La nascita dei musei in Italia

Percorsi contemporanei

2010, Quarta puntata

Quando sono nati i musei?

La risposta a questa domanda è tanto complessa quanto affascinante; fino al XVIII secolo le opere d'arte venivano commissionate e collezionate dalle grandi casate nobiliari. Le collezioni avevano il compito di celebrare le virtù della famiglia, di rappresentarne il prestigio agli occhi dei pochissimi fortunati (in genere altri nobili, ambasciatori o intellettuali illustri) che erano ammessi nei locali del palazzo nobiliare. L'accesso a queste collezioni era dunque estremamente selettivo, e solo pochi intimi disponevano delle conoscenze adatte a decifrare le allegorie e il programma iconografico che spesso era sotteso all'ordinamento delle opere. Nelle quadrerie, i dipinti erano esposti “a incrostazione”, ovvero erano posti in modo da ricoprire completamente le pareti delle sale: un criterio che privilegiava la veduta dell'insieme piuttosto che il godimento di un singolo quadro.

Con il secolo dei Lumi si assiste ad una “apertura” delle collezioni dinastiche ad un pubblico estremamente selezionato: i criteri di selezione si basavano sul vestiario e sulla classe sociale di provenienza; l'apertura delle collezioni era pertanto relativa, e, soprattutto, era il risultato di un atto benigno di concessione che il sovrano o il nobile faceva alla “popolazione”. Chi aveva il privilegio di poter visitare le sale delle Gallerie aveva doveva quindi assumere un comportamento estremamente rispettoso e dignitoso.

La nascita di spazi espositivi aperti al grande pubblico, senza distinzione di classe sociale, è una conquista che ha una data ben precisa: il 19 Settembre 1792 il ministro francese Roland decretò il passaggio delle collezioni reali d'arte della corona di Francia alla nazione francese.

Si tratta di una data epocale, non solo perché è la data di fondazione dell'odierno Museo del Louvre, ma soprattutto per il fondamentale scarto con la tradizione precedente: la collezione non è più aperta al pubblico, ma è del pubblico, è proprietà della nazione francese, e in quanto tale la rappresenta ma anche la educa.
Con l'ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, il Musée Central des Arts (il primo nome del Louvre) inizia a raccogliere le più significative testimonianze artistiche provenienti non solo dalla Francia, ma anche dai territori che, pian piano, venivano conquistati dall'esercito napoleonico. L'intento del curatore Vivant Denon era quello di creare un museo enciclopedico, in grado di riunire tutte quelle opere in grado di documentare lo sviluppo della “storia dell'arte” (disciplina allora neonata) nel territorio europeo.

L'Italia fu, ovviamente, tra i paesi più colpiti: a partire dal 1796 l'esercito francese, coadiuvato da funzionari esperti e “conoscitori”, requisisce le opere d'arte più importanti presenti sui territori conquistati. Si tratta di un tributo di guerra, di un atto legale che al tempo stesso impoverì il nostro patrimonio storico artistico ma salvò molte opere dei pittori allora considerati “primitivi” (e in quanto tali privi, in Italia, di qualsiasi valore: alcune pale vennero ritrovate delle legnaie dei monasteri come legna da ardere), come Perugino, Mantegna, Bellini, Giotto e Cimabue.
Molti intellettuali si ribellarono a questo atto di spoliazione (come Quatremère de Quincy), sottolineando il profondo legame esistente tra le opere d'arte ed il proprio territorio. Dopo il Congresso di Vienna, molte opere vennero restituite: alcune di esse non tornarono al chiuso delle gallerie private, ma si unirono ai primi musei che, nel frattempo, si erano costituiti sull'esempio del Louvre.

