La cultura non si è ancora del tutto ripresa dalla pandemia. I dati Federculture


Federculture ha presentato ieri il rapporto 2023, con i dati relativi allo scorso anno. Emerge che il settore cultura ha fatto segnare dati molto migliori rispetto a quelli del biennio pandemico, ma siamo ancora indietro rispetto al 2019. Il quadro è comunque di cauto ottimismo.

È stato presentato ieri a Roma il 19° Rapporto Annuale di Federculture, che quest’anno mirava a rispondere ad alcune domande: la cultura è fuori dalla crisi provocata dal Covid? Ci siamo finalmente lasciati alle spalle gli anni funesti della pandemia? Ad una prima lettura dei dati aggiornati sembrerebbe di sì secondo Federculture. Il settore culturale, nelle sue tante declinazioni, nell’ultimo anno pare vivere una rinascita rispetto al biennio pandemico, anche se i numeri non sono ancora tornati ai livelli del 2019, ultimo anno prima della pandemia. Archiviate le limitazioni alla socialità e ripresi spostamenti e viaggi, anche a livello internazionale, in tutti gli ambiti si registrano segni di crescita.

Nel 2022, anno a cui si riferiscono i dati del rapporto, si è visto un ritorno degli italiani nelle sale cinema, nei teatri, nei musei; con un balzo, ad esempio, di coloro sono andati al cinema dal 9,1% del 2021 al 30,6% del 2022, o chi è stato a teatro dal 2,9% al 12,1%, e chi ha assistito ad un concerto dal 3,7% all’11,2%. Aumentati anche i consumi: le famiglie italiane hanno aumentato la loro spesa media mensile dedicata ad attività e servizi legati alla ricreazione, cultura e sport, che nel 2022 è stata pari a 91,94 euro con un incremento del 15,9% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, come anticipato, a un’analisi dei dati più approfondita e temporalmente più ampia emerge che, seppure la ripresa ci sia e sia tangibile, nel confronto con il pre-pandemia i segnali non sono poi così positivi e i segni più si trasformano in negativo. In tutti i fenomeni considerati, infatti, nel confronto con il 2019 si evidenzia che i livelli di crescita raggiunti non hanno infatti ancora colmato il solco profondo scavato dalla crisi del 2020-2021.

Lo dimostrano i dati sull’occupazione culturale che, nonostante la forte ripresa registrata nel 2022 (+5,7% sul 2021), non è ancora tornata ai livelli del 2019 (anno sul quale segna un -1,4%); così come quelli sul turismo, certamente in grande espansione, soprattutto per quanto riguarda il segmento culturale, ma nel 2022 ancora circa il 15% al di sotto dei livelli pre-Covid. Come osserva l’Eurobarometro di Unwto il turismo internazionale nel 2022 ha recuperato circa il 63% dei livelli pre-pandemici, con Europa e Medio Oriente in testa. Gli arrivi internazionali hanno infatti raggiunto i 917 milioni a livello mondo, in grande crescita su 2020 e 2021, ma ancora lontani dal traguardo degli 1,4 miliardi del 2019. L’Europa è la destinazione con il maggior numero di arrivi nel 2022, 598 milioni, con cui recupera l’80% del turismo rispetto al 2019, anno rispetto al quale la variazione negativa è del 21%. Le previsioni di Unwto stimano a livello mondiale per il 2023 un recupero dell’80-95% sui livelli del turismo nel 2019, mentre per l’Europa valutano una ripresa che porterà a superare i risultati pre-pandemici. Per quanto riguarda l’Italia nel 2022 ha visto un incremento nel flusso turistico rispetto al 2021 sia per quanto riguarda gli arrivi internazionali (+104%) che nazionali (+22,5%) e il trend delle presenze è sovrapponibile a quello del 2019, in particolare per i mesi tra settembre e dicembre. La crescita continua nel 2023: i primi sette mesi dell’anno vedono un incremento dei turisti internazionali del 19%, mentre quelli italiani sono in leggera flessione -1,4%. Anche, la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia nel 2022 è cresciuta significativamente (+108%), in particolare superando i 44 miliardi di euro è raddoppiata rispetto al 2021, tornando ai livelli del pre-pandemia. Non tutte le regioni italiane però, pur essendo in grande crescita sul 2021, vedono un recupero sul 2019, tra queste Piemonte, Toscana e Lazio; mentre tra quelle che maggiormente incrementano ci sono la Puglia, il Trentino Alto Adige, l’Umbria. Come rileva Banca d’Italia la spesa dei turisti internazionali è trainata dalla forte espansione di quella legata alle visite alle città d’arte (+275%). La “spesa turistica culturale” è stata nel 2022 pari a 12,4 miliardi di euro, e rimane il segmento di spesa più ampio, che rappresenta il 16,8% della spesa totale. Nel 2022 la crescita del turismo nelle grandi città d’arte è pari al +104,4% nei comuni più piccoli a vocazione culturale l’incremento è del +39%.

