Musei aperti nei festivi e cinema e teatri dal 27 marzo? Ecco su cosa discute il governo


Potrebbe esserci un allentamento delle restrizioni per la cultura nel prossimo dpcm: ecco quali sono le proposte del ministro Dario Franceschini e su cosa discute il governo.

Potrebbero allentarsi a breve le misure restrittive sulla cultura e già dal dpcm su cui il governo Draghi è al lavoro potrebbero esserci delle novità. Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini è stato ricevuto in audizione l’altro ieri dal Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Covid istituito presso la Presidenza del Consiglio, e nel corso dell’incontro, durato circa un’ora e mezza, sono stati discussi i protocolli integrativi di sicurezza elaborati dalle Direzioni generali del MiBACT sulla base dei documenti forniti dalle associazioni di categoria del cinema, dello spettacolo dal vivo e dalle istituzioni museali per individuare tempi e modalità per riaprire cinema, teatri e sale da concerto ed estendere le aperture dei musei e delle mostre d’arte anche nei fine settimana e nei giorni festivi.

Un primo provvedimento potrebbe riguardare proprio le riaperture di musei e mostre. Non è infatti escluso che i musei possano riaprire nei festivi, nelle regioni in zona gialla: è un’ipotesi su cui il governo sta lavorando, e che potrebbe entrare nel dpcm se il Comitato Tecnico Scientifico si mostrerà favorevole. Occorrerà infatti valutare come evolverà la situazione del contagio, che adesso sembra stia risalendo sulla spinta delle varianti più contagiose del coronavirus.

Ci sono poi nuove ipotesi sulla riapertura dei cinema e dei teatri, per i quali il ministro ha indicato come possibile data della riapertura un giorno particolarmente significativo, sabato 27 marzo, quando si celebrerà la Giornata mondiale del Teatro. Un’alternativa potrebbe essere quella del 6 aprile. Quanto ai protocolli, sono state fissate alcune regole: intanto, la capienza massima non univoca, stabilita sulla base delle dimensioni dei singoli locali, e che comunque non superi il massimo di 500 spettatori al chiuso e 1.500 all’aperto (prima delle chiusure di ottobre i limiti massimi erano rispettivamente 200 e 1.000). Tra uno spettatore e l’altro dovrà esserci una distanza di almeno un metro (questo ovviamente se non sono conviventi: nessun limite fisico invece tra spettatori conviventi). Si è poi proposta l’introduzione del biglietto nominale per tracciare meglio eventuali contagi, da vendere in prevendita per evitare code. Spettatori e lavoratori indosseranno mascherine (obbligo di FFP2 per i lavoratori di cinema e teatri, ma forse anche per il pubblico: quest’ultimo è uno degli aspetti su cui ancora si discute), ci saranno dispenser di gel, e prima di ogni spettacolo verranno ricordate le regole anti-Covid (sul modello di quello che accade sugli aerei). Ci sarà inoltre il divieto di mangiare e bere, onde evitare che il pubblico si tolga o abbassi le mascherine. Le sale andranno sanificate prima e dopo ogni spettacolo. Gli spettacoli non potranno essere organizzati dopo le 22, ma se uno spettacolo che parte prima di quest’ora supera l’ora del coprifuoco a pubblico e lavoratori sarà consentito di tornare a casa anche oltre l’orario del coprifuoco.

Al momento sembra che il CTS abbia dato un via libera seppur con riserva a seguito delle pressioni di Franceschini, e il governo propenderebbe per l’inclusione della riapertura, alle condizioni sopra riportate, per il 27 marzo: è quanto sembra sia emerso da un vertice tenutosi ieri sera tra i ministri Roberto Speranza (Salute), Franceschini (Cultura), Elena Bonetti (Famiglia), Daniele Franco (Economia), Maria Stella Gelmini (Affari Regionali), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo Economico) e Stefano Patuanelli (Agricoltura). Il condizionale è al momento d’obbligo perché non c’è ancora niente di certo e sul tema il governo ha sospeso il giudizio, ma si profila un cauto ottimismo.

“Rispondendo a una vostra domanda”, ha dichiarato ai giornalisti il ministro Franceschini, “ho detto che mi sento chiamato a guidare il ministero economico più importante del paese. Penso che sia così, lo hanno dimostrato questi anni e lo dimostra questo deserto dell’epidemia, quanto l’Italia è più brutta, meno attrattiva, più triste senza i teatri aperti, senza i cinema aperti, senza i musei con i turisti, senza concerti nelle piazze. Quindi davvero l’impegno è di ripartire il prima possibile e lavorare perché la cultura e la bellezza siano il vero motore”.

Nella foto: le misure di sicurezza al Teatro San Carlo di Napoli

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