Perché la RAI sul documentario di Pompei ha avuto un ruolo marginale? Il caso in Parlamento


Il caso del documentario su Pompei arriva in Parlamento: tre deputati pentastellati chiedono lumi sui rapporti tra la RAI (che ha avuto un ruolo marginale), Pompei, e la casa francese che ha realizzato il film.

Arriva in Parlamento il caso del documentario Pompei ultima scoperta, trasmesso il 27 dicembre 2020 in prima serata su Rai2. A portare la vicenda all’attenzione del ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, sono tre deputati del Movimento 5 Stelle, ovvero Margherita Del Sesto, Vita Martinciglio e Luciano Cadeddu, che nella loro interrogazione parlamentare ripercorrono tutte le tappe della vicenda che ha riguardato il film, capace peraltro di ottenere un gran successo di pubblico (2.976.000 spettatori, l’11,4% di share, che corrisponde a quasi il doppio della media di Rai2 in prima serata).

Il documentario è stato preceduto da un notevole battage mediatico, innescato, ricordano i tre parlamentari, dalla cosiddetta “scoperta” di un termopolio nella Regio V (in realtà... già scoperto nel 2019), la cui notizia è stata diffusa, spesso senza le opportune verifiche, da parte di pressoché tutti i maggiori quotidiani e i network televisivi nazionali e internazionali. Peraltro dalla stessa anteprima del documentario si apprendeva che il ritrovamento risaliva a marzo 2019.

“Da una verifica”, scrivono i tre deputati, “è stato possibile stabilire che solo tale anteprima, della durata di circa diciotto minuti, sia stata realizzata da Rai Documentari, utilizzando filmati ed interviste relative anche ad altre operazioni di scavo e restauro del sito di Pompei effettuate tra il 2018 ed il 2020; lo stesso direttore di Rai Documentari, il giornalista Duilio Giammaria, aveva realizzato diversi servizi sulle nuove scoperte archeologiche di Pompei per la sua trasmissione televisiva Petrolio; il documentario trasmesso da Rai2, tuttavia, è frutto di una co-produzione internazionale, di cui farebbe parte anche il Parco Archeologico di Pompei, ed è stato realizzato dalla società francese Gedeon Programmes nel 2019, con il titolo originale Les dernières heures de Pompéi, regia di Pierre Stine, trasmesso per la prima volta a marzo 2020 su France 5, con circa due milioni di spettatori e, successivamente, proiettato in più di 50 Paesi in tutto il mondo”.

Del Sesto, Martinciglio e Cadeddu ricordano però che il documentario “è stato acquistato da Rai Documentari, che non fa parte dell’accordo di co-produzione, ed in base alle dichiarazioni stampa del direttore Giammaria la struttura lo ha ‘attualizzato con l’équipe interna’ inserendovi la suddetta anteprima”, e che “nel corso della messa in onda del documentario originale, della durata di circa 90 minuti, è apparso per ben 16 volte il logo ‘Rai Documentari’, nonostante il ruolo marginale di tale struttura”.

E ancora, riferiscono i parlamentari: “la narrazione è stata affidata al Direttore pro tempore del Parco Archeologico di Pompei, professor Massimo Osanna, attuale Direttore generale Musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che mantiene anche l’incarico ad interim dello stesso Parco; i precedenti due docu-film di Rai Documentari (Food Revolution e Butterfly) avevano ottenuto risultati di pubblico alquanto scadenti (rispettivamente, 3,2 per cento di share con 746.000 spettatori; 1,94 per cento con 313.000 spettatori); inoltre, la suddetta società Gedeon Programmes, il 10 dicembre 2020 ha comunicato attraverso il suo sito www.gedeonmediagroup.com che, per il primo anno, WCSFP (World Congress of Science and Factual producers), associazione con 1.200 emittenti e produttori internazionali, ha assegnato 15 premi alle migliori produzioni di documentari in scienza, storia, natura e società. Gedeon Programs ha ottenuto due nominations nelle categorie Best Multi-Format Project e Best Film in History, per le sue produzioni sugli scavi di Pompei; Gedeon è stata premiata per il documentario Les dernières heures de Pompéi e per la mostra immersiva Pompei, svoltasi al Grand Palais di Parigi (1° luglio-28 ottobre 2020), realizzata in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, che ha attirato oltre 200.000 visitatori; a questi due progetti vanno aggiunti l’esperienza VR (virtual reality) Pompei e la serie web didattica di 12 episodi Pompei, sur les traces des Romains”.

I tre deputati pentastellati chiedono dunque di sapere se il ministro Franceschini è informato dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda intraprendere per fornire chiarimenti su quanto descritto in premessa e sui rapporti formalizzati esistenti tra il Parco Archeologico di Pompei, Rai Documentari e Gedeon Programmes.

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