Anche l’indicatore complessivo sulla partecipazione culturale è sì risalito al 23,1% nel 2022, ma nel 2019 era al 35%, e analizzando i singoli settori ancora risulta, sempre con riferimento al 2019, quasi dimezzata la quota di persone che si reca a teatro, al cinema e a concerti. Tra l’altro, ed è un segnale preoccupante, nonostante un forte incremento nel 2022 tra i giovani (under 24) la partecipazione culturale rimane di oltre 20 punti al di sotto di quella del 2019.

Proprio i giovani, anche se non solo loro, sono protagonisti del focus sulla formazione nel settore culturale che è il tema principale del Rapporto 2023 e che nel volume viene analizzata sia per quanto riguarda gli aspetti relativi all’offerta formativa (istruzione superiore, ricerca, formazione professionale), sia nei collegamenti tra sistema formativo e lavoro. Il Covid-19 ha, infatti, riportato l’attenzione sul ruolo sociale, sul valore, sulla specificità del lavoro culturale, evidenziandone al contempo le discrasie e le criticità. Ha dunque assunto una rinnovata centralità la formazione – ai diversi livelli – finalizzata a fornire conoscenze, competenze e strumenti critici a chi intende inserirsi professionalmente nel settore culturale e creativo, che sta attraversando una delle fasi più complesse degli ultimi decenni, mentre nuove sfide attendono chi vi opera.

Per questo, oltre ad un’ampia serie di interventi di autorevoli esperti del settore, che analizzano e descrivono l’ambito della formazione culturale sotto molteplici profili evidenziandone aspetti virtuosi e nodi da risolvere, Federculture ha anche condotto una ricerca specifica cercando di fornire per la prima volta un quadro aggiornato e il più possibile completo, senza pretendere di essere esaustivo, dell’istruzione superiore, analizzandone offerta e domanda, nell’ambito del settore culturale. Ne emerge un quadro molto articolato che spazia dai corsi di laurea, circa 1.000 quelli censiti, ai master post universitari, agli oltre 5.000 corsi AFAM e agli ITS Academy che con 30 percorsi formativi attivati nell’ambito culturale sono gli ultimi in ordine di tempo ad affacciarsi in questo settore.

Un sistema di offerta ampio che complessivamente raccoglie circa 450.000 iscritti e immette nel mondo del lavoro circa 90.000 tra laureati e diplomati nei vari livelli formativi, tra i quali prevale la componente femminile ed è significativa anche la presenza di studenti stranieri (circa il 15% degli iscritti ai corsi AFAM, ad esempio).

