Ucraina, chiudono tutti i musei a causa del conflitto


In Ucraina tutti i musei hanno chiuso le porte a causa del conflitto. Da Kiev a Leopoli, da Odessa a Kharkiv le bacheche dei tanti musei del paese, che conta su di un tessuto culturale molto vivace, si riempiono di messaggi di sostegno alla popolazione.

In Ucraina, a seguito dell’attacco russo cominciato nella nottata del 24 febbraio e della conseguente introduzione della legge marziale da parte del presidente Volodymyr Zelens’kyj, i musei del paese hanno dovuto chiudere al pubblico a tempo indeterminato. Nel corso della giornata, i canali social di tutti i maggiori musei ucraini si sono riempiti di annunci che comunicano ai visitatori la chiusura fino a nuovo ordine.

Porte serrate al Museo Nazionale d’Arte dell’Ucraina di Kiev, il primo museo pubblico della capitale del paese, fondato alla fine del XIX secolo. Il Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina fa sapere che dal 24 febbraio le porte sono chiuse ma che continuerà l’attività sui social (“mantenere la calma e vincere”: questa la frase con cui il museo conclude la sua comunicazione). Il Museo di Kiev, nell’annunciare la propria chiusura, elenca una serie di suggerimenti per i cittadini: “vi esortiamo a: sostenere l’esercito ucraino; utilizzare fonti ufficiali di informazioni e valutare le informazioni in modo critico; non cedere al panico, all’ansia e al dubbio; rimanere connessi e vicini ai vostri cari”. E chiude con un “gloria all’Ucraina”. Il Museo Khanenko, sede della principale raccolta di arte europea e asiatica del paese, invita il pubblico a “mantenere la calma” e ad “avere fiducia nelle forze armate”. Porte chiuse anche al Victoria Museum che afferma di aver chiuso le porte “a causa della situazione attuale”.

La capitale ucraina è sede di decine di musei, ed è uno dei centri culturali più vitali dell’Europa dell’Est. Ma anche nel resto del paese ci sono musei di primo piano. Chiudono i battenti anche i musei di Leopoli, città vicina al confine polacco non risparmiata dai raid ma comunque lontana dalle zone più calde, e centro verso il quale si sta dirigendo chi in queste ore ha deciso di lasciare la capitale. Chiude il Museo Statale di Storia Naturale (“A causa dell’introduzione della legge marziale, il museo è temporaneamente chiuso. Mantenete la calma, resistete”), e invita alla calma giungono anche dal Museo Nazionale “Andrej Sheptytsky”, che su Facebook elenca tutte le sedi costrette a chiudere le porte. La Galleria Nazionale “Borys Voznytsky”, sede di una delle raccolte d’arte più importanti dell’Europa orientale con dipinti di Rubens, Bernardo Strozzi, Sofonisba Anguissola, Jacopo Zucchi, Gerrit van Honthorst e una ricca collezione di arte polacca, si limita a postare sui social una bandiera dell’Ucraina.

A Odessa, il Museo Nazionale d’Arte Orientale e Occidentale, noto perché ospita una interessante collezione di arte italiana del Seicento e del Settecento, con opere del Guercino, Francesco Albani, Francesco Cairo, Alessandro Magnasco e altri, chiude al pubblico, annulla tutti gli incontri e le presentazioni in programma, e fa sapere che “si impegnerà nel suo primo dovere: preservare la collezione, proprietà dei cittadini ucraini”. E lo fa con la speranza “di incontrarci di nuovo molto presto”. Il Museo di Belle Arti di Odessa chiude anch’esso e fa sapere che “lo staff è impegnato per tutelare la raccolta”. E lancia l’appello: “siate pronti e uniti, siamo tutti insieme, pace per l’Ucraina. Ci vediamo presto al museo”.

Infine, a Kharkiv, la seconda città del paese, la pagina del LitMuseum annuncia la chiusura a causa della legge marziale e informa fiducioso che “gli eventi in programma si terranno dopo la vittoria”, invitando il pubblico a “non rispondere alle provocazioni” e chiunque legga a prendersi cura di se stesso. Nessun aggiornamento invece dal Museo di Storia, il cui ultimo post, del 23 febbraio, promuove un’attività del museo, una lezione di ricamo, che era in programma per il 26 febbraio, con vendita di biglietti promozionali. Frammenti di una quotidianità viva, presente in tutto il paese, che si sono interrotti a causa della guerra.

Nella foto, una sala della Galleria d’Arte Borys Voznytsky di Leopoli. Foto di Jan Mehlich

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