Si temono i corridoi turistici: gli accordi tra i paesi europei isoleranno l'Italia causandoci gravi danni?


Niente di fatto dalla riunione dei ministri europei del turismo per una proposta comune sul tema: si va verso i corridoi turistici?

Nonostante le rassicurazioni del ministro Dario Franceschini, che sul tema dei corridoi turistici era intervenuto lo scorso 11 maggio in un incontro con il ministro del turismo tedesco Thomas Bareiss (e la Germania aveva fatto sapere di aver rifiutato proposte di corridoi turistici che le erano state avanzate), e malgrado la presa di posizione del ministro degli esteri Luigi Di Maio, che a inizio settimana, in videoconferenza degli omologhi della UE, aveva dichiarato che l’ipotesi non avrebbe trovato corso e che l’Europa lavorerà unita per affrontare la stagione turistica, lo spettro di un’Italia isolata e deliberatamente tagliata fuori dalle rotte turistiche europee sembra avvicinarsi sempre più.

Ieri, infatti, si è tenuta una riunione dei ministri del turismo dell’Unione Europea: all’ordine del giorno, le linee guida proposte dalla Commissione per regolare la stagione turistica in tutta sicurezza, onde permettere vacanze in grado di scongiurare il contagio da coronavirus. La riunione però si è conclusa con un niente di fatto, perché alcuni paesi (Croazia e Austria) puntano tutto su accordi diretti con la Germania: su alcuni flussi turistici in arrivo dalla Germania, infatti, i due paesi sono diretti concorrenti dell’Italia, e accordi bilaterali significherebbero un danno per il nostro paese. Nel 2018, in Italia sono arrivati 58 milioni di turisti tedeschi, contro i 44 che si sono recati in Austria e i 19 in Croazia: impedire ai turisti tedeschi di arrivare nel nostro paese sarebbe dunque un enorme vantaggio per austriaci e croati. La Germania rappresenta poi un problema in più: è infatti un paese con forti flussi turistici in uscita, e trattenerli al suo interno sarebbe un vantaggio per la sua economia, ragion per cui alcuni Länder puntano sulla chiusura prolungata dei confini.

Da diverse settimane, del resto, Austria, Croazia e Repubblica Ceca lavorano in autonomia per dar vita ad accordi bilaterali: anche nella riunione di ieri il ministro croato del turismo, Gari Cappelli, non ha fatto mistero di voler provare a giocare questa carta, motivandola con ragioni di contenimento del contagio di Covid-19. Le solite motivazioni sono state addotte dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che in un’intervista del 20 maggio al Tiroler Tageszeitung, ha fatto sapere che riaprire quest’estate i confini tra Austria e Italia sarebbe “irresponsabile” a causa dei dati epidemiologici in arrivo dal nostro paese. E c’è poi un’altra grana, quella della Gran Bretagna che ha lanciato l’idea di aprire i propri confini ai turisti, ma solo a quelli provenienti dalla Francia. Si va dunque verso una situazione in cui l’Italia risulterebbe tra i paesi più penalizzati: gli accordi bilaterali sarebbero un colpo forte per il nostro paese, che dipende dal turismo per il 13% del Pil.

Intanto, in Italia divampa la polemica: gli esponenti dell’opposizione si sono già fatti sentire in Parlamento con numerose interrogazioni. Già lo scorso 12 maggio, Luca Ciriani (Fratelli d’Italia) ricordava che “il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha già posto all’attenzione del Ministro in indirizzo l’urgenza di impedire che si crei una corsia preferenziale del turismo che veda escluse le località balneari italiane”, e che “al momento la situazione per gli operatori turistici italiani si presenta drammatica”, chiedendo al ministro Franceschini quali misure intenda mettere in atto per evitare che il nostro comparto turistico “venga danneggiato a causa dell’esclusione da accordi e tavoli internazionali che si stanno freneticamente tenendo in questo momento”. Sulla stessa linea un’altra parlamentare di Fdi, Monica Ciaburro, che il 14 maggio ha chiesto al ministro di dar conto di iniziative per evitare i rischi derivanti da accordi che potrebbero isolare l’Italia, e ancora ieri 21 maggio altri sei parlamentari di Fdi (Davide Galantino, Luca De Carlo, Ciro Maschio, Monica Ciaburro, Maria Cristina Caretta, Wanda Ferro), sempre in un’interrogazione parlamentare, hanno dichiarato che “se l’Unione europea permettesse un boicottaggio dell’Italia così palese all’interno del mercato unico, la situazione del comparto turistico italiano subirebbe ripercussioni pesanti in uno scenario già di per sé tragico a causa delle conseguenze determinate dal coronavirus”.

Anche la maggioranza fa pressioni su Franceschini, su Di Maio e sul ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola: in un’interrogazione del 19 maggio, ventotto parlamentari pentastellati hanno chiesto ai tre ministri quali misure “intendano porre in essere per garantire l’unità del mercato unico europeo nel comparto del turismo, con particolare riferimento alle differenti situazioni epidemiologiche tra i vari Stati e al loro interno tra le diverse regioni”.

Il tema è stato affrontato stamani dalla sottosegretaria ai beni culturali Lorenza Bonaccorsi, che ha fatto sapere che, con altri stati dell’Unione Europea, l’Italia ha sottoscritto un documento congiunto presentato alla Commissione, su iniziativa francese. I punti principali del documento riguardano i protocolli sanitari comuni per gli operatori del settore turistico, il coordinamento per la definizione delle date di riapertura delle strutture turistiche, in particolare tra aree limitrofe, il contrasto alle discriminazioni basate sulla cittadinanza per i turisti provenienti dall’area Schengen, le misure concordate per la ripresa della mobilità intra-UE e internazionale.

La partita passa dunque alla Commissione, e nei prossimi giorni si saprà cosa si sarà deciso in materia di turismo. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la scorsa settimana, ha dichiarato che l’Italia non permetterà che si creino accordi bilaterali capaci di creare percorsi turistici privilegiati: il premier ha ribadito di aver posto il tema anche nell’ultimo colloquio con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Anche per Conte, simili accordi sarebbero “fuori dall’UE” e significherebbero “la distruzione del mercato”.

Si temono i corridoi turistici: gli accordi tra i paesi europei isoleranno l'Italia causandoci gravi danni?
Si temono i corridoi turistici: gli accordi tra i paesi europei isoleranno l'Italia causandoci gravi danni?


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