Venezia, messa in vendita la Casa dei Tre Oci, gioiello architettonico e casa della fotografia


La Fondazione di Venezia mette in vendita la Casa dei Tre Oci, gioiello architettonico e casa della fotografia, ufficialmente per ottenere capitali da reinvestire. E si moltiplicano gli appelli contro l'operazione.

Con un incredibile dietro-front rispetto alle smentite di maggio, la Fondazione di Venezia ha messo in vendita la Casa dei Tre Oci, gioiello architettonico dei primi del Novecento, e riconosciuta casa della fotografia di Venezia, dal momento che qui si tengono le mostre di fotografia più amate dal grande pubblico: Werner Bischof, Jacques Henri Lartigue, Fulvio Roiter, Willy Ronis, Ferdinando Scianna, Letizia Battaglia sono soltanto alcuni dei nomi le cui opere sono state esposte negli ultimi due o tre anni nelle sale della Casa dei Tre Oci.

La vendita della casa è una conseguenza dell’approvazione del piano strategico 2021-2023 della Fondazione. Quattro in particolare gli elementi caratterizzanti del piano: il piano di ristrutturazione dei costi; il nuovo progetto per il Museo M9 di Mestre e il conseguente piano di sviluppo del distretto M9 attraverso l’insediamento presso il chiostro di un polo direzionale e di innovazione; le linee di intervento per il territorio (la Fondazione vuole infatti tornare a investire, con azioni in favore di capitale umano, piccole e medie imprese, cultura e sociale, contrasto al disagio educativo, promozione delle politiche di inclusione); piano di riassetto del patrimonio, attraverso la riduzione della quota di patrimonio immobiliare.

La vendita della Casa dei Tre Oci si inserisce proprio nella “riduzione della quota di patrimonio immobiliare”, con l’obiettivo di accrescere l’investimento finanziario e quindi la capacità di intervento sul territorio. Si vende, insomma, per ottenere liquidità da reinvestire per la comunità. “In Consiglio”, ha dichiarato al Gazzettino Emanuela Bassetti, presidente e amministratore delegato di Civita Tre Venezie, la società che ha in gestione la Casa dei Tre Oci, nonché consigliere della Fondazione, “è emerso che il patrimonio è concentrato in maniera macroscopica nell’immobiliare che non dà reddito e si è data perciò la disponibilità a dismettere tutto o parte del patrimonio immobiliare. La vendita dei nostri immobili ci consentirà di tornare ad operare ai massimi livelli insieme alla città e per la città, affiancando in maniera forte le Istituzioni locali nella loro complessa opera di risposta ai bisogni, non solo materiali, dei cittadini e del territorio, oggi tanto più necessari anche alla luce delle emergenze provocate dalla pandemia. La speranza è in particolare quella di cedere la sede sul Rio Nuovo, esageratamente grande, per acquisire un palazzetto di dimensioni più idonee, sempre a Venezia. Abbiamo preso l’impegno di non lasciare il centro storico come sede”.

Il riassetto del patrimonio, assicura la Fondazione di Venezia, verrà realizzato garantendo la massima attenzione al profilo dei soggetti con cui si avvieranno specifiche interlocuzioni, così come alla destinazione d’uso degli immobili, senza che venga a mancare, per questo, una forte e visibile presenza, sia fisica che di azione, della Fondazione di Venezia in città. “La nuova linea d’indirizzo”, ha detto il presidente della Fondazione, Michele Bugliesi, “nasce da un’attenta ed approfondita valutazione, condivisa con gli Organi, sulla necessità di tornare ad operare ai massimi livelli insieme alla città eper la città, affiancando in maniera forte le Istituzioni locali nella loro complessa opera di risposta ai bisogni, non solo materiali, dei cittadini e del territorio”.

Bugliesi ha anche snocciolato i numeri dell’operazione: il patrimonio della Fondazione di Venezia ammonta a 400 milioni di euro, il 30% dei quali (130 milioni) corrisponde a beni immobiliari, una quota, assicura il presidente, che non trova riscontro in nessun’altra fondazione bancaria, dove la media si attesta attorno al 4-5%. Questo comporta dunque, per la Fondazione, una bassa capacità d’investimento, e la vendita della Casa dei Tre Oci (il cui valore patrimoniale è stimato in 6 milioni di euro) si orienta in questo senso: smobilizzare per investire su strumenti finanziari che permettano di raddoppiare la capacità di erogazione della Fondazione. E proprio per questo motivo, peraltro, la Casa dei Tre Oci non sarà l’unico immobile a essere venduto: la volontà è anche quella di mettere sul mercato il palazzo di Rio Novo e una parte del complesso dell’M9.

Nonostante le rassicurazioni di Bugliesi, che ha fatto sapere che la Fondazione avvierà interlocuzioni solo con soggetti la cui missione istituzionale è affine a quella della Fondazione stessa, la città è in subbuglio e partono già gli appelli contro la vendita. Il gruppo consiliare Tutta la città insieme, attraverso una petizione, ha già raccolto tremila firme e presenterà un’interrogazione al sindaco “per sapere”, scrive il consigliere Giovanni Andrea Martini, “se il piano di vendita della Fondazione di Venezia serva non tanto, o non solo, per finanziare i settori della cultura e del sociale, ma per sanare in realtà le perdite dell’M9”. E in effetti il grande museo digitale di Mestre per adesso è stato un flop, praticamente snobbato da cittadini e turisti, o comunque con risultati molto lontani dalle aspettative: da solo ha comportato un disavanzo di 6,9 milioni di euro alla Fondazione.

Anche l’assessore alla coesione sociale, Simone Venturini, è contrariato dall’idea che la Casa dei Tre Oci possa essere venduta: “credo sia un errore”, ha twittato, “anche solo ipotizzare la vendita della Casa dei Tre Oci. Una realtà culturale importantissima per la città. Massima collaborazione alla Fondazione e al nuovo presidente, persona stimata e capace, per trovare percorsi alternativi a questo scenario”. Il sindaco Luigi Brugnaro, a maggio, aveva twittato “la Casa dei Tre Oci non si tocca”, e al momento sembrerebbe non aver cambiato idea.

Nella foto: la Casa dei Tre Oci. Ph. Credit Till Niermann

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