La Quadreria del Castello: la splendida collezione di Michelangelo Poletti


La raccolta di Michelangelo Poletti, con pezzi tra la fine del XV secolo e il XVIII secolo, si contraddistingue come unicum a livello privato ma anche nazionale. È esposta per la prima volta al grande pubblico nella mostra La Quadreria del castello (Bologna, Palazzo Fava).

La raccolta di Michelangelo Poletti, con un estratto di ottantacinque pezzi appartenenti a quella collezione di area emiliana e datati tra la fine del XV secolo e il XVIII secolo, si contraddistingue come unicum a livello privato ma anche nazionale. Esposta per la prima volta al grande pubblico nella mostra La Quadreria del castello (Bologna, Palazzo Fava, dal 7 aprile al 24 luglio 2022, a cura di Angelo Mazza e presentata da Genus Bononiae - Musei nella città), si sviluppa attraverso le sale del prezioso rinascimentale Palazzo Fava, definito da Roberto Longhi “un romanzo storico immaginato sulla grande pittura precedente, capace di oltrepassare le sacche del manierismo e di comunicare direttamente ad apertura non di libro, ma di finestra”. La copiosa e appassionata collezione dell’imprenditore bergamasco e Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, custodita nelle sale della sua residenza (dal 1995) sita nel Castello di San Martino in Soverzano, tra Budrio e Minerbio, fondato dagli Ariosti durante il XIV secolo, consta di 530 opere acquistate da gallerie di antiquari e aste italiane, europee e americane.

La raccolta, nata circa quarant’anni fa con un Ritratto di uomo appartenente alla cerchia dei Carracci acquistato dalla restauratrice Maricetta Parlatore, si arricchisce sin da subito di piccoli capolavori tra cui una delicatissima Maddalena penitente con angelo che regge la corona di spine di Marcantonio Franceschini, eseguita per il conte Leoni di Piacenza, primo e unico quadro ad adornare le pareti del castello il giorno della sua inaugurazione e la Salomè con la testa di Battista di Pietro Ricchi che sancisce l’incontro con lo storico dell’arte Angelo Mazza, il cui ruolo di consulente e artefice della pinacoteca personale del dottor Poletti risulterà fondamentale nella sua formazione e sviluppo. Come fondamentali saranno i consigli che lo accompagneranno negli anni a seguire, dispensati proprio dalla stessa Parlatore quando era appena ventisettenne: “vai in Pinacoteca, affina i tuoi occhi, perfeziona il tuo gusto, lì troverai il bello; guarda la luce, osserva le ombre, ammira il colore, ma soprattutto fatti penetrare dal messaggio che l’artista vi ha impresso”.

La collezione Poletti si caratterizza per essere “aperta”, nel duplice significato d’essere “in fieri” e disponibile alla condivisione in un’ottica di mecenatismo: lo testimoniano alcune aperture speciali al castello a gruppi, associazioni culturali, studenti o addetti ai lavori e la disponibilità a prestiti di opere all’interno di grandi mostre (ricordiamo a questo proposito il Padre eterno in volo con angeli, lunetta cinquecentesca che in origine sormontava la pala d’altare della chiesa di Sant’Agostino di Cesena di Girolamo Genda, esposta nel 2019 in occasione della mostra Raffaello e gli amici di Urbino presso il palazzo Ducale).

Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti
Il Castello di San Martino in Soverzano, sede della Collezione Michelangelo Poletti

La raccolta ha il merito d’aver dato voce anche ad alcuni pittori meno noti tutelati dalla Soprintendenza talentuosi e di carattere, tralasciati dal commercio internazionale, valorizzato dipinti sottostimati estromessi dal mercato e da grandi esposizioni e d’aver intrapreso, al contempo, un attento lavoro di restauro e di stampo filologico. Quest’ultimo aspetto ha permesso ad alcune opere smembrate o disperse d’essere riassemblate; emblematico l’olio su tela raffigurante lo Svenimento di Porzia assistita da un’ancella di Lorenzo Pasinelli che sembra essere stato tagliato in tre parti nel 1669 da un indispettito conte Fava che aspettava da tempo che fosse ultimato e che torna ad essere affiancato dai due frammenti minori identificati di recente e che originariamente lo componevano, ovvero il Busto di un’ancella e il Busto di soldato.

