Tracey Emin, la controversa artista che mostrò i nomi di tutte le persone con cui dormì


Conoscete Tracey Emin? È una controversa artista contemporanea inglese le cui opere (come 'My Bed') hanno sempre suscitato scalpore.

Conoscete l’artista contemporanea Tracey Emin? Se no, leggete questo articolo di Cultura Colectiva scritto da Julieta Sanguino e tradotto dalla nostra Ilaria. Diteci poi cosa ne pensate ;)

La sua opera consisteva in una tenda da campeggio piena di nomi. Tutte le persone con cui l’artista dormì almeno una volta comparivano nella piccola tenda. Erano quindi inclusi due bambini persi durante la gravidanza, il suo fratello gemello, tutti i suoi compagni di sesso o familiari con cui talvolta aveva passato la notte. Ovviamente il titolo dell’opera predisponeva all’eccitazione dello spettatore, ma in realtà l’artista dotava la sua opera di un significato molto più profondo e intimo.

Tracey Emin, The last thing I said to you was don't leave me here I
Tracey Emin, The last thing I said to you was don’t leave me there I (2000; stampa digitale su carta, 80,5 x 109,5 cm; varie collocazioni)

Intitolata Everyone I Have Ever Slept With 1963 – 1995 o My Tent, è considerata un’opera che induce a opinioni contrastanti nell’arte contemporanea ed è diventata un’icona. Al suo interno comparivano 102 nomi di persone che fino al 1995 avevano dormito con lei e, naturalmente, il titolo fu molto spesso mal interpretato, dato che gli furono attribuite connotazioni sessuali. Dentro la tenda da campeggio si leggevano i nomi delle “persone con cui avevo condiviso il letto o la parete. In altri casi si trattava solo di persone con cui mi ero rannicchiata a dormire per qualche ora, come mia nonna. Di solito mi sdraiavo nel suo letto e le tenevo la mano. Ascoltavamo insieme la radio fino ad addormentarci. Non farlo con chi non ami o con chi non te ne importa”.

Amici, familiari, compagni di bevute e amanti, tutti presenti in un piccolo spazio che sembra significare di più di quello che possiamo vedere superficialmente. Uno dei suoi fidanzati, l’artista Billy Childish, occupa uno degli spazi più importanti nella tenda: infatti al centro di essa si legge “Con te, sempre con te, senza dimenticare mai”.

Tracey Emin, Everyone I slept with 1963-1995
Tracey Emin, Everyone I slept with 1963-1995 (1995; tenda con decorazioni, materasso e luci, 122 x 245 x 214 cm; già Londra, Momart, distrutta nel 2004)


Tracey Emin, Everyone I slept with 1963-1995, dettaglio
Tracey Emin, Everyone I slept with 1963-1995, dettaglio

L’artista realizzò quest’opera quando aveva una relazione con Carl Freedman. Quest’ultimo fu più tardi il curatore della mostra collettiva Minky Manky alla South London Gallery e la tenda divenne l’attrazione principale dell’esposizione. Sui quotidiani il titolo più diffuso era “Ha dormito con tutti, perfino col curatore”. Charles Saatchi, uno dei più importanti collezionisti d’arte, acquistò l’opera, ma nel 2004 un incendio nel magazzino del Momart di Londra la distrusse: l’artista si rifiutò di realizzarla nuovamente.

Tracey Emin è stata ripudiata dai circoli d’arte contemporanea per la sua opera ridicola e assurda, che nasce sempre dall’intimità della sua vita personale e invade i confini artistici più notevoli. Infatti, una delle sue opere più note, intitolata “My Bed”, consiste semplicemente in un letto sfatto con attorno oggetti di uso quotidiano, come preservativi e assorbenti. L’opera ha vinto il premio Turner ed è stata venduta a più di 150 mila sterline.