Un altro momento storico fondamentale per la costituzione dei musei in Italia coincide con la soppressione degli ordini religiosi e delle confraternite minori, ordinate in prima battuta dai sovrani illuminati e successivamente dai decreti napoleonici. Le soppressioni che vennero attuate in seguito ai decreti promulgati nei regni preunitari coinvolgevano tutti quegli ordini che non ricoprivano alcun ruolo di educazione o di assistenza sociale. Le opere d'arte e i paramenti sacri vennero ridistribuiti tra le chiese oppure furono riunite nelle collezioni delle Accademie delle Belle Arti (che si diffusero e si consolidarono proprio in epoca illuminista), conservate a scopi didattici ad uso degli allievi delle Accademie. Nasce così il complesso dell'Accademia di Brera a Milano, che conoscerà il periodo di massima intensità con la direzione di Giuseppe Bossi, che raccoglierà dai conventi soppressi tutte le opere in grado di ricostruire la storia dell'arte lombarda. Una seconda ondata di soppressioni religiose si ebbe durante la parentesi napoleonica. Le opere vennero però destinate al Louvre (rinominato Musèee Napoleòn) con lo scopo di costituire la documentazione visiva delle conquiste dell'Imperatore. Dopo il ritorno di gran parte delle opere d'arte requisite ci si rese conto dell'enorme quantità (e qualità) delle opere d'arte italiane. L'accento venne posto soprattutto sul legame che univa le opere al luogo e alla comunità di provenienza. Questo legame venne strettamente sottolineato con la terza ondata di soppressioni di conventi e monasteri religiosi, avvenuta subito dopo l'Unità d'Italia, che interessò circa 4000 conventi.

Immaginate cosa significhi, per uno Stato neo nato, gestire la circolazione e la valorizzazione (e impedire la dispersione all'estero) di tutte le opere d'arte, biblioteche, paramenti liturgici, oreficerie, provenienti da così tanti musei! Pensate inoltre che per tutto il territorio italiano si erano “sguinzagliati” gli agenti commerciali dei collezionisti privati e i conoscitori dei Musei europei che nel frattempo erano nati.
Con un regio decreto, il Governo italiano stabilì che i beni mobili, comprendenti anche oggetti d'arte e preziosi, venissero riuniti in Musei provinciali. Tuttavia, questa decisione suscitò l'indignazione e la rivolta di tantissimi comuni, che si sentivano privati di quelle opere che, oltre al valore artistico, costituivano dei simboli e delle testimonianze della storia e della cultura della città. Nacquero così i Musei Civici, il cui scopo fondamentale fu quello di non rompere quel legame, tanto sottile quanto forte, che connette l'opera d'arte al luogo in cui è stata da sempre collocata. Con la nascita dei Musei civici la concezione dell'opera d'arte inizia a comprendere dunque anche un valore storico e culturale che prescinde la qualità artistica del manufatto stesso.
Si gettano insomma le basi per l'odierna concezione di “bene culturale”, fondamentale per il legame con il territorio e con la popolazione.

Riassumendo:
- i primi musei nacquero per concessione dei sovrani, che aprirono le collezioni d'arte a un gruppo ristretto;
- l'esperienza di nazionalizzazione delle collezioni reali, di cui il caso paradigmatico è costituito dalla nascita in Francia dell'odierno Museo del Louvre, marca l'appartenenza delle opere d'arte alla nazione, che deve tutelarle ma anche valorizzarle.
- La costituzione dei musei nacque sia come reazione alle requisizioni napoleoniche, con lo scopo di salvaguardare le opere d'arte da ulteriori requisizioni, sia in seguito alle soppressioni degli ordini e delle confraternite religiose minori.
- Dopo l'unità d'Italia nascono i musei civici, che conservano e valorizzano le opere d'arte locali; inizia una vera e propria mappatura delle risorse artistiche del Regno d'Italia, operata dai primi pionieri della storia dell'arte italiana (Domenico Morelli e Giovanni Battista Cavalcaselle).

Nel prossimo incontro scopriremo la nascita delle case-museo private, figlie della nuova borghesia italiana, e vedremo quanto esse siano intimamente connesse con il mutare della figura degli artisti e degli operatori nel campo dell'arte.

Per saperne di più...

Sulla nascita dei musei dell'Ottocento ci sono molte pubblicazioni, ma di difficile reperimento per chi non è un “addetto ai lavori”. Molti saggi si trovano infatti in atti di congressi o in riviste ultraspecializzate. I libri che vi segnalo trattano solo alcuni argomenti per volta, ma sono davvero utili per chi voglia capire la genesi dei musei e i problemi che sono alla base della costituzione di ogni museo.

1. M. C. Mazzi, In viaggio con le muse. Spazi e modelli del museo, Edifir, € 25. Questo libro fornisce una storia completa dei più importanti musei italiani. 2. F. Haskell, L'antico nella storia del gusto, Einaudi, €38,40. Il libro, pur non trattando strettamente della nascita dei musei, è utile per capire quanto siano state importanti le opere di arte antica per la formazione del gusto moderno. In particolare, le pagine finali rendono l'idea del valore politico e culturale che esse hanno avuto durante il periodo delle requisizioni napoleoniche. 3. F. Haskell, La nascita della mostre, Skira, €25.

Antoniettachiara Russo