Sofonisba Anguissola, vita e opere della grande pittrice del Cinquecento


Sofonisba Anguissola è stata una delle prime grandi donne artiste della storia dell'arte. La vita, lo stile, le opere principali.

Sofonisba Anguissola (Cremona, 1532 – Palermo, 1625) è stata una delle principali pittrici italiane del Cinquecento. Particolarmente abile nella ritrattistica, Anguissola fu il primo caso di artista femminile celebre non solo in Italia ma anche all’estero, in quanto fu ospite per molto tempo a Madrid presso la corte di Filippo II. Donna dalla vita eccezionalmente lunga per la sua epoca (visse infatti quasi cent’anni), fu anche una delle prime artiste tenute in gran considerazione dai suoi contemporanei: pittrice molto richiesta dai più prestigiosi clienti, venne citata anche nelle Vite di Giorgio Vasari, sebbene non ci sia una sezione a lei dedicata.

Di origini nobili, Sofonisba Anguissola si dedicò all’arte da dilettante, seguendo una delle poche strade che all’epoca erano concesse alle donne per diventare artiste: solitamente o erano nobili che si dedicavano alla pittura per diletto (anche se Sofonisba riuscì poi a farla diventare una professione), oppure erano figlie di artisti, o erano monache che imparavano a dipingere in convento. In sostanza, il contesto di provenienza per una donna era decisivo.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto alla spinetta (1554-1555; olio su tela, 56,5 x 48 cm; Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte)
Sofonisba Anguissola, Autoritratto alla spinetta (1554-1555; olio su tela, 56,5 x 48 cm; Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Foto di Francesco Bini

La vita di Sofonisba Anguissola

Sofonisba Anguissola nasce a Cremona il 2 febbraio 1532, da una famiglia aristocratica di origini piacentine. I suoi genitori ebbero sei figlie femmine (Sofonisba fu la primogenita) ed un maschio. Il padre, Amilcare Anguissola, era ben inserito nell’ambiente culturale cremonese ed era un grande appassionato di arte. Si adoperò molto affinché le figlie studiassero letteratura, musica e pittura, e così oltre a Sofonisba anche altre quattro sue sorelle divennero pittrici. Non tutte però proseguirono la carriera oppure raggiunsero la stessa fama di Sofonisba. Anguissola non dipingeva solo per diletto, bensì l’attività artistica divenne a tutti gli effetti la sua professione. Si ritiene che fu probabilmente condizionata nell’intraprendere la carriera dalle precarie condizioni economiche della famiglia, e che fu il padre stesso a fare in modo che la figlia potesse collaborare nel far quadrare i conti.

Di certo, il padre accompagnò lei, all’epoca undicenne, e la sorella Elena nella bottega del pittore Bernardino Campi, dove restarono a vivere per tre anni. Questa formazione fu possibile per Anguissola proprio grazie all’intercessione del padre, in quanto all’epoca questo privilegio veniva accordato solamente agli artisti uomini.  Campi era inserito nello stile manierista in voga all’epoca, e Anguissola ne riprese gli elementi caratterizzanti per portarli nella ritrattistica, il genere nel quale decise di specializzarsi. Nel 1549 Anguissola si trasferì a Milano ed ebbe come maestro Bernardo Gatti (Il “Sojaro”).

Le prime opere di Anguissola sono datate al 1551, in cui iniziò a dipingere ritratti dei familiari. Ricorreva spesso nelle sue opere la figura della sorella Elena, con cui aveva mosso i primi passi nello studio della pittura ma che poi abbandonò per intraprendere la strada monastica. Presto il nome e l’abilità di Anguissola come ritrattista si diffuse tra artisti e mecenati, grazie ad una intensa attività promotrice del padre. Persino Michelangelo Buonarroti ricevette da parte del padre di Sofonisba alcuni suoi disegni, e volle complimentarsi con lei. In particolare, Michelangelo rimase positivamente impressionato da un disegno che ritraeva il fratellino di Anguissola Asdrubale appena morso da un granchio, riconoscendo l’ottima capacità dell’artista nel captare l’espressione di dolore del bambino. Lo stesso disegno risulterà poi di ispirazione per il Caravaggio e uno dei suoi dipinti giovanili più famosi, Ragazzo morso da un ramarro

