Artisti emergenti e giovani. Qual è l'impegno dell'Italia per promuoverli?


Chi sono gli artisti emergenti? Difficile dare una definizione precisa, soprattutto in Italia, dove gli artisti spesso emergono anche molto tardi. Cosa fa il nostro paese per promuovere e sostenere gli artisti giovani?

Chi sono gli “artisti emergenti”? La domanda è amletica, la risposta praticamente impossibile. Oggi si usa il termine “artista emergente” in maniera allargata anche per coloro che hanno decisamente superato la soglia dei trentacinque anni, limite adottato in Europa per definire un “giovane artista”. “Emergente” allora è diventato purtroppo sinonimo di “promettente”. Siccome gli artisti italiani, anche quelli di riconosciuto valore, vivono in un mondo culturale connotato da tante promesse e poche certezze, ecco che l’“emersione” – che sarebbe logico far coincidere con il periodo di attività giovanile – può durare fino alla soglia della terza età.

Diciamo subito che un giovane artista di talento può costituire un ottimo affare da un punto di vista economico. Scoprire la qualità del lavoro in un ventenne offre la possibilità di acquistarne le opere a costo irrisorio, con un margine di crescita di valore che, nell’arco di una vita, può diventare eccezionale. Sappiamo anche dai report di Deloitte che il collezionismo nasce come passione ma soprattutto come forma di investimento: investire su un giovane presenta dei rischi ma può consentire grandissimi profitti. Per questo il mercato relativo è fiorente a livello internazionale: il rapporto 2022 di Art Basel ha stimato come i “nuovi talenti” - gli artisti la cui carriera è cominciata da meno di dieci anni – rappresentino il 39% delle quote del commercio dell’arte contemporanea.

Ma non in Italia, dove la stima si ferma al 19% (e sembra pure troppo generosa). La carriera di un giovane artista, nel nostro Paese, fa fatica a decollare prima dei quarant’anni e raggiunge con difficoltà il riconoscimento internazionale. Poche le gallerie che investono sui giovani, pochissimi i musei o le istituzioni culturali che li propongono in mostre collettive e personali. Negli ultimi anni si è pure enormemente ridotta la proposta espositiva degli enti territoriali – come Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, Quartieri - che prima invece era vivace e coraggiosa. Ricordo con nostalgia, per esempio, gli anni di Lanfranco Binni all’Assessorato alla Cultura della Regione Toscana: il suo progetto “TRA ART rete regionale per l’arte contemporanea”, nato nel 2002, ha dato il via a tantissime carriere di artisti e curatori.

Sara Enrico, The Jumpsuit Theme (2019), vincitrice della quarta edizione dell'Italian Council. Foto di Alessandro Nassiri
Sara Enrico, The Jumpsuit Theme (2019), vincitrice della quarta edizione dell’Italian Council. Foto di Alessandro Nassiri

Oggi, l’impegno sul campo per la promozione dell’arte e della cultura contemporanea della stessa Regione Toscana prevede solo il bando annuale “Toscanaincontemporanea”, che tramite procedura concorsuale eroga contributi a iniziative di accertato valore per importi di quindicimila euro al massimo, cifra che non riesce nemmeno a coprire la spesa di allestimento di una mostra. Maggiore, per entità, l’impegno finanziario del progetto Italian Council, nato nel 2017 dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura con il preciso compito di promuovere la produzione, la conoscenza e la diffusione della giovane creatività contemporanea italiana nel campo delle arti visive. Nelle prime cinque edizioni però la sua opera di promozione a livello internazionale è ricaduta quasi esclusivamente su artisti ultraquarantenni, che sono quindi da considerarsi come “mid-career”, piuttosto che come “emergenti”.

È evidente in Italia un deficit di attenzione sui giovani artisti, che invece non sussiste all’estero, dove operano attenti talent scout, audaci galleristi, abili collezionisti e strutture di sistema specificamente dedicate. E non è perché nel nostro Paese ci siano meno talenti, tutt’altro. La nostra formazione artistica è riconosciuta come di pregio a livello globale. Nelle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica e Musicale – accademie di belle arti, ISIA, conservatori di musica – la percentuale di studenti stranieri tra gli iscritti raggiunge il 38%, tasso che fa invidia a qualsiasi facoltà universitaria italiana. Ma anche i nostri studenti più bravi – italiani o stranieri che siano – per “emergere” hanno bisogno di emigrare all’estero: l’affermazione professionale purtroppo non si raggiunge più lavorando solo nel Bel Paese, dove si è perso il coraggio di investire sul futuro.


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