Scuola del Patrimonio, via al Ciclo Classi Aperte del Corso 2018-2020. Apertura con Michele Ainis


Lo scorso venerdì, 19 ottobre 2018, ha preso il via il ciclo di Classi Aperte promosso nell’ambito del Corso Scuola del Patrimonio 2018-2020, organizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali. Il primo appuntamento si è tenuto con il giurista e costituzionalista Michele Ainis che ha affrontato il tema dell’Articolo 9 della Costituzione Italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. L’articolo 9, ha sottolineato Ainis durante l’incontro, “è uno dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale. Parla di promozione e tutela, di cultura e paesaggio, di patrimonio storico e artistico. È importante studiarlo con attenzione, anche per la sua caratteristica di trasversalità e interdisciplinarietà. Ogni Costituzione è la carta d’identità di un popolo, ne rispecchia le attitudini, le tradizioni e il vissuto storico. Per questo dobbiamo esplorarla a fondo e riscoprirne la bellezza”. L’articolo 9, ha poi proseguito il costituzionalista, “è un unicum nel panorama costituzionale contemporaneo ed è nato un po’ per caso. Sebbene a proporlo furono due paladini illustri come Aldo Moro e Concetto Marchesi, era considerato pleonastico e fu approvato nello scetticismo generale, dettato più dalla preoccupazione per la nascita delle regioni italiane quindi per arginare la decentralizzazione. Sottovalutato negli anni Trenta, ha avuto il suo momento di gloria alla fine anni Settanta, quando nacque il movimento ambientalista”.

Con il ciclo di Classi Aperte, che vedranno la presenza, tra gli altri, di Silvia Costa, Salvatore Settis, Fabrizio Barca, Francesco Bandarin, la Fondazione intende condividere con una platea di ospiti e addetti ai lavori, oltre che con i partecipanti del Corso Scuola del Patrimonio 2018-2020, appuntamenti su temi di particolare rilevanza che riguardano il patrimonio culturale. La Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali vuole infatti sperimentare una formazione finalizzata a costruire una comune cultura della responsabilità direttiva di chi opera nel settore del patrimonio culturale. A tal fine, il programma del Corso Scuola del Patrimonio prevede un’integrazione fra competenze tradizionali, competenze innovative legate ai mutamenti in atto nelle società contemporanee e negli specifici settori di riferimento, competenze trasversali come la gestione e amministrazione della tutela, della ricerca e della valorizzazione del patrimonio culturale. La Fondazione, si legge in una nota, “agisce nella convinzione che solo sul nucleo solido delle conoscenze tecnico-scientifiche, acquisito grazie alla formazione universitaria di livello avanzato (Scuola di Specializzazione o Dottorato di Ricerca), possano innestarsi sia saperi ulteriori provenienti da discipline e ambiti diversi, sia la trasmissione delle conoscenze maturate nel contesto concreto della ricerca, della tutela, dell’amministrazione, della gestione e della valorizzazione nel settore del patrimonio culturale”.

È quanto sottolinea anche Marco Cammelli, Presidente della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali: “la Scuola si pone tre macro-obiettivi tra loro connessi: alta formazione, ricerca, diffusione di esperienze. Alla base dei vari Corsi attivati dalla Scuola o in attesa di attivazione (Corso Scuola del Patrimonio, International School of Cultural Heritage, Corsi di Formazione continua), c’è in particolare la necessità di portare l’offerta formativa oltre i tradizionali ambiti disciplinari, che certo sono il punto di partenza ma non quello di arrivo”. Due principi ispirano la Scuola: essere aperta a diverse discipline e a differenti orientamenti culturali e scientifici, e essere dotata di particolare autonomia. La Scuola opera infatti nell’area delle attribuzioni del Ministero dei beni e delle attività culturali, ma è gestita da una Fondazione di diritto privato cui potranno partecipare altri soggetti pubblici e privati. Carla Di Francesco, Direttore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali e già Segretario Generale MIBAC, durante il suo discorso di benvenuto agli studenti del Corso Scuola del Patrimonio, ha voluto porre l’accento sul “manifestarsi, in un momento di così importanti e rapidi mutamenti, di esigenze del tutto nuove nei contesti della gestione del patrimonio culturale, che comportano il bisogno di nuovi saperi e approcci trasversali, la sperimentazione di soluzioni, l’aggiornamento e l’integrazione delle competenze esistenti”.