Tracey Emin, My bed
Tracey Emin, My bed (1998; materasso, lenzuola, cuscini e oggetti vari, 79 x 211 x 234 cm; Collezione privata)

Come My Bed, Everyone I Have Ever Slept With 1963 – 1995 è una delle sue opere seminali e l’artista la considera un lavoro artistico fantastico e meraviglioso. Quando l’incendio invase il Momart, i tabloid criticarono il comportamento della Emin: “È strano sentire parlare di perdite irrimediabili... ma davvero? Sicuramente si pensa che molte di queste opere si possano rifare. Non sarebbe molto difficile per Tracey Emin riscrivere i nomi di tutte le persone con cui ha dormito nella piccola tenda da campeggio, anche se sicuramente bisognerà aggiornarla partendo dal 1995”. Tuttavia, Tracey affermò che l’ispirazione, sempre personale, le venne dieci anni prima e che per questo motivo era impossibile ricreare l’emozione.

La Emin crebbe nel peggiore degli ambienti possibili. Passò i suoi primi mesi di vita in un’incubatrice con il fratello gemello e, quando venne l’ora, uscirono solo per trascorrere l’infanzia in una pensione condivisa con occupanti abusivi. Ebbe rapporti con il suo gemello, a tredici anni fu violentata, subì due aborti, ma fu premiata nel mondo dell’arte. Si nutriva solo di pollo fritto e vodka. Ispirandosi sempre alle opere di Edvard Munch ed Egon Schiele, Tracey Emin si distinse in età adolescenziale per essere stata un’artista dipendente dalle droghe, dall’alcol e dall’arte.

Tracey Emin, I've got it all
Tracey Emin, I’ve got it all (2000; stampa su carta, 124 x 109 cm; varie collocazioni)

Con artisti celebri come Damien Hirst, i fratelli Chapman e Chris Ofili in particolare, venne considerata una delle più grandi promesse dell’arte inglese. Tracey Emin mostrava la sua vita personale in disegni, fotografie, video e installazioni per indagare sulla sua interiorità rifiutata, devastata e senza speranza. Un’altra delle sue opere, Love is what you want, è un’installazione con scritte illuminata da luci al neon.

Come guadagnare fama con stralci di vita che sembrano destinati alla spazzatura? Agli esponenti di questa generazione che cercò di oltrepassare i limiti dell’arte non viene ancora attribuito lo status di “artista” come succede ai grandi autori; tuttavia, è questa stessa ribellione che genera un dialogo con gli spettatori. È proprio il fatto di far provare agli spettatori emozioni viscerali, mai provate con nessun’altra opera, il Santo Graal dell’arte contemporanea. Non c’è più niente da dire, il bello è già stato rappresentato, l’irriverente è stato scopo dei dadaisti... un dialogo che sostenga la comunicazione con lo spettatore fino a farlo singhiozzare, arrabbiare o fargli accapponare la pelle è lo scopo dell’artista di oggi: è quello che cerca di fare Tracey Emin. L’arte e il sesso si uniscono spesso nelle sue opere d’arte. Così come nel caso di Cheng Li, l’artista che fece sesso in pubblico e venne arrestato o le performance di Milo Moiré, nelle quali si mostra completamente nuda.

Tracey Emin, Love is what you want
Tracey Emin, Love is what you want (2011; luci al neon, 133 x 149 cm; Collezione privata)


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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1. cicciomonaco in data 19/10/2016, 16:59:56

l'arte intesa come novità, eccesso.... ma dove sta la novità? dov'é l'eccesso? Siamo tutti vuoti a perdere, ma questa è solo una sperimentatrice di cui perderemo presto il ricordo....



2. Paola in data 20/10/2016, 04:38:02

Io credo al di là delle "opere" che l'ARTE non abbia più nulla da dire. C'è uno stallo culturale per cui qualsiasi artista a me sembra una ripetizione. Non trovo nulla di nuovo...ma sono speranzosa e attendo fiduciosa qualcosa di diverso...



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