La Quadreria conserva al suo interno alcune opere soggette a vincolo ministeriale come la lunetta raffigurante il Padre eterno benedicente con cherubini di Marco Palmezzano, la tavola con la Presentazione del Bambino al tempio di Antonio Pirri, la tela di Bartolomeo Cesi con Annibale fanciullo giura odio eterno contro i Romani proveniente dal senatorio Palazzo Albergati di via Saragozza e dove il messaggio contenutistico si fonda con alti virtuosismi figurativi. Tale obbligo ministeriale, che limita il proprietario nell’esercizio del diritto di proprietà impedendone l’esportazione e rendendolo responsabile della loro buona conservazione, non ha frenato Michelangelo Poletti dall’acquisirle ma anzi sembra averlo spronato considerandolo un valore aggiunto. Un altro aspetto degno di nota, a caratterizzare questa collezione, è quello d’aver fatto rientrare in Italia dipinti attraverso aste internazionali: ne sono un esempio il Sacrificio di Isacco di Camillo Procaccini e il Ritratto di bambino con vaso di fiori di Elisabetta Sirani entrambi acquisiti da un’asta Sotheby’s di Londra e la Testa di soldato con elmo e bastone di comando di Donato Creti battuto presso la casa d’aste Dorotheum di Vienna.

Pur vantando un invidiabile corpus di pezzi prevalentemente appartenenti all’area emiliano romagnola databili tra la fine del Quattrocento e l’inizio dell’Ottocento, la pinacoteca di Michelangelo Poletti annovera al suo interno lavori (nella quasi totalità dei casi di certa tracciabilità storica) eseguiti da pittori veneti, lombardi, toscani , genovesi, napoletani, cosiddetti “itineranti”e appartenenti a ordini religiosi.

All’interno dell’area emiliano-romagnola si nota una cospicua presenza di opere eseguite da artisti assidui frequentatori della scuola dei Carracci, a loro volta collezionati dal conte Alessandro Fava, quali Lorenzo Pasinelli, Donato Creti, Ercole Graziani, Aureliano Milani (Giulio Cesare Malvasia racconta che il conte fece disporre nel salone affrescato dai Carracci “un comodo ponte movibile, per utile della studiosa gioventù, che corrispondendo a sì cortese magnificenza, nol lascia mai voto”). Tra questi quadri segnaliamo, il Cupido dormiente disarmato dalle ninfe ricordato da Giampietro Zanotti come “uno de’ più belli, che possino uscire di qual si sia gran pittore”e Rebecca al pozzo disseta Elezer (datato 1665), entrambi di Lorenzo Pasinelli che proprio a Palazzo Fava tra il 1674 e il 1675 fondò una scuola; il San Girolamo penitente, un olio su tela risalente al 1690 dall’allievo Donato Creti appena diciannovenne con dedica al suo protettore Alessandro Fava; il Bacco, una rara scultura di terracotta realizzata da Donato Creti e firmata con le sue iniziali.

All’interno della raccolta non manca la presenza di alcune di quelle che possono essere ritenute figure chiave femminili della storia dell’arte bolognese come Lucia Casalini, Lavinia Fontana (figlia del celebre Prospero Fontana, molto ricercata da tutte quelle personalità importanti che ambivano ad avere un ritratto che rimarcasse la propria posizione sociale e professionale), Elisabetta Sirani, presente, oltre che col succitato Ritratto di bambino, anche con un’intensa Figura allegorica della Filosofia eseguita in giovane età e ispirata a versi petrarcheschi.

Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari
Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari
Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari
Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari
Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari
Sala della mostra La Quadreria del Castello
Sala della mostra La Quadreria del Castello. Foto di Marco Baldassari

Un pezzo molto interessante da un punto di vista storico artistico, inseguito a lungo da Poletti prima di riuscire ad acquisirlo, è la grande pala d’altare della Madonna con il Bambino in trono e i santi Pietro, Paolo, Francesco d’Assissi e Antonio da Padova del XV secolo attribuita al forlivese Maestro dei Baldraccani (attivo negli anni di Melozzo e Caterina Sforza), citata in un famoso articolo di Federico Zeri apparso sulla rivista Paragone nel 1986 in cui lo studioso dichiarava d’averla studiata prima del 1973 in casa Muti-Bussi a Roma. Un quadro dal potente estro compositivo che risente di influenze fiamminghe forse non dirette ma filtrate da artisti toscani quali Ghirlandaio e Piero di Cosimo e che vede una Madonna assisa su un trono di grande inventiva ornato da capitelli scolpiti da figure allegoriche e posto in cima a un doppio gradino decorato, affiancata in primo piano dai santi Pietro e Paolo e da due santi francescani sullo sfondo (di cui molto probabilmente uno è identificabile in San Francesco) e per questo probabilmente proveniente da una chiesa appartenente a tale ordine.

Nell’ambito del Cinquecento bolognese la collezione raccoglie opere di Camillo Procaccini, di Denijs Calvaert, pittore d’Anversa stabilitosi a Bologna, e di Bartolomeo Passerotti di cui si segnala un dipinto circolare, collocato nella biblioteca del Castello, il Padre eterno benedicente con angelo, sormontato dal nimbo triangolare dorato a simboleggiare il mistero trinitario, in cui è impossibile non ravvisare la componente michelangiolesca, molto probabilmente da attribuire a un allievo della scuola di Raffaello, Giovan Francesco Penni detto il Fattore.

Tra i pittori seicenteschi e settecenteschi, la Quadreria annovera al suo interno lavori di Giovanni Andrea Donducci detto il Mastelletta (di cui menzioniamo due opere la cui composizione risulta di grande impatto narrativo-teatrale: Cristo e l’adultera, bozzetto di un quadro di tre metri posseduto da Giustiniani e Il ritorno del figliol prodigo, che risente della scuola di Guido Reni), Giovanni Andrea Sirani e Simone Cantarini (intenso il suo incompiuto Filosofo con compasso, probabilmente raffigurante Euclide, rimaneggiato nel corso del XIX secolo) e di Francesco Monti, Giuseppe Marchesi, Nicola Bertuzzi e Giuseppe Varotti, Ubaldo e Gaetano Gandolfi (appartenenti al barocchetto bolognese), nonché di Giovanni Maria Viani e figlio, Carlo Cignani e del suo allievo Marcantonio Franceschini. Alcuni di questi saranno i protagonisti della nascente Accademia Clementina di Bologna sostenuta da papa Clemente XI che, insieme al conte Pietro Ercole Fava, sarà tra i suoi fondatori e che eleggerà Palazzo Fava come sede delle prime riunioni organizzative.

Risale al 1769 il modello preparatorio di Jacopo Alessandro Calvi (donato di recente alla Fondazione Carisbo) dell’opera San Francesco implora la protezione della Madonna sui pellegrini, installata presso la chiesa di Santa Maria della Vita di fianco al Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, realizzata originariamente per l’Ospedale di San Francesco che sorgeva all’inizio di via San Felice, mentre si colloca a cavallo tra il Sette e l’Ottocento il modelletto Isabella d’Aragona chiede protezione a Carlo VIII in visita al duca morente, eseguito da Pelagio Palagi.

