Al MAC di Lissone, la personale di Simone Bergantini vuol essere un “allenamento culturale” per il pubblico


Dal 23 febbraio al 21 aprile 2019, il MAC di Lissone ospita ’The Golden Path’, personale di Simone Bergantini.

Dal 23 febbraio al 21 aprile 2019, il MAC - Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (Monza-Brianza) ospita la personale The Golden Path di Simone Bergantini (Velletri, 1977), a cura di Alberto Zanchetta. La mostra vuole rappresentare, in opposizione all’imperante edonismo della nostra società, che celebra il culto della bellezza e ci condanna inesorabilmente all’atrofia mentale, un ideale percorso di fitness disseminato di sculture che sottopongono il fruitore a uno sforzo d’attenzione e concentrazione. Inizialmente sviluppato sotto forma di manuale d’istruzioni, con disegni tecnici che illustrano le fasi d’assemblaggio di giunti ed elementi modulari, The Golden Path può essere concepito alla stregua di un progetto open source.

A beneficiare di questi esercizi non saranno però i nostri corpi, bensì le nostre facoltà cerebrali; le strutture ginniche ideate da Bergantini in collaborazione con lo studio di architettura Kurmak risultano infatti troppo esili e preziose per soddisfare un utilizzo pratico, discrepanza che si riscontra anche negli ambienti ad esse riservate, ossia le sale museali, avulse all’espletamento di qualsivoglia attività fisica.

Allo sfavillio dell’oro 24k, che imperla le strutture metalliche, si contrappone invece la grisaglia della sequenza fotografica che immortala una serie di trofei, decostruiti e ricomposti dall’artista in totale libertà, assecondando un’estetica minimalista che ammicca sia all’eros sia al thanatos. Ridotti alla bidimensionalità, i premi risultano inconsistenti e svuotati del loro prestigio: sono stati convertiti da simboli in stereotipi, intenzionalmente schierati su un’unica linea d’orizzonte che ne mette in evidenza la forma asettica e anonima. Giocando sulla dicotomia tra spazio reale e virtuale, Bergantini rende il pubblico partecipe di un allenamento culturale (che è anche un “simulacro inverso” della collettività che ci circonda) per riscoprire le virtù della mente, e non più solo quelle del corpo.

Simone Bergantini nasce nel 1977 a Velletri, in provincia di Roma. Lavora e vive tra Torino e Milano, dove dal 2013 insegna Fotografia presso l’Accademia di Brera. Laureato in Storia dell’Arte all’Università Sapienza di Roma, nel 2004 si trasferisce a Milano dove inizia il suo percorso artistico. Per diversi anni lavora come assistente nel mondo della fotografia di moda e pubblicitaria, ove apprende gli strumenti di quel linguaggio che tuttora rimane il suo principale mezzo espressivo e campo di indagine privilegiato. Oltre ad aver esposto in gallerie italiane ed estere, negli ultimi anni Simone Bergantini ha vinto alcuni tra i più prestigiosi premi internazionali e nazionali per la fotografia come il FOAM Talent Call e il Premio Terna 02. Il suo lavoro è stato pubblicato sulle maggiori riviste internazionali di fotografia come Der Greif, Blow, Vice, Foam, ed esposto presso istituzioni pubbliche e private in Europa, Stati uniti e Asia.

Per tutte le info è possibile visitare il sito del MAC oppure il sito della Galleria Pack, la galleria di riferimento dell’artista.

Immagine: Simone Bergantini, The Golden Path ,dettaglio (2018; ottone e oro 24K). Courtesy the artist and Galleria PACK

Al MAC di Lissone, la personale di Simone Bergantini vuol essere un “allenamento culturale” per il pubblico
Al MAC di Lissone, la personale di Simone Bergantini vuol essere un “allenamento culturale” per il pubblico


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