Palazzo Cini ospita la prima personale veneziana di David Salle: esplora l'uso dell'IA nella pittura


In occasione della Biennale Arte 2026 e della sua prima mostra personale in città, la Galleria di Palazzo Cini a Venezia ospita un’esposizione dedicata a David Salle. L’artista newyorkese esplora l’impiego dell’intelligenza artificiale come strumento per analizzare e ridefinire i meccanismi della pittura. 

In occasione della Biennale Arte 2026, la Galleria di Palazzo Cini a Venezia ospita la prima mostra personale in città di David Salle, nella quale l’artista newyorkese esplora l’impiego dell’intelligenza artificiale come strumento per analizzare e ridefinire i meccanismi della pittura. La mostra David Salle. Painting in the Present Tense, curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, e visitabile dal 5 maggio al 27 settembre 2026, è sostenuta dalla galleria Thaddaeus Ropac Gallery.

Per sviluppare il progetto, Salle ha addestrato un modello di intelligenza artificiale utilizzando come base i suoi Tapestry Paintings (1989–1991), una serie di opere ispirate ad arazzi imperiali russi del XVIII secolo che, a loro volta, reinterpretavano dipinti italiani del XVI e XVII secolo. Da questo processo nascono nuovi lavori pittorici in cui tempo, linguaggi e luoghi diversi si sovrappongono e si fondono. Nonostante il forte legame con la tradizione della pittura su tela, l’artista ha integrato le tecnologie digitali nella propria pratica. La collaborazione con l’IA rappresenta anche una forma di risposta critica all’idea che le macchine possano sostituire la creatività umana. Come afferma lo stesso artista: “Un modo per sovvertire una tecnologia egemonica è cooptarla per i propri fini”.

Dal 2022 Salle sperimenta attivamente la generazione di immagini tramite intelligenza artificiale, sviluppando un modello personalizzato addestrato soprattutto sui materiali del proprio lavoro. L’intento non è delegare alla macchina il ruolo creativo, ma introdurre un elemento di discontinuità capace di mettere in discussione le sue stesse modalità artistiche. “È un modo per uscire da me stesso”, spiega. L’IA non produce direttamente disegni o dipinti: piuttosto scompone e altera la struttura dello spazio compositivo, ricombinandone gli elementi in configurazioni nuove. Il risultato è una serie di opere che affrontano una questione centrale del nostro tempo: quale parte dell’espressione umana sopravvivrà all’emergere di un’intelligenza artificiale sempre più autonoma?

I Tapestry Paintings originari riflettevano una caratteristica fondamentale della poetica di Salle: la simultaneità delle immagini. I dipinti italiani del XVI e XVII secolo, con soggetti che spaziano da scene bibliche a ritratti di corte, nature morte e rappresentazioni di genere, erano stati trasformati in arazzi dai tessitori russi, attraverso complesse lavorazioni in lana e seta. Salle riportò queste composizioni tessili nel linguaggio della pittura su tela, creando immagini stratificate e liriche, tipiche della sua produzione. In molte opere introdusse inoltre pannelli separati inseriti nella superficie della tela, concepiti per interrompere la struttura compositiva e generare contrasti di ritmo e significato. Tutti gli elementi visivi (lo sfondo ispirato all’arazzo, la pittura sovrapposta e le immagini aggiuntive) devono essere percepiti insieme, nella loro presenza simultanea.

David Salle, Workplace (olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Workplace (olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Mime (2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 x 3,8 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Mime (2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 x 3,8 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Yellow Shawl (2025-2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 152,4 x 195,6 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Yellow Shawl (2025-2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 152,4 x 195,6 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens

Nella mostra di Palazzo Cini a Venezia questo processo di trasformazione viene ulteriormente ampliato. Passando attraverso il modello di IA sviluppato da Salle, le figure e le scene, già reinterpretate più volte rispetto ai loro modelli italiani originari, vengono deformate fino a diventare astrazioni dinamiche e diffuse. Pur radicalmente mutate, mantengono tracce riconoscibili sia dei dipinti originali dell’artista sia del patrimonio storico da cui derivano. Le immagini generate vengono stampate su tela e costituiscono la base su cui Salle interviene pittoricamente. L’artista reagisce in modo intuitivo: corregge, enfatizza o altera i pixel stampati con il pennello e aggiunge ulteriori elementi dipinti, caratterizzati da colori intensi e contrasti marcati. In questo modo una tecnica antica come la pittura a olio convive con una tecnologia digitale contemporanea.

Nel risultato finale compaiono cortigiani, nudi, sovrani e cavalieri in armatura trasformati dalle distorsioni dell’intelligenza artificiale, che si confrontano sulla superficie pittorica con frammenti di pubblicità di moda, pile di tazze da tè e altri oggetti tipici della natura morta. Realtà dipinta e realtà simulata si intrecciano, generando composizioni fluide che sfuggono a ogni collocazione precisa nel tempo o nello spazio.

Se da un lato l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare e sintetizzare enormi quantità di immagini (un procedimento simile a quello che Salle ha praticato nella pittura per tutta la sua carriera) inizialmente la macchina non possedeva una comprensione dei principi fondamentali della pittura, come contorni, margini o relazioni tonali. L’artista ha quindi fornito all’IA equivalenti digitali di questi valori, spiegandole, ad esempio, come una pennellata possa allo stesso tempo definire un bordo e agire come elemento espressivo autonomo. In questo modo la macchina assume il ruolo di partner creativo “junior”, capace di rielaborare il lavoro dell’artista muovendosi liberamente tra passato e presente, reale e immaginario, con risultati talvolta sorprendenti, stranianti o persino provocatori.

In queste opere secoli di storia dell’arte sembrano rincorrersi mentre l’intelligenza artificiale entra nella logica circolare della pittura di Salle. La mimesi, che è alla base sia dell’IA sia della pratica pittorica, viene portata ai suoi limiti come forza creativa. L’artista descrive questo processo come una forma di “ventriloquismo”: un’indagine su quanto l’imitazione possa spingersi oltre prima che il rapporto tra realtà e rappresentazione si dissolva nel paradosso o nel nonsenso.

Il contesto di Palazzo Cini aggiunge un ulteriore livello di significato a questo percorso. Le sale inferiori del palazzo custodiscono dipinti rinascimentali italiani e oggetti d’arte decorativa, tra cui arazzi risalenti al XV secolo, mentre i piani superiori sono dedicati all’arte contemporanea. Questo dialogo tra epoche diverse riflette e amplifica l’approccio storico e stratificato delle opere di Salle, creando una sorta di mise en abyme, un continuo rimando tra passato e presente.

La collaborazione con l’intelligenza artificiale diventa una sfida: recuperare il controllo creativo e, come afferma l’artista, “strappare il significato alla direzione verso cui l’intelligenza artificiale lo sta conducendo, riportandolo nelle mani dell’uomo”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostra David Salle. Painting in the Present Tense
CittàVenezia
SedeGalleria di Palazzo Cini
DateDal 05/05/2026 al 27/09/2026
ArtistiDavid Salle
CuratoriLuca Massimo Barbero
TemiArte contemporanea, Venezia, Intelligenza Artificiale, Pittura



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