Marcantonio Franceschini, Maddalena penitente con angelo in volo che regge la corona di spine (olio su tela, 151 x 114 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Marcantonio Franceschini, Maddalena penitente con angelo in volo che regge la corona di spine (olio su tela, 151 x 114 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Donato Creti, Bacco (terracotta, 8,3 x 8,3 x 32,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Donato Creti, Bacco (terracotta, 8,3 x 8,3 x 32,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Lorenzo Pasinelli, Svenimento di Porzia assistita da un’ancella (olio su tela, 134,5 x 104,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Lorenzo Pasinelli, Svenimento di Porzia assistita da un’ancella (olio su tela, 134,5 x 104,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Giovanni Andrea Donducci detto il Mastelletta, Cristo e l’adultera (olio su tela, 95 x 70 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Elisabetta Sirani, Figura allegorica della Filosofia (olio su tela, 93 x 74,8 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Elisabetta Sirani, Figura allegorica della Filosofia (olio su tela, 93 x 74,8 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Simone Cantarini, Filosofo con compasso (Euclide?) (olio su tela, 104 x 86,3 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Simone Cantarini, Filosofo con compasso (Euclide?) (olio su tela, 104 x 86,3 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Johannes Ispanus, Deposizione del corpo di Cristo nel sepolcro e santi (1510 circa; olio su tavola, 42,3 x 82,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Johannes Ispanus, Deposizione del corpo di Cristo nel sepolcro e santi (1510 circa; olio su tavola, 42,3 x 82,5 cm; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Lorenzo Pasinelli, Cupido dormiente disarmato dalle ninfe (olio su tela, 149,5 x 221,5; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)
Lorenzo Pasinelli, Cupido dormiente disarmato dalle ninfe (olio su tela, 149,5 x 221,5; San Martino in Soverzano, Collezione Michelangelo Poletti)

Tra gli esempi figurativi di area veneta si distinguono: Mosè che fa scaturire le acque di Pietro de Marascalchi detto lo Spada, manierista attivo a Belluno, la Visitazione di Antonio Bellucci, modelletto per la pala nella chiesa delle Salesiane di Vienna, un paio di ovali attribuiti al francese Louis Dorigny attivo principalmente a Verona (l’Allegoria del giudizio giusto e l’Allegoria della Concordia) inseriti nel salone da ballo della Cà Tron di Venezia, sul Canal Grande.

Appartenenti all’area lombarda segnaliamo alcune opere quali l’Adorazione dei pastori alla presenza di san Luca del Vimercati, uno dei massimi esponenti del barocco lombardo, il Martirio di sant’Agnese e una Carità di Giulio Cesare Procaccini; mentre tra i toscani menzioniamo l’Allegoria della Prudenza e della Giustizia, una Crocifissione e una Resurrezione di Francesco Conti, la tavola con Santa Caterina d’Alessandria di Raffaellino del Colle.

Tra i genovesi spiccano le sei imponenti tele di Antonio Lagorio detto il Genovesino (lo stesso soprannome del più noto Luigi Miradori), provenienti da Palazzo Grassi, il cui stile missa quello del personale barocco rivisitato di Valerio Castello al tardo manierismo del Parmigianino. Tra i napoletani citiamo la tela di Nunzio Rossi con Santa Cecilia, il Ritratto di Diego Pignattelli d’Aragona ideato in occasione della sua elevazione all’ordine del Toson d’oro ed affiancato da un servitore africano (su modello di Van Dyck) ad opera di Francesco Solimena il cui il modelletto è custodito al Metropolitan Museum di New York.

Tra quei pittori itineranti, non stabili, emergono Johannes Hispanus con la Deposizione del corpo di Cristo nel sepolcro e santi (un artista a lungo studiato da Federico Zeri, molto affascinante, dalle plurime influenze pittoriche che da Perugino vanno a Pinturicchio, da Bellini a Giorgione, da Dosso Dossi ad Amico Aspertini) e Filippo da Verona con la Madonna con il Bambino nel paesaggio.

Tra i pittori appartenenti agli ordini religiosi, ricordiamo il cappuccino Paolo Piazza con una Presentazione del Bambino al tempio, fra’ Semplice da Verona con la Madonna con il Bambino e san Felice da Cantalice e suor Orsola Maddalena Caccia (che si distinse per una considerevole produzione di pale d’altare e nature morte) con un Concerto di cinque angeli.

A conclusione della raccolta di Michelangelo Poletti: un artista del Novecento, Carlo Corsi; pittore di luce, protagonista insieme a Protti, Romagnoli, Fioresi e Pizzirani della cosiddetta “Moderata avanguardia bolognese”e presente con lavori, che coprono l’intera sua carriera artistica, il cui soggetto privilegiato è la vita quotidiana e la figura femminile e che vanno dai carboncini del periodo dell’Accademia, agli acquerelli, agli oli sino ai collages astratti e alle nuove sperimentazioni.


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