Scuola del Patrimonio, via alle candidature per il corso 2020-2022. Tutto quello che c'è da sapere


Partono le candidature per il corso 2020-2022 della Scuola del Patrimonio. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

È stato prorogato dal 6 aprile al 24 luglio 2020 il termine per inviare la propria candidatura per il Corso Scuola del Patrimonio 2020-2022: si tratta del corso di alta specializzazione e ricerca per i professionisti del patrimonio culturale organizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, una fondazione di partecipazione per la formazione, la ricerca e gli studi avanzati nell’ambito delle competenze del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che è socio fondatore della Scuola. La proroga è per consentire la partecipazione anche a quei candidati che avranno conseguito il titolo di studio necessario dopo il vecchio termine del 6 aprile, alla luce del decreto Cura Italia che ha prorogato al 15 giugno l’ultima sessione delle prove finali per l’anno accademico 2018/2019 (rimangono comunque invariati i requisiti del bando).

Il Corso è gratuito e mette a disposizione 20 borse di studio annue (ciascuna delle quali di 14.700 euro lordi), ha durata biennale, prevede impegno a tempo pieno da parte degli allievi, e si svolge con attività di aula a Roma, visite di studio e attività di ricerca in Italia, internship (tirocinio) in Italia e all’estero. Al termine del Corso, previa valutazione dell’intero percorso, viene rilasciato il titolo di Diploma di alta specializzazione e ricerca nel patrimonio culturale, cui corrispondono 150 crediti ECTS (European Credit Transfer and Accumulation System), validi e riconosciuti all’interno dello spazio europeo. Il Corso è riservato ad archeologi, architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, storici dell’arte, antropologi fisici e demoetnoantropologi, archivisti, bibliotecari e altri specialisti nelle attività culturali che siano in possesso di titolo di scuola di specializzazione o dottorato di ricerca (almeno biennale) in materie attinenti al patrimonio e alle attività culturali. Per accedere è inoltre necessario non aver compiuto il 36° anno di età alla data del 6 aprile e avere padronanza dell’italiano e dell’inglese. Per leggere il bando o per candidarsi (la scadenza è fissata per il 24 luglio 2020) occorre collegarsi al sito della Scuola.

La selezione degli allievi è affidata a un’apposita commissione di esperti, nominata alla scadenza del bando, e procederà in prima istanza attraverso la valutazione dei titoli e delle esperienze dei candidati, al termine della quale sarà pubblicata sul sito della Scuola una prima lista di ammessi alla fase successiva. Quest’ultima è una prova scritta che verifica la conoscenza della lingua inglese (e della lingua italiani per i candidati residenti all’estero o in possesso di titoli di studio stranieri) e le capacità psico-attitudinali del candidato. Al termine della prova scritta viene pubblicata un’ulteriore graduatoria, dopodiché si terrà il colloquio finale (i candidati dovranno confermare la loro partecipazione entro sette giorni dalla data di pubblicazione del calendario), che si svolgerà, a scelta, alla sede della Fondazione a Roma (il viaggio è a carico del candidato) o in videoconferenza. Il colloquio sarà svolto in lingua italiana e inglese ed è finalizzato ad approfondire le conoscenze, le competenze, le attitudini e le motivazioni del candidato in relazione alle caratteristiche del Corso. Alla fine dei colloqui, la commissione stilerà la graduatoria di ammissione.

Il Corso mira a formare professionisti della cultura fortemente specializzati e dotati di alte competenze. “Oggi il concetto di patrimonio culturale”, si legge nella presentazione del Corso, “si è notevolmente ampliato: è cresciuta la gamma di tipologie, luoghi, beni che ne fanno parte e soprattutto è maturata la consapevolezza della necessità di guardare al patrimonio nel rapporto con l’ambiente fisico, sociale ed economico che lo circonda, tanto più che le politiche culturali sono sempre più orientate a una dimensione di rete e alla sussidiarietà tra pubblico e privato”. Di conseguenza, la società attuale impone sfide che hanno riflessi importanti su cura e gestione del patrimonio culturale. Ed è in questo contesto che nasce il Corso, che, leggiamo ancora nella presentazione, “è strutturato con l’obiettivo di fornire ai neoprofessionisti del patrimonio culturale, ricchi di saperi tecnico specialistici, le competenze per la cura del patrimonio secondo una prospettiva ampia e integrata, necessaria per affrontare le sfide di oggi e immaginare e costruire il domani”. La necessità, in particolare, è quella di “curvare i profili professionali di provenienza per renderli più competitivi e aderenti tanto ai nuovi contesti del patrimonio culturale, quanto ai fabbisogni degli istituti, delle organizzazioni e delle imprese culturali”.

Il Corso si pone come un lungo laboratorio, ed è articolato in lezioni, seminari, esercitazioni e visite di studio (in particolare, il primo anno si seguiranno un ciclo di lezioni introduttive, un modulo comune e tre moduli specializzanti, per poi terminare il secondo anno con un tirocinio): attività didattiche che privilegiano il metodo induttivo e promuove sia il lavoro individuale sia il lavoro condiviso. Entrando nello specifico, le lezioni introduttive affrontano temi emergenti e questioni di fondo (come i processi di patrimonializzazione, a chi appartiene il patrimonio culturale, e così via) per suggerire piste di ricerca che gli allievi dovranno seguire nel corso del primo anno e finalizzare nella organizzazione di un workshop/seminario pubblico. Il modulo comune è suddiviso in alcuni sotto-moduli: i primi affrontano le discipline dell’area giuridico amministrativa ed economico-manageriale col fine di apprendere in modo non scolastico il senso e il ruolo delle norme, i processi di gestione dei progetti e delle organizzazioni. C’è poi un modulo dedicato alle Digital Humanities (informatica umanistica): lo scopo è quello di approfondire le potenzialità offerte dalle tecnologie e il rapporto tra patrimonio culturale e digitalizzazione. Un ulteriore modulo è dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale, mentre l’ultimo dei sotto-moduli comuni verte sulla Cura del patrimonio culturale e del paesaggio: gli allievi approfondiscono, discutono e fanno esperienza di modalità innovative con cui esercitare le attività di cura e gestione del patrimonio culturale e del paesaggio.

