Arte Fiera 2020 focus 1/3: Eduardo Secci, la pittura di Chris Hood e Pierre Knop


Cominciano dalla galleria Eduardo Secci i nostri tre focus sugli espositori dell’edizione 2020 di Arte Fiera, la quarantaquattresima della più longeva fiera italiana d’arte moderna e contemporanea. Iniziamo da Secci, in quanto il suo stand ci è parso tra i più interessanti della nuovissima sezione Pittura XXI, che compie quest’anno il suo esordio in fiera per proporre il meglio della pittura contemporanea: un’iniziativa che non ha eguali neppure nelle fiere straniere, pertanto era doveroso dedicarle molta attenzione (come abbiamo già fatto per la nostra “top ten”). Nella classifica di Finestre sull’Arte, Eduardo Secci si è guadagnato la nostra menzione speciale per la buona qualità della sua proposta.

A presentarci in fiera i due artisti è il giovane Ruben Tanzi, dello staff di Eduardo Secci: le opere appese alle pareti dello stand sono quelle dell’americano Chris Hood (Atlanta, 1984) e Pierre Knop (Nancy, 1982). “Abbiamo portato a Bologna due artisti giovani, uno di trentasei e l’altro di trentotto anni”, ci ha spiegato Tanzi, “perché volevamo proporre al pubblico di Arte Fiera qualcosa di innovativo presentando le opere di due artisti sulla scena da poco, e che in Italia non sono molto conosciuti”.

E in effetti le loro opere sono arrivate in Italia di recente. Hood ha girato per tutti gli Stati Uniti: dalla sua Atlanta si è spostato prima a New York e poi in California, dove ha continuato a dipingere, e al contempo anche a fotografare e a insegnare. La fotografia è un mezzo importante per Hood: i suoi dipinti partono spesso da immagini fotografiche, che nella sua mente vanno poi a sommarsi a ricordi della storia dell’arte, a frammenti in arrivo dai mass media, e in definitiva da un insieme di stimoli che il pittore rielabora con il suo stile forte e vigoroso per comunicare all’osservatore una sorta d’incertezza, quella dei tempi in cui viviamo. Guardando i suoi dipinti intuiamo che ci sono delle immagini, con elementi ben distinguibili ed altri che invece non si riescono a decifrare, e di conseguenza non capiamo bene cosa ci sia rappresentato: questa indeterminatezza è uno degli elementi chiave del suo stile.

Chris Hood fonde assieme tecniche tradizionali, spunti dai linguaggi digitali, immagini della controcultura americana, uno spiccato interesse per la psicofisica. In passato ha esposto a Londra, a Los Angeles, a Milano, a Parigi, a San Franciesco, a Torino.

Chris Hood, Cosmic sausage (2020; alchidico su tela, 200 x 150 cm)
Chris Hood, Cosmic sausage (2020; alchidico su tela, 200 x 150 cm)


Chris Hood, Liquid night (2000; alchidico su tela, 165 x 140 cm)
Chris Hood, Liquid night (2000; alchidico su tela, 165 x 140 cm)

Knop ha cominciato a dipingere avendo capito che la scuola non faceva per lui: si è quindi iscritto alla Kunstakademie di Düsseldorf e ha sviluppato il suo stile che fonde suggestioni provenienti dal suo paese (si pensi alle opere degli espressionisti) con sollecitazioni che al contrario arrivano da oltre oceano. La sua arte, peraltro, ha conosciuto negli ultimi tempi dei cambiamenti molto netti: partito da un astrattismo che affondava le sue radici nell’espressionismo astratto, si è poi dedicato a un’arte fortemente figurativa, che parla di multiculturalismo, di globalizzazione, di tensioni individuali. Con personaggi fortemente allungati, colori acidi, scene che paiono derivare quasi da visioni lisergiche: un approccio simile a quello del più esperto genovese Roberto Chiabrera (Genova, 1970), anch’egli artista visionario e dalle simili matrici culturali (benché dal percorso artistico più maturo e dai trascorsi più tormentati), al quale Knop può essere accostato.

Artista molto meticoloso, capace di chiudersi nello studio per intere giornate consecutive, solitamente inizia a lavorare alle sei e mezza della mattina, passando diverso tempo in meditazione, e lavorando anche su più dipinti contemporaneamente. Knop ha all’attivo mostre personali e collettive a Düsseldorf, a New York, a Colonia, a Napoli, a Los Angeles.

Pierre Knop, Forest (2019; olio, matita e inchiostro su tela, 190 x 160 cm)
Pierre Knop, Forest (2019; olio, matita e inchiostro su tela, 190 x 160 cm)


Pierre Knop, Beat Figure 5 (2019; inchiostro, matita, acrilico e olio su tela, 80 x 110 cm)
Pierre Knop, Beat Figure 5 (2019; inchiostro, matita, acrilico e olio su tela, 80 x 110 cm)


Pierre Knop, Beat Figure 1 (2019; inchiostro, matita, acrilico e olio su tela, 140 x 120 cm)
Pierre Knop, Beat Figure 1 (2019; inchiostro, matita, acrilico e olio su tela, 140 x 120 cm)

“Tra Hood e Knop”, spiega Tanzi, “c’è un forte dialogo. Da parte di Hood il messaggio è molto più subliminale e arriva con tecniche che ricordano quelle della pubblicità, mentre in Knop c’è una critica più forte alla società, che secondo l’artista allontana l’essere umano dal suo stato naturale”. A Bologna, ci sono i lavori più recenti dei due artisti. Da una parte, le tele vigorose di Hood, con il loro caos colorato, la loro incertezza, il loro segno molto marcato, la loro tendenza a interferire con la nostra percezione, ma con una stesura che rimane comunque leggera, malgrado le apparenze. Dall’altra le opere della serie Beat figure, una ricerca sui confini della pittura figurativa, con personaggi che si muovono tra loro fino a dissolversi seguendo un ritmo serrato che dà il titolo alla serie, in un continuo processo di costruzione e decostruzione.

“Le aspettative per la fiera sono positive”, conclude Tanzi al termine della nostra chiacchierata. “Siamo consapevoli di aver portato in mostra due splendidi artisti”. E in effetti, l’apprezzamento pressoché unanime che la galleria fiorentina ha riscosso ad Arte Fiera ha dato loro ragione.

Nell’immagine sotto: Pierre Knop, The invention of fire (2019; olio su tela, 145 x 170 cm).

Arte Fiera 2020 focus 1/3: Eduardo Secci, la pittura di Chris Hood e Pierre Knop
Arte Fiera 2020 focus 1/3: Eduardo Secci, la pittura di Chris Hood e Pierre Knop


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