Un dipinto di Andrea Pazienza salvato dalla discarica diventa caso giudiziario


Quarant’anni fa il Comune di Cesena commissionò un’opera a Pazienza per coprire il cantiere della fontana di piazza del Popolo. Oggi lo Zanardi equestre, salvato dalla discarica da un giovane, è al centro di un contenzioso sulla proprietà.

Quarant’anni dopo la sua creazione, un dipinto di Andrea Pazienza torna alla ribalta, non solo per il suo valore artistico ma anche per le vicende legali che lo coinvolgono. Come scrive il giornale Ansa, l’opera raffigurante lo Zanardi equestre, nacque nel 1985 come parte di un’iniziativa del Comune di Cesena per mascherare i lavori di restauro della fontana cinquecentesca (realizzata da Francesco Masini) di piazza del Popolo a Cesena. Pazienza, allora giovane e poco conosciuto, fu chiamato a realizzare insieme ad altri tre artisti quattro disegni destinati a ornare la copertura in legno installata intorno alla fontana.

Al termine dei lavori, tutti i dipinti furono distrutti dagli operai incaricati di smontare la copertura. Lo Zanardi equestre fu però salvato da Riccardo Pieri, oggi commercialista, che a quell’epoca era un giovane appassionato di arte e delle espressioni underground che il circuito ufficiale tendeva a trascurare. Pieri raccolse i frammenti del dipinto e li ricompose, facendolo restaurare, pur conservando evidenti lacune dovute ai danni subiti. Le altre tre opere della serie andarono perdute. L’opera misura circa tre metri per quattro ed è realizzata con vernice su truciolato. Rappresenta Zanardi, il personaggio più celebre di Pazienza, scomparso nel 1988, in sella a un cavallo. Grazie all’intervento di Pieri, l’opera è sopravvissuta al destino che aveva colpito le altre tre tavole e, negli anni, ha potuto essere esposta in alcune mostre a Bologna, Torino e Roma, su richiesta di Michele Pazienza, fratello dell’artista. L’ultima esposizione è al Maxxi dell’Aquila, nella mostra Andrea Pazienza: la matematica del segno, visitabile fino al 6 aprile.

La vicenda ha sollevato questioni sulla proprietà del dipinto. I carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale hanno avviato un’indagine ipotizzando un’appropriazione indebita da parte di Pieri, conclusasi però con l’archiviazione. Come riporta ancora una volta il giornale, secondo gli inquirenti, l’azione del giovane non configura reato, poiché l’opera sarebbe andata distrutta senza il suo intervento. Nonostante l’archiviazione, Sauro Turroni, ex senatore e all’epoca funzionario comunale promotore dell’iniziativa, ha annunciato un ricorso contro la decisione, confermando che la proprietà dell’opera resta un nodo irrisolto. Per quasi quattro decenni, Pieri ha custodito la tavola preservandola come testimonianza di uno dei maggiori autori italiani degli anni Ottanta. Oggi, oltre al valore artistico, il dipinto è diventato oggetto di dibattito giuridico e culturale: da un lato l’opera sopravvive come testimonianza di Pazienza e della scena artistica underground dell’epoca, dall’altro il contenzioso solleva interrogativi sul ruolo dei privati nella tutela di beni destinati alla collettività.

Andrea Pazienza fotografato dall'amico Vanni Natola (1974)
Andrea Pazienza fotografato dall’amico Vanni Natola (1974)

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