Bologna, allarme per la Garisenda, oscillazioni anomale: scatta il piano del Comune


A Bologna è allarme per la Garisenda: la torre simbolo della città assieme alla Torre degli Asinelli ha infatti registrato oscillazioni anomale. Chiuso il traffico attorno alla torre, scatta il piano del Comune per un intervento urgente al fine di scongiurare qualunque rischio.

A Bologna è allarme per la Torre Garisenda, che assieme alla Torre degli Asinelli è simbolo della città. I monitoraggi a cui il monumento è sottoposto hanno infatti rilevato alcune oscillazioni anomale, che sono immediatamente state segnalate alla Soprintendenza di Bologna lo scorso 13 ottobre. L’ordinanza l’ha firmata il sindaco Matteo Lepore su prescrizione della Soprintendenza che aveva dislocato dei sensori per misurare i mutamenti di posizione rilevando un dondolio che ha insospettito i funzionari, i quali hanno subito richiesto altri approfondimenti chiudendo la zona.

Costruita tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo dalla famiglia Garisendi, la Torre della Garisenda, tra via San Vitale e Strada Maggiore, è uno dei simboli di Bologna insieme alla vicina Torre degli Asinelli. E nonostante la torre di Pisa sia ben più famosa (e più visitata) proprio per la pendenza, in realtà la torre bolognese è più pendente di quella pisana (ma è meno nota e quindi meno visitata): la pendenza infatti è di 4 gradi, contro i 3,9 di quella di Pisa, ed è dovuta a un cedimento del terreno durante la sua costruzione. In origine la Torre era alta circa 60 metri, ma proprio per un analogo rischio di crollo fu “mozzata” (e infatti è chiamata anche così) fino ad abbassarla a 48 metri di altezza (la Torre degli Asinelli arriva a 100 metri) nella seconda metà del XIV secolo. Attualmente è di proprietà del Comune di Bologna cui fu donata dal barone Raimondo Franchetti.

A differenza di quella di Pisa la torre ‘mozza’ è in mattoni e il problema del basamento è stato a più riprese oggetto delle cure dei bolognesi: nel 1871 si realizzò questo basamento in selenite e il cuore del problema sarebbe proprio il centro del basamento (il “sacco”) composta da malta, spezzoni di blocchi in cotto e ciottoli di fiume. La selenite è sì un materiale un materiale resistente e impermeabile ma nel tempo la malta al centro si è sciolta creando un vuoto definito appunto “sacco”. Il Comune è intervenuto anche recentemente con l’allestimento di catene d’acciaio agganciate al terreno che cingono la torre (2019) e l’anno scorso fu fatta una operazione per riempire il sacco con materiale che lo riempisse.

Ora, per precauzione, l’area attorno alla Garisenda è stata chiusa al traffico a seguito di un confronto con la soprintendenza, il prefetto e il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. La recinzione, che durerà almeno fino al 27 ottobre, è a scopo cautelativo e serve per permettere agli esperti di fare nuove analisi della situazione e dello stato di conservazione, certo, ma in città la sola idea che possa venire meno agita gli animi e le polemiche di ogni tipo (non sono mancate critiche alla circolazione di qualsiasi veicolo compresi gli autobus individuando nelle vibrazioni del traffico la causa del mutato assetto della torre). C’è da dire, come anticipato, che già dalla costruzione si registrarono cedimenti strutturali e le caratteristiche del terreno non furono quelle ottimali. Per la stessa ragione, l’inclinazione è cambiata con una sporgenza del vertice di 3,22 e un angolo di 4 gradi.

Il sindaco comunque ha cercato di essere rassicurante: c’è stato un dibattito sui dati all’interno del comitato tecnico-scientifico della Garisenda, costituito nel 2018, ma pur mancando ancora una relazione finale, il primo cittadino ha fatto sapere che è già pronto un piano di protezione civile in caso di necessità, e che si è già tenuto un incontro con la soprintendente Francesca Tomba e con la sottosegretaria alla cultura Lucia Borgonzoni, e a oggi non ci sarebbe un rischio crollo, sebbene ci sia necessità di interventi (il sindaco ha parlato di “restauro” e “manutenzione”). Meno tranquillizzante invece il sottosegretario Vittorio Sgarbi, che oggi pomeriggio ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Domattina alle 11:00 sarò a Bologna per un sopralluogo alle due torri; la Garisenda è a rischio crollo. Il Ministero garantirà il suo supporto per metterla in sicurezza”.

