Su Saviano-Angela. Far conoscere la cultura di Napoli è un modo per combattere il degrado


A proposito della polemica Roberto Saviano-Alberto Angela. È vero: non esiste una Napoli sfavillante senza crepe. Ma raccontare le sue meraviglie e la sua cultura è comunque un modo per combattere il degrado.

Questo editoriale è firmato “Redazione” in quanto elaborato collettivamente e perché esprime la posizione di tutta la redazione.

È vero: non esiste una Napoli dorata, una Napoli delle meraviglie dove i problemi non esistono. Ed è vero che la Napoli sfavillante dei tesori antichi, dei musei, delle gallerie, della musica e del teatro è costantemente minacciata dalle sue crepe: criminalità, degrado, incuria. Tuttavia, la Napoli “dorata” di Stanotte a, pur non essendo contrapposta alla Napoli dei problemi e delle crepe, può tranquillamente esser descritta e raccontata anche senza dover necessariamente parlare di camorra e criminalità. Si può parlare di Napoli evitando di ricordare in premessa che le bellezze della città sono a rischio per la presenza delle attività criminose del territorio (cosa che comunque il programma Stanotte a ha ben ricordato in avvio di trasmissione): e questo perché anche far conoscere la storia e la cultura di una città è un modo per consolidare e far crescere il senso civico di chi la abita, di chi la visita e di chi la ama. Così come fare trasmissioni di denuncia dove si approfondiscono i problemi. La divulgazione storico-artistica e la denuncia sociale non sono in competizione. Entrambe concorrono allo stesso obiettivo: rendere il pubblico consapevole.

Dunque, commette una grave omissione chi racconta Napoli senza parlare anche di criminalità? Fornisce una lettura distorta del territorio chi racconta Napoli senza parlare anche di camorra? Se così fosse, peraltro, dovremmo porci queste domande ogni qualvolta si parli, purtoppo, di tante città del nostro paese, da nord a sud, che non sono immuni da presenze legate alla criminalità organizzata, si chiamino esse mafia, ’ndrangheta, camorra, sacra corona unita, e così via.

Alberto Angela con il Cristo velato di Giuseppe Sammartino
Alberto Angela con il Cristo velato di Giuseppe Sammartino

Siamo fortemente convinti che tutte le organizzazioni criminali presenti sul nostro territorio vadano combattute senza tregua, che tale impegno non debba essere delegato solamente alle forze dell’ordine, e che si debba sfruttare al massimo tutte le opportunità che ci vengono offerte per parlare e denunciare al fine di creare una coscienza civile sempre più forte e determinata dal non farsi corrodere dalle mentalità delle organizzazioni criminose. La televisione in questo offre una grande possibilità di approfondimento perché permette di arrivare a milioni di utenti, facendo attenzione a quello che si offre e a quello che si propone, e soprattutto facendo attenzione a sottovalutare i telespettatori, soprattutto quelli che sono interessati a certi programmi. Semmai, forse in televisione bisognerebbe dedicare più spazio a programmi di denuncia, e in attesa che arrivi una fiction sullo stile del Commissario Montalbano anche in Campania (dove si denuncia la criminalità, dove i buoni vincono sempre e dove al contempo, tra un’indagine e l’altra, si mostrano le bellezze del territorio), bisognerebbe lasciare che i divulgatori facciano i divulgatori, gli storici dell’arte facciano gli storici dell’arte, gli economisti facciano gli economisti, i virologi facciano i virologi, i comici facciano i comici e via dicendo. La voglia di parlar di tutto piace a molti ma non è per tutti.

Napoli non è ancora una città ideale, ma non è neppure una cloaca a cielo aperto. E se Alberto Angela ha raccontato il suo lato più sfavillante, Gomorra di Roberto Saviano ne ha certamente raccontato il suo lato più oscuro e violento. Due prodotti di successo che raccontano due lati di una stessa medaglia. Anzi, di una stessa città.


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