L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze si occuperà del restauro della Testa di Medusa appartenente al Comune di Bagno a Ripoli. Il rinomato istituto ha accolto infatti la richiesta dell’amministrazione comunale di intervenire sulla scultura marmorea del Cinquecento, attribuita alla bottega del Giambologna e originariamente situata nel complesso della Fonte della Fata Morgana, a Grassina.
Il trasferimento dell’opera all’Opificio è avvenuto questa mattina: dal municipio è stata trasportata al laboratorio del Settore Materiali Lapidei, in via degli Alfani, dove sarà inizialmente sottoposta a studi e analisi diagnostiche non invasive. Questa fase preliminare è fondamentale per esaminare i materiali costitutivi e le alterazioni dovute al tempo, valutare le condizioni di conservazione e definire il successivo intervento di restauro.
Nel frattempo, il Comune sta lavorando affinché, una volta completato il restauro, la Testa di Medusa possa tornare a essere nuovamente visibile al pubblico con un’esposizione al Museo Nazionale del Bargello. In attesa del completo recupero del Ninfeo, al suo interno verrà collocata una riproduzione della scultura, realizzata grazie al contributo di Artigianato e Palazzo.
La Testa di Medusa, che alcune ricerche attualmente in corso tendono a identificare come Testa di Morgana, risale al XVI secolo ed era parte dell’apparato decorativo della Fonte del Viandante, all’interno della Fonte della Fata Morgana progettata dal Giambologna, sulle colline di Bagno a Ripoli. L’opera fu sottratta illegalmente all’inizio del Novecento e solo recentemente, dopo essere riemersa sul mercato antiquario, è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e restituita al Comune, proprietario sia della scultura sia della Fonte della Fata Morgana.
“Voglio ringraziare di cuore l’Opificio delle Pietre Dure per aver accolto la nostra richiesta di prendersi cura della Testa di Medusa”, ha affermato il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti. “L’opera non poteva essere affidata a mani migliori per ritrovare il suo originario splendore. Grazie ai professionisti di questo centro d’eccellenza stimato e ammirato in tutto il mondo, la Testa dopo lunghi anni di oblio potrà tornare di nuovo visibile al pubblico. Un patrimonio di bellezza pronto ad essere rimesso in circolo grazie al gioco di squadra tra istituzioni”.
“È un piacere”, sottolinea Emanuela Daffra, soprintendente dell’Istituto fiorentino, “mettere la competenza del personale tecnico scientifico dell’Opificio al servizio dello studio e del recupero di un pezzo che poi potrà ritrovare il suo contesto, quel suggestivo insieme di acque e sculture voluto da Bernardo Vecchietti a fine Cinquecento come luogo di delizie”.
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