Lepore ha dato mandato alla giunta di costituire un comitato per il restauro della Garisenda, che dovrà scaturire dalle valutazioni definitive del comitato tecnico-scientifico, e che avrà il compito di gestire il restauro del monumento, di competenza comunale. È già stato costituito il gruppo di lavoro che dovrà individuare i profili degli esperti da sottoporre al Sindaco per la costituzione del comitato, che sarà istituito nel corso della settimana, fa sapere il Comune. Raffaela Bruni, alla guida del gruppo di lavoro, assumerà la carica di coordinatrice del Comitato. “Cercherò le migliori professionalità possibili, a livello nazionale e internazionale”, ha detto il sindaco. “Voglio rassicurare la città che su questo non guarderemo in faccia nessuno e cercheremo tutti quelli che ci possono aiutare. Non è detto che questo comitato sia composto dagli stessi docenti che compongono il comitato tecnico-scientifico. Questa è una cosa che ovviamente valuteremo. Così come non è detto che utilizzeremo necessariamente le risorse che la soprintendenza ha richiesto attraverso il bando del Pnrr, anche perché è un bando, quindi non sappiamo ancora entro novembre se queste risorse ci saranno. Però noi garantiremo, come sempre facciamo, come Amministrazione comunale, le risorse che serviranno. Non abbiamo problemi da questo punto di vista. Qualora servissero ingenti risorse, il Comune ha tutte le spalle per poter affrontare, anche da solo, il restauro della Garisenda. Chiaramente, se ci sarà un contributo, lo gradiremo. E questo comitato per il restauro avrà anche il compito di chiedere la collaborazione di donatori, anche perché probabilmente potremo usare l’Art bonus, e potremo portare avanti iniziative come quelle che abbiamo già svolto per il restauro della fontana del Nettuno”.

Intanto per tutta la settimana proseguiranno i monitoraggi, e fino al 27 ottobre ci saranno ancora le limitazioni alla viabilità che interessano l’area di Piazza di Porta Ravegnana, con conseguenti modifiche del traffico, sia privato che pubblico. Chiusa per precauzione anche la Torre degli Asinelli. È stata inoltre scelta la ditta che si occuperà della messa in sicurezza della torre: si tratta della società Fagioli, già attiva in interventi ad elevata complessità come il raddrizzamento e il ri-galleggiamento della Costa Concordia, naufragata all’Isola del Giglio, e la ricostruzione del Ponte Morandi a Genova. Fagioli S.p.A. è una società di ingegneria leader a livello mondiale nei trasporti, movimentazioni e sollevamenti speciali di mega strutture, oltre che alle spedizioni per impiantistica petrolchimica, avente sede principale a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) e filiali operative in USA, Canada, UAE, India, Singapore ed Australia. Negli ultimi anni Fagioli è stata anche chiamata ad intervenire in diverse situazioni di urgenza nazionale potendo agire in tempi brevi in virtù delle capacità interne all’azienda di progettazione, fabbricazione, immediata disponibilità e posa in opera delle macro strutture in acciaio modulari di salvaguardia, fra le quali si annoverano quelle atte a stabilizzare il relitto della nave Concordia e quelle per mettere in sicurezza il Viadotto Polcevera (noto come Ponte Morandi) dopo il crollo dell’impalcato.

Non resta che rimanere in attesa dei risultati tecnici per capire quanto siano anomale queste oscillazioni e come poter intervenire sulla Garisenda per preservarla. Una torre che fu citata da Dante Alighieri ben due volte, una volta nella Divina Commedia e prima ancora con un sonetto tutto per lei, nel 1287.

Immagine: le Torri di Bologna, la Garisenda è quella sulla destra. Foto: Wikimedia/GianlucaB

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