Malinconica serenità: Spello, il borgo romano, medievale e rinascimentale


Un viaggio a Spello, borgo di origine romana, per un percorso che attraversa Medioevo e Rinascimento tra capolavori della storia dell'arte.

Prati, alberi, cieli che “evocano idilli classici e ecloghe boscherecce, in una frescura primaverile che è malinconica serenità”. Questa è l’immagine che Cesare Brandi ricavava dagli splendidi affreschi che Bernardino di Betto, passato alla storia e meglio noto col nome di Pinturicchio, dipinse a Spello, nella Cappella Baglioni. La cittadina, aggrappata a un colle alle pendici del Subasio, all’epoca, ovvero agl’inizi del Cinquecento, era un feudo dei potenti Baglioni di Perugia, che nella locale collegiata di Santa Maria Maggiore detenevano il giuspatronato di una cappella: un membro della famiglia, priore della chiesa, che si chiamava Troilo Baglioni, decise d’ingaggiare l’artista, allora cinquantenne e tra i più rinomati pittori del suo tempo, per decorare l’ambiente. Sulla carta, si trattava di un lavoro modesto, in una località periferica, per un pittore che aveva già lavorato nelle più grandi chiese romane e negli appartamenti di papa Alessandro VI, ma evidentemente Bernardino attribuiva a questi affreschi una grande importanza, se a Spello decise di lasciare il suo autoritratto, dove si firmò con quel nomignolo che gli era stato affibbiato perché aveva cominciato a lavorare giovanissimo: “Bernardinus Pictoricius”, ovvero “Bernardino Pinturicchio”. L’artista voleva forse rivaleggiare col suo più anziano collega, suo corregionale, Pietro Vannucci, ovvero il Perugino che fu maestro di Raffaello: poco prima, anche lui aveva lasciato un autoritratto nel Collegio del Cambio a Perugia.

Vezzi d’artista in uno dei luoghi più sorprendenti dell’Umbria: né la sobria e spoglia facciata di Santa Maria Maggiore, ricostruita nel Seicento in forme medievali, né la navata centrale austera e pressoché disadorna, lascerebbero supporre la presenza di un tesoro come quello che s’apre sulla sinistra entrando. Tre scene, l’Annunciazione, l’Adorazione e la Disputa coi dottori, che concorrono a dar vita a uno dei vertici dell’arte del Pinturicchio, lodato da scrittori d’arte di ogni epoca. E Brandi aveva ragione: queste scene evocano i colori e la dolcezza di una primavera umbra. Trovano una corrispondenza nel territorio, nei fiori che adornano ogni strada di Spello, nella verzura in cui il borgo è immerso. E forse il Pinturicchio l’ha anche riprodotta, la città: potrebbe essere quella che vediamo arroccata su un colle alle spalle della Vergine e dell’arcangelo Gabriele nella scena dell’Annunciazione.

La Cappella Baglioni
La Cappella Baglioni


Pinturicchio, l'Adorazione dei Magi nella Cappella Baglioni in Santa Maria Maggiore
Pinturicchio, l’Adorazione dei Magi nella Cappella Baglioni in Santa Maria Maggiore


L'autoritratto del Pinturicchio
L’autoritratto del Pinturicchio


La collegiata di Santa Maria Maggiore
La collegiata di Santa Maria Maggiore


Vicolo di Spello
Vicolo di Spello


Vicolo di Spello con panorama sulla valle
Vicolo di Spello con panorama sulla valle

In un suo taccuino di viaggio del 1904, Maurice Denis, uno dei più grandi artisti del momento di passaggio tra impressionismo e post-impressionismo, parlava di Spello come di un idillio rurale: “attraverso una bella strada, in una valle molto coltivata, gelsi monotoni, e a volte alcune belle querce, delle belle vedute sui monti. La porta consolare, con ritratti romani: si sale, la vista su Assisi in lontananza, nella luce del mattino”. Come tanti che giungono a Spello, anche Denis era salito al borgo passando attraverso la Porta Consolare, uno dei sei ingressi dell’antica Hispellum romana, una delle più prospere e splendide città dell’Umbria al tempo dell’antica Roma, quando Spello era “splendidissima Colonia Iulia”: questa è la titolazione che le conferì Augusto per ringraziarla del supporto che la città gli diede nella guerra di Perugia, che lo vide opposto a Lucio Antonio tra il 41 e il 40 avanti Cristo.