Nel 1557 si recò a Piacenza per realizzare un ritratto dell’Arcidiacono, e qui seguì le lezioni di miniaturistica di Giulio Clovio. Egli inoltre, la portò a visitare il Convento di San Sisto, dove era conservata la famosa Madonna Sistina di Raffaello Sanzio, e i dipinti del Pordenone nella Basilica di Santa Maria di Campagna, andando dunque ad arricchire la sua formazione artistica. Gli studi della miniaturistica emergono in alcuni autoritratti di Anguissola di piccolo formato e soprattutto nella sua minuziosa attenzione ai dettagli degli abiti. Un anno dopo, nel 1558, la famiglia di Sofonisba ospitò presso la loro dimora a Cremona l’artista, ma soprattutto storiografo, Giorgio Vasari. Nella celebre antologia di biografie di artisti Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, il Vasari presenta Sofonisba e ne sottolinea il successo presso la corte di Filippo II di Spagna. Nel 1559 il duca d’Alba insistette proprio con Filippo II per chiamare a corte a Madrid Sofonisba come dama d’onore della quattordicenne Elisabetta di Valois, sua promessa sposa, affinché le impartisse lezioni di pittura. Sofonisba lasciò l’Italia per trasferirsi in Spagna nel 1560. Le sue capacità trovarono ampio riconoscimento, infatti le vennero commissionati alcuni ritratti per diverse personalità che gravitavano a corte. Tuttavia Anguissola non era ufficialmente incaricata come pittrice di corte, per cui si narra che venne ricompensata con doni materiali come gioielli e tessuti al posto di concreti compensi economici (secondo altri, invece, il suo compenso era incrementato notevolmente).

Intanto, la regina Elisabetta di Valois morì nel 1568, dopo aver perso in grembo la sua terza figlia, ma Anguissola restò a corte ancora qualche anno come dama di compagnia e ritrattista delle altre due figlie Isabella e Caterina. Sembrerebbe che la corte spagnola, strettamente collegata ad Amilcare Anguissola, il quale del resto aveva fatto parte del Consiglio dei Decurioni di Cremona (un gruppo di governatori che amministravano la città proprio a nome del sovrano spagnolo), avesse partecipato con una cospicua dote affinché la pittrice si sposasse per procura. Le fu assegnato il nobile siciliano Fabrizio Moncada, fratello del vicerè di Sicilia, e così nel 1573 Sofonisba partì di nuovo per stabilirsi a Palermo con il marito. Il matrimonio durò pochi anni, poiché Fabrizio Moncada rimase ucciso durante un attacco pirata mentre si stava dirigendo via mare alla corte di Filippo II, all’altezza di Capri. Anguissola volle dedicare alla memoria del marito il dipinto Madonna dell’Itria, in cui il volto della Vergine è un suo autoritratto e sono rappresentate due piccole barche a ricordare il destino subito dal consorte.

La pittrice lasciò Palermo per tornare a Cremona, e durante il viaggio conobbe un nobile genovese, Orazio Lomellini, vedovo con un figlio. I due si sposarono e Sofonisba si trasferì a Genova, dove rimase per trentacinque anni. Qui, mentre si dedicava spesso a ritrarre nobili spagnoli in visita, venne spinta dal pittore Pier Francesco Piola ad ispirarsi ai genovesi Luca Cambiaso e Bernardo Castello per la propria arte. Nel 1580 la pittrice fece ritorno a Palermo insieme al secondo marito, che qui aveva numerosi interessi. Sofonisba continuò a dipingere incessantemente, nonostante iniziasse a soffrire di un importante problema alla vista che nel tempo peggiorò, rendendole impossibile continuare a dipingere.

La fama come pittrice restò ad ogni modo sempre molto elevata, anche durante gli ultimi anni della sua vita. Fu ammirata da Antoon Van Dyck, che venne in contatto con le sue opere quando arrivò alla corte spagnola per succederle. I due pittori, lui venticinquenne e lei ormai anziana, si incontrarono proprio a Palermo nel 1624, e lui le fece un ritratto. L’anno dopo, nel 1625, la pittrice ormai ultranovantenne spirò in data 16 novembre e fu sepolta a Palermo, nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi. La sua esperienza di artista aprì la strada alle pittrici donne, fino a quel momento presenti nell’arte solo come soggetto, ma mai come esecutrici ufficiali.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto (1554; olio su tela, 19,5 x 12,5 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum)
Sofonisba Anguissola, Autoritratto (1554; olio su tela, 19,5 x 12,5 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum)
Sofonisba Anguissola, Partita di scacchi (1555; olio su tela, 72 x 97 cm; Poznan, Narodowe Muzeum)
Sofonisba Anguissola, Partita di scacchi (1555; olio su tela, 72 x 97 cm; Poznan, Narodowe Muzeum)
Sofonisba Anguissola, Il ritratto della famiglia Anguissola (1558 circa; olio su tela, 157 x 122 cm; Fredensborg, Nivaagaards Malerisamling)
Sofonisba Anguissola, Il ritratto della famiglia Anguissola (1557-1558; olio su tela, 157 x 122 cm; Fredensborg, Nivaagaards Malerisamling)
Sofonisba Anguissola, Presunto ritratto della sorella Minerva (1560; olio su tela, 36 x 29 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)
Sofonisba Anguissola, Presunto ritratto della sorella Minerva (1560; olio su tela, 36 x 29 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Elisabetta di Valois (1561-1565; olio su tela, 205 x 123 cm; Madrid, Prado)
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Elisabetta di Valois (1561-1565; olio su tela, 205 x 123 cm; Madrid, Prado)