Sempre Carla Di Francesco, durante l’incontro d’apertura del ciclo Classi Aperte, ha voluto aggiungere alcune considerazioni sul ruolo, sulla natura, sulle finalità e sulle attività della Scuola: “la Scuola del Patrimonio è stata la prima delle molteplici attività assegnate per statuto alla Fondazione a prendere avvio, con l’inizio delle lezioni il giorno 1° ottobre. Si tratta di un corso biennale per 18 allievi selezionati su 400 candidature che prevede un primo anno di lezioni, esercitazioni, seminari, fortemente caratterizzati da trasversalità, sugli ambiti Gestione della Tutela del Patrimonio Culturale, Gestione di Musei e Poli museali, Data Management-Archivi, Data Management-Biblioteche, Sviluppo territoriale e Arte contemporanea. Un secondo anno di internship (presso Amministrazioni pubbliche o presso altri soggetti pubblici o privati), offre all’allievo la possibilità di condurre un progetto di ricerca entro un concreto contesto lavorativo e a contatto con operatori esperti. La Fondazione naturalmente sta lavorando anche per dare attuazione agli ulteriori compiti assegnati, che fanno capo a tre macro-obiettivi tra loro connessi: alta formazione, ricerca, diffusione di esperienze. Nasce infatti per realizzare due importanti iniziative di alta formazione (Corso Scuola del Patrimonio e International School), ma ha la possibilità statutaria di operare anche nella formazione continua (come ad esempio alla formazione del personale del Mibac), nella ricerca e nella divulgazione e supporto (convegni, seminari, supporto alle amministrazioni, ecc.). La Scuola lavora, partendo dagli ambiti disciplinari tradizionali, come integratore di conoscenze diverse, per formare profili direttivi per i beni e le attività culturali. Non offre una formazione specialistica come le altre scuole del Mibac, ma ambisce a diventare il punto di riferimento della classe dirigente (pubblica e privata) del sistema dei beni culturali (occupandosi di management, di gestione del patrimonio). Questo posizionamento è importante alla luce del manifestarsi, in un momento di così forti e rapidi mutamenti, di esigenze del tutto nuove nei contesti della gestione del patrimonio culturale, che comportano il bisogno di nuovi saperi e approcci trasversali, la sperimentazione di soluzioni, l’aggiornamento e l’integrazione delle competenze esistenti”.

Per quanto riguarda le attività, il primo Corso Scuola del Patrimonio 2018-2020 è iniziato lunedì 1° ottobre 2018 alla presenza di Stefano De Caro, già Direttore Generale ICCROM, che ha tenuto la lezione di apertura su “La «nuova» Scuola del Patrimonio nel contesto delle esperienze internazionali”. Il Corso forma alle funzioni direttive nei seguenti ambiti: Gestione della Tutela del Patrimonio Culturale, Gestione di Musei e Poli museali, Data Management-Archivi, Data Management-Biblioteche, Sviluppo territoriale e Arte contemporanea. Il Corso, che prevede un impegno a tempo pieno, ha durata biennale e, come ricordato da Carla Di Francesco, è seguito da 18 allievi (scelti sulla base di 400 candidature). “Pochi e brevi insegnamenti di base/teorici” (così nella nota), “impartiti anch’essi attraverso studi di caso, affiancano numerosi seminari ed esercitazioni, che permettono ai partecipanti sia di acquisire conoscenze e competenze sia di stabilire un contatto diretto con potenziali ambiti lavorativi”. La internship (tirocinio) della durata di un anno e da svolgersi presso uno dei nodi dell’amministrazione pubblica del patrimonio culturale o presso altri soggetti pubblici o privati, vuole offrire all’allievo la possibilità di condurre un progetto di ricerca, concordato con l’ente presso il quale si svolge il periodo di internship, entro un concreto contesto lavorativo e a contatto con operatori esperti. Oltre a questo Corso, la Scuola concorre con Corsi di Formazione continua all’aggiornamento e alla ulteriore qualificazione degli esperti che già operano nell’ambito del patrimonio culturale e alla formazione iniziale di coloro che cominciano ad operarvi, in ambito pubblico, privato, statale e territoriale. Tali programmi di formazione continua e di formazione iniziale sono elaborati, anche su richiesta di enti e istituzioni, sulla base delle esigenze specifiche dei soggetti interessati e in ragione dei diversi gradi di esperienza nel settore. La Scuola prevede inoltre l’avvio nel 2019 di un altro Corso, l’International School of Cultural Heritage, con cui intende diffondere al livello internazionale il modello formativo italiano, in termini di saperi tecnico-scientifici acquisiti a stretto contatto con il contesto concreto del patrimonio culturale e le preziose competenze che intorno ad essi si sono sviluppate nel nostro Paese. Questo Corso è rivolto a 20 giovani laureati stranieri in possesso di una buona preparazione universitaria, provenienti da Paesi di rilevante interesse per l’Italia con i quali l’Italia stabilisce intese bilaterali. Il Corso forma alle funzioni curatoriali nei seguenti ambiti: Restauro e conservazione (in collaborazione con ISCR, OPD, ICRCPAL), Archeologia, Storia dell’Arte, Archivi e biblioteche, Architettura e territori, Gestione dei Musei.

Nell’immagine: Michele Ainis al primo incontro

Scuola del Patrimonio, via al Ciclo Classi Aperte del Corso 2018-2020. Apertura con Michele Ainis
Scuola del Patrimonio, via al Ciclo Classi Aperte del Corso 2018-2020. Apertura con Michele Ainis

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