La Torre di Borgo, col suo orologio e gli alberi che ne ornano la sommità, fa ombra alla Porta Consolare: mentre si sale, le strade si fanno sempre più strette, i fiori che decorano le soglie e i balconi aumentano, e le case più moderne cedono il passo ad antichi edifici in mattoni. La collegiata di Santa Maria Maggiore rimane sulla destra, attigua al Palazzo dei Canonici, antica sede ecclesiastica che oggi invece ospita la Pinacoteca Civica di Spello: grandi artisti della scuola umbra, da Andrea d’Assisi a Niccolò l’Alunno (quest’ultimo anche autore degli affreschi della vicina Cappella Tega), affollano le sue sale. Un’altra opera del Pinturicchio è conservata in una chiesa poco distante, Sant’Andrea: la Madonna in trono con santi fu dipinta dall’artista umbro, con largo concorso della sua organizzatissima bottega, tra il 1506 e il 1508.

La strada principale a un certo punto s’allarga e diventa piazza della Repubblica: è qui il cuore della cittadina, uno slargo ordinato dove edifici recenti hanno preso il posto di quelli più antichi ma dove ancora elegante s’affaccia l’ordinato Palazzo Comunale, d’origini medievali ma rimaneggiato in epoca rinascimentale, sotto il dominio dei Baglioni, che peraltro qui ebbero la loro residenza (il Palazzo Baglioni, che fu un tempo la rocca baglionesca, poi modificata nei secoli).

La Porta Consolare e la Torre di Borgo
La Porta Consolare e la Torre di Borgo


Vicolo di Spello
Vicolo di Spello


La chiesa di San Martino
La chiesa di San Martino


Le cosiddette torri di Properzio e, al centro, Porta Venere
Le cosiddette torri di Properzio e, al centro, Porta Venere


Uno dei mosaici della Villa dei Mosaici di Spello
Uno dei mosaici della Villa dei Mosaici di Spello

La Spello più antica è quella che comincia appena passato il Palazzo Comunale: le strade diventano intricati vicoli lastricati in ciottoli, su cui sporgono edifici in pietra, che terminano verso la via di Torre Belvedere, lungo la quale corrono i resti della cinta muraria: da qui, nel punto più alto della città, si domina la valle sottostante. Costeggiando le mura si torna a scendere: ci si lascia sulla sinistra la duecentesca facciata rosacea della chiesa di San Martino, e si svolta poi a destra in un vicoletto angusto per tornare sulla via che costeggia le mura. Da qui, attraverso ripide erte, s’arriva fino alla Porta Venere, lo splendido portale in travertino a tre fornici d’epoca augustea, affiancato dalla mole imperiosa di due torrioni romanici a dodecagono, noti come le “Torri di Properzio”. Non c’è un reale legame col grande poeta latino: solo il desiderio, da parte degli spellani, di rivendicare la nascita di Properzio (che però, con tutta probabilità, nacque invece nella vicina e rivale Assisi).

Eppure, Spello non avrebbe neppure necessità d’aggiungere irrealistiche testimonianze dei suoi fasti romani: un pensiero che emerge chiaro quando s’entra nella Villa dei Mosaici aperta pochi anni fa (era il 2005 quando il complesso venne alla luce). Una delle più incredibili scoperte archeologiche degli ultimi tempi, una villa imperiale con venti ambienti, dieci dei quali decorati con sontuosi pavimenti a mosaico. Un’ulteriore sorpresa, in un borgo che s’apre al viaggiatore delicato e colorato come la corolla d’uno dei suoi innumerevoli fiori.


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