Le opere e lo stile di Sofonisba Anguissola

Abile ritrattista, Sofonisba ha realizzato numerosi autoritratti, oltre a ritratti su commissione di personalità regali e aristocratiche. I ritratti di Anguissola risultano interessanti e spiccano rispetto ad altri esempi precedenti o contemporanei, per la scelta di inserire i soggetti in ambientazioni informali composte da sfondi molto vivaci e ricchi e per l’attenzione che l’artista riservava ai dettagli degli abiti, riprodotti con un’attenzione certosina. Si può dire che Sofonisba, quindi, riportasse sulla tela uno scorcio di vita aristocratica, e per questo era molto apprezzata e richiesta.

Anche i suoi autoritratti sono diventati celebri, in quanto nel dipingersi la pittrice riportava simboli e colori che rappresentavano il suo modo di vedersi come donna e come artista, con riferimenti diretti alla virtù e alla modestia. Si veda ad esempio l’Autoritratto del 1554, in cui è presente una giovane Sofonisba pettinata e vestita molto sobriamente, con un abito scuro e senza indossare alcun gioiello, a conferma della morigeratezza della giovane. Ella osserva lo spettatore mentre in mano ha un libro su cui è scritto “Sofonisba Anguissola Virgo Seipsam Fecit 1554”, ovvero “Sofonisba Anguissola creata dalla giovane fanciulla stessa, 1554”. A lungo si è pensato che questo dipinto ritraesse l’infanta di Spagna Isabella (figlia di Filippo II ed Elisabetta di Valois), in quanto si trovava a Vienna ed in effetti l’infanta aveva sposato il cugino duca d’Austria. Ma il ritrovamento di una lettera del padre di Sofonisba indirizzata al duca di Ferrara Ercole d’Este, datata 1556 e che cita questo dipinto come “Autoritratto” ha permesso di ristabilire la natura della figura rappresentata.

Interessante anche l’Autoritratto alla spinetta, realizzato probabilmente sempre nel 1554 e che risulta identico all’opera precedente per la pettinatura dei capelli e l’espressione sul volto della ragazza. Anguissola qui mostra il raggiungimento di una buona padronanza dell’espressività e predilige toni scuri, non stridenti ma morbidi. Inoltre, il fatto che Sofonisba si ritraesse mentre suona la spinetta era un modo per sottolineare come il saper suonare uno strumento fosse uno degli aspetti essenziali dell’educazione di una giovane di alto rango.

Un anno dopo, Anguissola dipinge un’altra opera destinata a diventare celebre: la Partita di scacchi (1555). Vi sono ritratte le tre sorelle, ovvero Lucia (la più grande, che muove gli scacchi mentre guarda lo spettatore), Minerva (l’adolescente di fronte a lei, che discute con la sorella sul gioco), e la piccola Europa (che sorride divertita dalle parole di Minerva). Nella scena è presente anche la governante, ed è possibile notare alcune precise differenziazioni che rendono distanti le sorelle da lei. Infatti, le sorelle sono vestite con abiti eleganti, mentre la governante risulta più umile, e il volto risulta decisamente più anziano. Nel paesaggio alle loro spalle, colorato in azzurro vivo (questa tendenza deriva da una probabile influenza fiamminga) è presente una quercia, simbolo di solidità dei rapporti familiari.

Di simile impostazione è anche Il ritratto della famiglia Anguissola (1557-58) in cui sono ritratti il padre Amilcare, la sorella Minerva e il fratellino Asdrubale. Viene definita come una delle opere più rinomate di Sofonisba, ma anche tra le più complesse per via del formato e dell’impostazione della scena, molto articolata per uno spazio così piccolo. In primo piano sono raffigurati il padre e il piccolo Asdrubale, che è l’ultimo figlio e l’unico maschio, e in quanto tale è oggetto di protezione e di affetto. Per questo Amilcare Anguissola viene ritratto nell’atto di abbracciarlo. Dietro di loro, compare anche Minerva, la sorella già protagonista della Partita di scacchi, che sembra raggiungerli. Insieme a loro è presente anche un cane, storico simbolo di fedeltà. Lo spazio in cui si muovono le figure viene scandito da tre tronchi d’albero legati da un drappo rosso, uno dei quali è spezzato, per ricordare che la vita è breve,  e sullo sfondo viene riprodotto un elaborato paesaggio in piena linea con la Partita di scacchi