È quello della formazione culturale anche un sistema in movimento e in aggiornamento - alcune aree formative sembrano ormai consolidate negli anni (come ad esempio l’area del management culturale, o della promozione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali) ma trovano spazio anche corsi che intercettano fabbisogni formativi e professionali più recenti e innovativi, con il numero di iscritti e laureati che aumenta negli anni. All’area culturale dell’istruzione terziaria secondo Eurostat sono riconducibili il 20,2% del totale degli studenti italiani, va sottolineato che si tratta della percentuale più alta tra i paesi dell’Europa dei 27. Da questa ampia analisi è emerso che le esigenze si confermano essere, da una parte, quelle di migliorare la qualità dei servizi offerti dai profili già occupati, chiamati ad erogare servizi sempre più avanzati; dall’altra, formare una nuova leva di addetti, per offrire loro adeguate opportunità di occupazione nel sistema delle istituzioni pubbliche e private che operano per la cultura. In entrambi i casi, è necessario ricucire preparazione, esperienza, nuove conoscenze e competenze per mettere insieme saperi ed insegnamenti accademici con l’esperienza di persone e profili che operano sul campo.

Quanto infine all’occupazione culturale, nel 2022 si è rivelata ancora inferiore a quella del 2019. Sui dati della “Rilevazione sulle forze di lavoro” Istat, è stimata in 815 mila unità: nel 30,2% dei casi si tratta di occupati in professioni e settori culturali, nel 45,5% di occupati in professioni culturali e settori non culturali e nel restante 24,3% di occupati in professioni non culturali e settori culturali.

L’occupazione in ambito culturale si è decisamente ridotta durante la fase pandemica e, nonostante la forte ripresa registrata nel 2022 (+5,7% rispetto al 2021), non è ancora tornata ai livelli del 2019

(-1,4% rispetto al 2019). Tra il 2019 e il 2021, il calo dell’occupazione culturale è stato più accentuato di quello riscontrato sul totale degli occupati (-6,7% contro -2,4%), con una riduzione sia nei valori assoluti sia nella quota degli occupati, che dal 3,6% del 2019 è scesa al 3,4% del 2021. Nel 2022 la quota è tornata al 3,5%. Il calo osservato nel 2020 è stato molto più sostenuto di quello dell’occupazione complessiva (-8,0% contro -3,1%); mentre la ripresa del 2021, pur essendo contenuta, è stata comunque maggiore per l’occupazione culturale rispetto al totale (+1,4% contro +0,8%), e nel 2022 è stata nettamente più marcata (+5,7% contro + 2,4%).

Secondo Federculture, in definitiva, la lettura dello stato del settore induce complessivamente ad un cauto ottimismo, ma è anche l’occasione per riaffermare la necessità di interventi che consolidino la crescita della settore culturale in tutti i suoi ambiti, sia dal lato della produzione sia in quello della domanda, sostenendo le imprese quanto i cittadini, per rilanciare tutto il sistema verso un modello in cui la cultura sia il fulcro di uno sviluppo duraturo, inclusivo, sostenibile.

“La cultura è davvero una grande risorsa per l’Italia. Lo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l’estate appena trascorsa che ha visto la cultura ‘salvare’ la stagione turistica”, commenta Andrea Cancellato, presidente di Federculture. “Ma è anche evidente che i nodi da affrontare sono molteplici e solo un grande impegno e una grande volontà politica possono consentire di impostare possibili soluzioni. Occorrono, pertanto, un ministero efficiente, una produzione normativa chiara negli obiettivi e nella gestione, risorse ulteriori non esclusivamente pubbliche, istituzioni e imprese culturali attrezzate ad una temperie tutt’altro che semplice. Il mondo della cultura, che noi rappresentiamo, è parte attiva, pronto a dare come sempre il suo contributo di analisi e proposta che anche oggi abbiamo ricordato al governo e al parlamento. Cito solo alcuni titoli: approvazione della legge sulle imprese culturali e creative; defiscalizzazione dei consumi culturali; rifinanziamento del Fondo Cultura; maggiore possibilità di utilizzo di Art bonus per i privati. Le possibilità di intervento sono molte, spesso a ‘costo zero’ per le finanze pubbliche, il settore attende da tempo su questo risposte concrete”.

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