Il modulo specializzante assegnato all’allievo consente di affrontare ambiti trasversali ritenuti prioritari per una moderna gestione del patrimonio. Sono tre i possibili percorsi del modulo specializzante, e l’allievo ne può scegliere uno: Patrimonio culturale e sviluppo territoriale, che metterà gli allievi nelle condizioni di promuovere e sostenere processi produttivi, organizzativi e culturali (anche innovativi della propria istituzione o organizzazione) fondati sulla tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale e paesaggistico di riferimento, e sulla cooperazione aperta ai suoi abitanti; Patrimonio culturale e digitalizzazione, che farà acquisire all’allievo le competenze per definire, promuovere e sostenere la visione strategica dei processi di innovazione digitale e tecnologica basata sulle esigenze dell’istituzione culturale e dei suoi pubblici; Patrimonio culturale e mediazione, capace di formare allievi in grado di ricercare, comprendere e definire le esigenze e i bisogni dei portatori di interesse e dei potenziai fruitori al fine di favorire il coinvolgimento e l’accesso fisico e intellettuale al patrimonio culturale.

Infine, l’internship conclude il Corso: la Scuola, in accordo con enti e istituzioni operanti al livello nazionale e internazionale, propone agli allievi progetti di lavoro e ricerca da sviluppare in loco al fine di mettere in pratica e affinare conoscenze e competenze acquisite nel Corso del primo anno. L’allievo non realizzerà solo il progetto assegnato, ma sarà tenuto a produrre un elaborato scritto sotto forma di articolo scientifico di riflessione critica e metodologica su quanto realizzato. Per avere un’idea di chi siano gli insegnanti (direttori di grandi musei, alti funzionari della pubblica amministrazione, giuristi, storici dell’arte, curatori, docenti universitari) e di dove si possa lavorare nel periodo di internship (grandi musei, fondazioni, enti pubblici, aziende private) è possibile scorrere la sezione del sito dedicata al corso 2018-2020, dove si possono trovare molte informazioni.

In tutte le fasi, gli allievi sono costantemente seguiti. “Sia la selezione degli allievi che la selezione di docenti, dei tutor, dei collaboratori e coordinatori di attività formative, scientifiche e di ricerca per il corso Scuola del Patrimonio”, ci fanno sapere dalla Fondazione, “sono definite da appositi Regolamenti, presenti sul sito della Scuola, sia nelle pagine dedicate alla Trasparenza che nelle pagine di edizione del corso”. La Scuola tiene in particolare a segnalare che “i docenti della Scuola del Patrimonio sono più tipicamente operatori e esperti della gestione del patrimonio culturale, provenienti da realtà pubbliche o private, con un bagaglio di esperienze e conoscenze calate nella realtà”.

Quella che la Scuola intende dare ai suoi allievi è, fa sapere, una “formazione aggiornata ai tempi, orientata alla dimensione internazionale, alimentata dalla ricerca. Che si tratti di alta formazione o invece di formazione continua, il modello formativo prediletto è multidisciplinare e trasversale ed integra, per sua natura, didattica ed esperienza. Alla luce delle profonde trasformazioni di ruolo e di senso che oggi investono il patrimonio culturale, le attività formative della Fondazione (senza ignorare le acquisite competenze maturate finora nel nostro Paese) offrono al professionista degli strumenti di gestione in continuo aggiornamento”. E l’obiettivo del Corso è quello di “favorire la continuità fra la formazione specialistica e il mondo del lavoro”. Ma non solo: la Fondazione intende anche promuovere la ricerca con un’attività che è legata a quella formativa, attraverso progetti e programmi, convegni, seminari, conferenze, tavole rotonde, e non mancano anche attività di divulgazione per diffondere la conoscenza di temi connessi alla gestione del patrimonio culturale. Il tutto rivolto a un pubblico di professionisti, di studenti, di appassionati (che vengono raggiunti, per esempio, attraverso il ciclo Classi aperte, incontri durante i quali personalità del settore svolgono lezioni aperte a tutti).

“Il 2019”, fanno sapere i vertici della Scuola, “è stato l’anno del consolidamento organizzativo e del radicamento delle attività. In tema di formazione, oltre al Corso Scuola del Patrimonio, attività di alta formazione, è partita l’attività di formazione continua. In particolare è stata avviata ed è in fase conclusiva la prima edizione della International School of Cultural Heritage, un laboratorio permanente dedicato a professionisti stranieri coinvolti nella gestione dei beni culturali, che ad ogni edizione circoscrive un’area geografica di provenienza dei partecipanti ed un ambito tematico di indagine e studio. Sempre in tema di formazione continua è in lavorazione i programma di informazione e formazione pensato per il Sistema Museale Nazionale che partirà questa primavera”. Ulteriori informazioni si possono trovare in tal senso nelle apposite sezioni del sito della Scuola (“Ricerca” e “Appuntamenti”).

Nell’immagine: un gruppo di allievi del corso 2018-2020 in visita di studio a Palazzo Altemps, Roma.

Scuola del Patrimonio, via alle candidature per il corso 2020-2022. Tutto quello che c'è da sapere
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