Piena espressione dell’attenzione ai dettagli di Anguissola è certamente il Presunto ritratto della sorella Minerva (1560 circa), presunto in quanto potrebbe trattarsi di un altro autoritratto. Qui l’artista si concentra molto diffusamente sui dettagli delle vesti e dei pizzi, dimostrando l’applicazione degli studi di miniaturistica effettuati con Giulio Clovio. In riferimento ai ritratti di personalità importanti e reali europei, si può certamente fare riferimento al Ritratto di Elisabetta di Valois (1561 - 1565). In questo dipinto si riscontrano diversi particolari interessanti, dall’anello con il ritratto in miniatura di Filippo II, un prezioso oggetto che si donava nel Rinascimento alle giovani spose, al colore nero degli abiti che era fortemente voluto da Filippo II per sottolineare l’austerità che vigeva a corte. Anguissola conferì alla regina, seppur in giovanissima età, un’aura di forza e sicurezza. 

Si possono ritrovare la stessa posizione del corpo e delle braccia, oltre che abiti e gioielli simili nel ritratto che Sofonisba fece della figlia di Elisabetta, l’Infanta Elisabetta Clara Eugenia (1599). Degno di nota è infine il Ritratto di Massimiliano II Stampa (1588). Qui tutto è artificiale ed inusuale: il protagonista avrebbe nove anni, ma è ritratto in una posizione da adulto, appoggiato ad una colonna. Indossa abiti neri, quasi certamente a manifestare il lutto per la morte del padre Ermes avvenuta un anno prima, e anche l’espressione del viso è condizionata dal triste avvenimento. Gli occhi sbarrati e la postura rigida del bambino lasciano intendere, infatti, come egli si sia trovato a gestire improvvisamente delle responsabilità molto più grandi di lui. Questa fu una delle prime commissioni di prestigio ottenute da Anguissola.

Sofonisba Anguissola, Ritratto dell'Infanta Elisabetta Clara Eugenia (1599; olio su tela, 194,5 x 110 cm; Parigi, Ambasciata di Spagna)
Sofonisba Anguissola, Ritratto dell’Infanta Elisabetta Clara Eugenia (1599; olio su tela, 194,5 x 110 cm; Parigi, Ambasciata di Spagna)
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Massimiliano II Stampa (1588; olio su tela, 136,8 x 71,5 cm; Baltimora, Walters Art Museum)
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Massimiliano II Stampa (1588; olio su tela, 136,8 x 71,5 cm; Baltimora, Walters Art Museum)
Sofonisba Anguissola, Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola (1559; olio su tela, 108 x 109 cm; Siena, Pinacoteca Nazionale)
Sofonisba Anguissola, Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola (1559; olio su tela, 108 x 109 cm; Siena, Pinacoteca Nazionale)

Dove vedere le opere di Sofonisba Anguissola

Almeno una dozzina di opere della pittrice italiana sono conservate in diversi musei italiani, tra nord, sud e centro. Tra questi ricordiamo: l’Autoritratto (1552-1553) presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, l’Autoritratto alla spinetta (1554-55) nel Museo di Capodimonte di Napoli, la Sacra Famiglia (1559) all’Accademia Carrara di Bergamo, Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola (1559), presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, Autoritratto (1560-61) nella Pinacoteca di Brera di Milano, e altri ritratti.

Il Kunsthistorisches Museum di Vienna conserva alcune celebri opere come l’Autoritratto del 1554 e il Ritratto di Elisabetta di Valois (1559). Nel museo del Prado di Madrid sono conservati alcuni ritratti della famiglia reale , tra cui Anna d’Asburgo (1573) e proprio il sovrano Filippo II di Spagna (1565). Altri dipinti di Sofonisba Anguissola sono presenti in Europa a Poznan, in Polonia, dove è possibile ammirare Partita a scacchi (1555), in Germania, dove si trova il Ritratto di Bianca Ponzoni Anguissola (1557), in Danimarca, a Niva, dove è conservato il Ritratto della famiglia Anguissola (1557-1558), in Francia, in cui il Ritratto della infanta Isabella Clara Eugenia (1599) è conservato presso l’ambasciata di Spagna. Nel Regno Unito è possibile vedere il Ritratto di Alessandro Farnese (c. 1560) a Dublino presso la Galleria Nazionale, e la prima opera attribuita a Sofonisba, Ritratto di Elena Anguissola (o Ritratto di monaca) (1551). Infine, una serie di dipinti è presente negli Stati Uniti, tra cui i più celebri Autoritratto in miniatura (c. 1556) presso il Museo delle Belle Arti di Boston, il Ritratto di Massimiliano II Stampa (1557) nel Walters Art Museum di Baltimora.


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