Lo storico dell'arte brasiliano: “in Amazzonia catastrofe ecologica: rinuncio al convegno mondiale di Firenze”


Lo storico dell’arte brasiliano Luiz Marques rinuncia a partecipare al convegno mondiale di storia dell’arte a causa della catastrofe ecologica in Amazzonia.

Lo storico dell’arte brasiliano Luiz Marques, specialista di arte italiana del XV e XVI secolo, curatore-capo al Museo d’Arte di San Paolo e direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte dello stesso museo, ha scritto un’accorata lettera per comunicare la propria rinuncia a partecipare al Convegno Mondiale di Storia dell’Arte di storia dell’arte del CIHA - Comité International d’Histoire de l’Art, il più grande congresso internazionale della materia, che si terrà a Firenze dal 1° al 6 settembre: il motivo è che il Brasile sta attraversando quella che Marques definisce una “catastrofe ecologica”, ovvero gli incendi che stanno divampando in Amazzonia.

Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile (INPE), quest’anno nel paese sudamericano gli incendi sono in aumento dell’85% rispetto all’anno scorso: circa la metà (40.000 circa) dei 76.720 incendi divampati da inizio anno fino al 22 di agosto in Brasile, si sono verificati nella foresta pluviale amazzonica. Non si tratta di un record assoluto perché in passato, soprattutto prima degli anni 2010, la situazione era peggiore (il record, sempre per il periodo 1 gennaio - 22 agosto, si è toccato nel 2004, con 117.740 incendi nell’intero Brasile). La NASA ha comunque dimostrato che gli incendi nei soli stati di Amazonas e Rondonia (due dei nove stati federali sui quali si estende la foresta), quest’anno, sono sopra la media (mentre sono inferiori in altri stati del paese, come Mato Grosso e Parà). 

Inoltre, i dati riferiti al paese nel complesso sono in aumento rispetto allo scorso anno, e  le emissioni di Co2 prodotte dagli incendi nello stato di Amazonas quest’anno sono le più alte dal 2010. Ci sono poi altri dati che contribuiscono a comprendere la portata del fenomeno: in Brasile è compreso il 60% circa della superficie della foresta amazzonica, mentre il restante è suddiviso tra Ecuador, Perù, Venezuela e Guyana. Secondo i dati del Global Fire Atlas (che a sua volta elabora rilevamenti della NASA), dal 1° gennaio al 21 agosto in tutta l’Amazzonia si sono avuti 99.590 incendi contro i 53.935 dello stesso periodo del 2018 (ma erano stati 106.404 nel 2016). Secondo Carlos Nobre, climatologo dell’INPE, i roghi sono soprattutto di origine dolosa e si verificano soprattutto durante la stagione secca, e le attuali politiche agricole del Brasile sarebbero colpevoli di non rispettare sufficientemente l’ambiente. E molti scienziati sono d’accordo nell’affermare che il riscaldamento globale, benché non sia la causa diretta degli incendi, favorisca il loro sviluppo in quanto rende più caldo e secco il clima su aree più vaste, rendendo molte zone più esposte al rischio. 

Si è dunque effettivamente verificato un aumento degli incendi, in controtendenza rispetto agli anni passati: gran parte della colpa è stata pertanto addossata al nuovo presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, accusato dalla comunità internazionale di non fare abbastanza per fronteggiare l’emergenza, tanto che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha proposto di discutere del problema al prossimo G7, e il presidente americano Donald Trump si è offerto di portare l’aiuto degli Stati Uniti. Al momento, Bolsonaro, dopo aver dichiarato che la foresta amazzonica è “parte essenziale” della storia del Brasile e che è doveroso proteggerla, ha deciso di inviare l’esercito nella regione. Si pensa infatti che il presidente abbia avvertito la pressione internazionale e tema possibili sanzioni.

Questo è il quadro della situazione nel quale s’inserisce la lettera di Marques che è uno dei più importanti storici dell’arte brasiliani. Marques si rivolge direttamente ad “amici e colleghi” affermando che non potrà partecipare al convegno di Firenze perché “la situazione in Brasile diventa ogni giorno più grave”.

“Stiamo ormai davanti a una catastrofe ecologica che non può non essere anche politica e sociale, e veramente sull’orlo dell’abisso”, dichiara Marques. “Nel mio piccolo, ho assunto impegni con gli studenti dell’Università e anche dei licei, che stano febbrilmente preparando la partecipazione del Brasile allo sciopero globale della gioventù per il clima nel 20 settembre. Devo insomma fare delle piccole lezioni sulle crisi ambientali nelle scuole di São Paulo già dal 2 settembre in poi. C’è molta angoscia tra loro, ma anche determinazione. Hanno bisogno di una mano dalla parte degli adulti. Dovevo scegliere tra gli impegni”.

Marques parla poi con modestia del proprio impegno al convegno: “Vi auguro un ottimo Convegno. Devo anche aggiungere che da un punto di vista scientifico, la mia presentazione al CIHA, incentrata sulle collezioni italiane del Museu Nacional de Belas Artes di Rio de Janeiro, non è per nulla importante perché deriva da ricerche fatte molti anni fa e già pubblicate in catalogo e in mostre. Da anni che non ho più fatto delle ricerche in storia dell’arte, perché ho cambiato strada e mi occupo ormai di ecologia”.

Infine, Marques lancia pesanti critiche alla situazione politica del Brasile: “Sono davvero molto dispiaciuto e vi chiedo mille scuse per questa diserzione a due settimane del Convegno, ma non posso fare altrimenti. I fatti di quest’ultima settimana sono anche psicologicamente terribili. Senza nessuna magniloquenza, stiamo vivendo l’incrocio storico più importante della storia della umanità. C’è una chiara comparsa del fascismo in Brasile, un fascismo ovviamente diverso da quello degli anni 1920-45 in Europa, e anche diverso della dittatura militare brasiliana degli anni della mia gioventù. Qualcosa che non è ancora possibile definire, ma che distrugge gli ultimi legami dell’uomo con la natura. Un fascismo insomma sociale-ecologico. L’accelerazione della distruzione della foresta che Bolsonaro e l’agroindustria brasiliana e globale stanno cercando di imporre oggi al mondo deve essere fermata, perché avrà conseguenze irreversibili per tutto il mondo. E queste conseguenze non sono per il futuro distante. Sono per il prossimo decennio. Ancora una volta mille scuse”.

Nell’immagine: gli incendi in Sudamerica registrati dalla NASA tra il 15 e il 22 agosto 2019.

Lo storico dell'arte brasiliano: “in Amazzonia catastrofe ecologica: rinuncio al convegno mondiale di Firenze”
Lo storico dell'arte brasiliano: “in Amazzonia catastrofe ecologica: rinuncio al convegno mondiale di Firenze”


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