesa di Sziget contro i turchi a opera di Nicholas Zrinsky, La stampa della Bibbia di Kralice a Ivančice, Gli ultimi giorni di Jan Amos Komenský a Naarden, Il monte Athos, Il giuramento di Omlandina, L’abolizione della servitù in Russia, L’apoteosi degli slavi.

Dopo quasi cento anni, dunque, il ciclo potrebbe trovare una casa. A mettere a disposizione spazio e risorse è il gruppo Crestyl, azienda anglo-ceca attiva nel settore immobiliare, che ha annunciato che la Slovanská epopej troverà accoglienza nel complesso Savarin, un monumentale sito di 15.000 metri quadrati nel centro storico di Praga (si trova vicino a piazza Venceslao), riqualificato dall’azienda (vi si trovano palazzi, giardini, portici: aprirà nel 2026) e indicato dall’istituto di urbanistica della città come luogo più indicato a cui destinare le tele di Mucha. Per ospitare il ciclo sarà costruito uno spazio apposito dall’architetto inglese Thomas Heatherwick, e in più la Mucha Foundation si è detta disponibile a completare l’esposizione con una serie di oggetti che provengono dalla collezione della famiglia dell’artista (ci saranno documenti, fotografie, ma anche bozzetti, disegni e qualche dipinto). Fino a che il padiglione non sarà pronto, la Slovanská epopej rimarrà conservata nel castello di Moravský Krumlov: i suoi ambienti sono stati rinnovati di recente per garantire alle tele le più adeguate condizioni di conservazione.

Lo spazio espositivo, ha annunciato l’azienda, sarà di dieci metri d’altezza e renderà possibile la presentazione di tutta la Slovanská epopej secondo quell’unitarietà di visione che Mucha desiderava: inoltre, ci sarà anche un bookshop che venderà libri e gadget su Mucha e anche uno spazio riservato alle visite guidate di gruppo. L’area sarà progettata dunque seguendo le volontà di Mucha, con l’obiettivo di creare un importante spazio culturale nel centro di Praga. Per completare il progetto si prevedono cinque anni di lavoro. I costi per la costruzione dello spazio saranno coperti dal gruppo Crestyl.

“Apprezziamo davvero molto l’idea di partecipare alla sistemazione della Slovanská epopej all’interno del nostro Savarin Project”, dichiara Simon Johnson, direttore esecutivo del gruppo Crestyl. “Siamo lieti che il Savarin Project sia supportato da tutti i partiti del consiglio comunale di Praga, e li ringraziamo. Abbiamo trattato per diversi mesi con la famiglia Mucha per trovare anche una selezione della produzione dell’artista da inserire in questi spazi, pertanto vediamo notevoli sinergie connesse all’esposizione del ciclo. Dunque, la nostra offerta alla città è proposta in collaborazione con la Mucha Foundation. Stiamo offrendo una soluzione che finalmente metterà la parola fine alla vicenda dell’esposizione della Slovanská epopej e che farà avverare il desiderio del pittore. Siamo pronti a farci carico di tutti i costi relativi alla costruzione degli spazi espositivi, inclusi anche gli allestimenti che l’esposizione di questo lavoro richiede. Praga non avrà dunque alcuna spesa iniziale per la creazione dello spazio, e avrà anche un introito annuale sul ricavato”.

“Le venti tele della Slovanská epopej sono indubbiamente il capolavoro di mio nonno”, afferma John Mucha, nipote di Alfons e presidente del consiglio d’amministrazione della Mucha Foundation, “ma l’unicità della loro esposizione nel complesso Savarin consiste nella connessione con la nostra collezione privata. La collezione è la più grande e completa al mondo: ci sono studi, pastelli, disegni, dipinti a olio, fotografie e documenti scritti che hanno accompagnato la creazione del ciclo. Tutto questo può raccontare la storia della creazione dell’opera ed è una testimonianza di un periodo storico. Lo spazio sarà dunque un museo unico, di rilevanza internazionale, paragonabile, da un punto di vista concettuale, forse solo al Van Gogh Museum di Amsterdam. Inoltre, la Slovanská epopej sarà presentata tutta assieme. In tutti questi anni, abbiamo sentito molte idee su dove installare l’opera: Praga le sta cercando una casa da quasi cento anni e siamo convinti che Savarin Palace possa esaudire il desiderio di mio nonno, la condizione per il suo dono alla città. Sono convinto che mio nonno sarebbe orgoglioso di come è stata progettata l’esposizione del suo capolavoro. E come ho già detto diverse volte, dato che è stato chiarito il problema della casa della Slovanská epopej a Praga, ritirerò la causa intrapresa contro la città, perché la volontà di mio nonno sarà esaudita”.

Nella foto: l’esposizione della Slovanská epopej nel 2012 a Veletržní Palác, Praga.

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