Epstein files: un documento collega l'ex presidente del MoMA alle antichità cambogiane saccheggiate


Tra i file diffusi dal Dipartimento di Giustizia sul caso Jeffrey Epstein emerge un inventario del 2014 che associa il collezionista e finanziere Leon Black a sculture del Sud-Est asiatico dal valore di 27,7 milioni di dollari (circa 23 milioni di euro), alcune riconducibili al mercante Douglas Latchford.

Un documento di una sola pagina contenuto nei file diffusi dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell’ambito del caso legato a Jeffrey Epstein, accusato di traffico sessuale di minori, e deceduto in carcere nel 2019, ufficialmente per suicidio, collega il miliardario e collezionista d’arte Leon Black a un nucleo di opere del Sud-Est asiatico che potrebbero essere riconducibili a contesti di saccheggio. A riferirlo è Artnews che riporta la notizia pubblicata da Bloomberg Businessweek, che ha analizzato il materiale reso pubblico.

Il documento è un inventario datato 2014 e intitolato Leon Black/ Narrows South East Asian Art Inventory (Leon Black/Narrows Inventario dell’arte del Sud-Est asiatico). Il riferimento a “Narrows” riguarda un veicolo d’investimento associato a Black. L’elenco registra una dozzina di sculture in bronzo e pietra provenienti da Cambogia, Thailandia e Vietnam. Tra i soggetti figurano rappresentazioni del dio induista Vishnu e di Maitreya, figura venerata nel buddhismo. Il valore di mercato complessivo stimato per le opere ammonta a 27,7 milioni di dollari (circa 23 milioni di euro).

L’inventario indica prezzi di acquisto che raggiungono i 7 milioni di dollari (6 milioni di euro) per una scultura raffigurante il dio Shiva. Otto ulteriori opere superano il milione di dollari. Proprio la scultura di Shiva valutata 7 milioni, secondo quanto osserva Bloomberg, corrisponderebbe alla descrizione di un’opera collegata al mercante di antichità Douglas Latchford, figura centrale in numerose indagini sul traffico di reperti cambogiani. Latchford è stato incriminato nel 2019 dai procuratori federali statunitensi con accuse di frode e cospirazione legate al commercio di manufatti provenienti dalla Cambogia. È morto l’anno successivo, prima che il procedimento arrivasse a processo. Successivamente, la sua famiglia ha restituito alle autorità cambogiane una vasta collezione di opere. Il contesto in cui si inseriscono le vicende è quello dei saccheggi sistematici che hanno colpito i siti culturali cambogiani nel corso dei conflitti che, tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento, hanno opposto l’insurrezione dei Khmer rossi (il movimento di guerriglieri comunisti) ad altre fazioni, con un bilancio stimato di circa due milioni di vittime.

il miliardario e collezionista d’arte Leon Black
Il miliardario e collezionista d’arte Leon Black

Inoltre la scultura di Shiva da 7 milioni di dollari era stata pubblicata da Latchford in un volume dove veniva definita come una delle più importanti sculture in bronzo khmer datate e conosciute. All’epoca l’opera risultava appartenere a un collezionista privato non identificato. Il foglio di calcolo contenuto nei file relativi a Epstein indica che Black avrebbe acquistato la scultura nel “Jul-13”. Se l’indicazione si riferisce al luglio 2013, l’acquisizione sarebbe avvenuta un anno dopo che il tema dei saccheggi cambogiani aveva assunto rilievo internazionale, in particolare quando Sotheby’s fu coinvolta in un caso relativo alla messa in vendita di una scultura khmer ritenuta oggetto di trafugamento. Fu in quel periodo che, secondo Bloomberg, il Dipartimento di Giustizia iniziò a interessarsi in modo diretto alla questione.

Ulteriori elementi emergono da corrispondenze ottenute da Bloomberg Businessweek. In una comunicazione del 2013, Douglas Latchford scriveva al mercante londinese John Eskenazi in merito a un’opera in bronzo simile a quella citata nell’inventario, che Latchford avrebbe fornito affinché Eskenazi la vendesse a Black. Nella stessa documentazione, Latchford discuteva la possibilità di proporre a Black una scultura in bronzo del XII secolo, dopo che un museo australiano aveva annullato l’acquisto per insufficiente documentazione sulla provenienza, ovvero sulla storia dei passaggi di proprietà dell’opera. Le indagini sulle attività di Latchford hanno avuto ripercussioni anche su importanti istituzioni museali. Nel 2022 gli Stati Uniti hanno restituito alla Cambogia 30 oggetti che sarebbero stati trafficati dal mercante e venduti per cifre fino a 1,5 milioni di dollari (circa 1,25 milioni di euro). Nel 2023 il Metropolitan Museum of Art di New York ha avviato la restituzione di 14 sculture alla Cambogia e di altre due alla Thailandia, opere risultate collegate al circuito riconducibile a Latchford.

Leon Black, in precedenza amministratore delegato di Apollo Global Management, è noto per aver versato a Jeffrey Epstein compensi per consulenze finanziarie anche dopo che le condanne penali del finanziere erano di dominio pubblico; è stato inoltre presidente del consiglio di amministrazione del Museum of Modern Art di New York e attualmente ricopre il ruolo di membro fiduciario dell’istituzione. Nel 2021 oltre 150 artisti hanno rivolto al MoMA una richiesta formale di rimuovere Black dal suo incarico alla guida del museo per i suoi legami finanziari con Epstein.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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