ConfCultura: “Per rilanciare la cultura servono competenze, ascolto, tutela del lavoro e ingenti investimenti”


ConfCultura lancia un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alle principali istituzioni italiane ed europee per definire un’azione in grado di rilanciare il settore culturale. L’idea è quella di istituire un doppio team: un gruppo di lavoro misto con studiosi di analisi e scenari e un gruppo tecnico operativo delle imprese. Il rilancio della cultura non potrà però fare a meno di misure internazionali condivise e di una seria politica di ascolto del comparto culturale, con ricadute immediatamente operative: queste le richieste avanzate da ConfCultura nell’appello, al fine di fronteggiare con urgenza la grave crisi del settore dovuta alle misure restrittive imposte per contenere il contagio da Covid-19.

L’associazione, che aggrega le più importanti imprese private che si occupano della gestione e dello sviluppo dell’ecosistema culturale, individua come priorità la tutela dei livelli occupazionali e la necessità di ripartire dalla cultura per riavviare l’Italia intera, attraverso un’azione integrata a livello europeo che permetta di generare soluzioni credibili ed efficaci per la ripresa. Per Confcultura il settore dovrà essere rilanciato anche con una serie di investimenti ingenti e sfidanti e attraverso il coinvolgimento di esperti.

“Come associazione che rappresenta le industrie della cultura”, dichiara Patrizia Asproni, presidente di ConfCultura, “siamo pronti a scendere in campo accanto alle Istituzioni, consapevoli che solo attraverso una collaborazione virtuosa e costante tra pubblico e privato sia davvero possibile realizzare il progresso culturale e materiale che rappresenta un volano per l’economia del Sistema-Paese. Non solo: come prefigurato nelle dichiarazioni del ministro Dario Franceschini insieme ai ministri della Cultura di Germania e Spagna, riteniamo che sia fondamentale allargare il tema e l’alleanza anche agli altri Stati europei, per un nuovo ‘Manifesto di Ventotene’ che poggi le sue basi proprio sulla cultura”.

Il fine, sostiene Asproni, è quello di proteggere e salvaguardare “l’ecologia culturale” positiva del Paese, “un’energia propulsiva non inquinante che rappresenta un terreno fertile sul quale si fonda la grandezza dell’Italia nonché un importante motore economico che fa da traino a molti altri settori: dal turismo all’enogastronomia passando per il celebratissimo Made in Italy. Solo il comparto museale contribuisce alla crescita economica italiana con 27 miliardi di euro l’anno, pari all’1,6% del Pil, generando 278 milioni di ricavi” (i dati sono ricavati dal rapporto di BCG e MiBACT dell’ottobre 2019).

Il settore, proprio a causa dell’emergenza in corso, sta registrando perdite per oltre 20 milioni di euro al mese e avrà dunque un disperato bisogno di sostegno per mantenere l’occupazione (circa 117mila posti di lavoro l’anno) e, al contempo, sopravvivere ad un eventuale prolungamento della sospensione delle attività.

Nella foto: Colosseo e Arco di Costantino. Ph. Credit Arturo Mann

ConfCultura: “Per rilanciare la cultura servono competenze, ascolto, tutela del lavoro e ingenti investimenti”
ConfCultura: “Per rilanciare la cultura servono competenze, ascolto, tutela del lavoro e ingenti investimenti”


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