Krzysztof Wodiczko: “i rifugiati vivono in una specie di limbo, come creature familiari ed estranee allo stesso tempo”


L'artista Krzysztof Wodiczko ha presentato a Milano, a inizio giugno, per la prima volta in Italia, il suo progetto “Loro (Them)”, che affronta in modo elegante e delicato il tema dei migranti e dei rifugiati. Gli abbiamo rivolto qualche domanda sull'opera.

A inizio giugno, l’artista polacco Krzysztof Wodiczko (Varsavia, 1943) ha presentato, per la prima volta in Italia, a Milano, il suo progetto Loro (Them), allo stesso tempo installazione e performance: Wodiczko ha “umanizzato” alcuni droni dando loro un volto e una voce. In particolare, si trattava di volti e voci di migranti, rifugiati politici ed emarginati, che raccontavano le loro storie e i loro punti di vista. Il progetto intendeva partire dal punto di vista dei cosiddetti invisibili per provare a creare le basi per un dialogo e per una comprensione reciproca. Abbiamo raggiunto l’artista e gli abbiamo rivolto alcune domande sul progetto. L’intervista è a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

Krzysztof Wodiczko nel corso della performance Loro (Them)
Krzysztof Wodiczko nel corso della performance Loro (Them)

FG. Chi sono “Loro”?
KW. Il progetto Loro introduce una mutazione su di un gruppo di droni, che hanno subito ulteriori trasformazioni: sono stati equipaggiati con un paio di schermi che mostrano occhi umani e con un altoparlante che trasmette parlato (e la stessa forma dell’altoparlante ricorda quella di una bocca). Con occhi e bocca umani, il drone assume le sembianze di creature che sono in parte umani e in parte macchine. Anche i rifugiati vengono da noi percepiti come strane creature a metà tra qualcosa e qualcos’altro: in parte familiari e in parte non familiari, in parte noti e in parte estranei, in parte reali e in parte irreali, a un tempo “qui e ora”, e un altro tempo “là altrove”, sospesi tra la loro madrelingua e la loro nuova lingua, e tra la loro terra perduta e la terra promessa. Vivendo in questa specie di limbo, i rifugiati assumono lo status di una specie speciale: allo stesso tempo naturale e artificiale. Il progetto abbraccia e saluta positivamente la dialogica dei rifugiati e la loro identità sconnessa. Riconosce, disarma e disperde in una forma performativa e giocosa i pregiudizi derivanti dalla paura e l’apprensione nei confronti dei rifugiati, considerati come nuovi arrivati della cui cultura non bisogna fidarsi e come esseri transculturali. I rifugiati, questi veri sopravvissuti dalle atrocità della guerra, possono ora assumere il doppio ruolo di angeli e agenti che adoperano le tecnologie tipiche della guerra aerea per disseminare sulla terra la verità della loro testimonianza, con la speranza di fermare le guerre e il modo in cui le guerre continuano e si propagano.

Da dove nasce l’idea di dare un volto umano a un gruppo di droni?
C’è un collegamento che è culturalmente “genetico” tra i rifugiati, i droni e gli angeli, e in particolare c’è uno speciale collegamento con la figura dei serafini, i messaggeri dalle tante ali che volano tra il cielo e la terra e che stanno a metà tra etica e politica. I droni e i rifugiati possono anche condividere il loro aspetto con un’altra schiera angelica, quella dei cherubini, i cui occhi giovani e alati ci guardano dal cielo per controllare i nostri “standard” di innocenza e amore. Con i loro corpi e i loro volti invisibili, i droni, che si mostrano a noi soltanto con i loro occhi, e che hanno le labbra rimpiazzate da megafoni, sembrano mascherati e protetti da un pericolo che potrebbe derivare dal fatto d’essere riconosciuti, dall’ostilità nei loro confronti, dal fatto che potrebbero essere potenzialmente deportati. Equipaggiati per parlare ben camuffati, loro possono condividere e trasmettere dal cielo, in tutta sicurezza, la verità della loro esperienza, e assumersi il rischio di guardare con coraggio nei nostri occhi.

Con il Suo “Loro (Them)”, Lei ha scelto una modalità comunicativa di grande effetto. Come coniugare però l’esigenza di parlare a un pubblico ampio e al contempo approfondire i contenuti?
I rifugiati “armati” con i droni creano, in un unico momento, uno scenario che disturba, diverte, e che è anche impossibile. Uno scenario che, inoltre, esagera fino al punto di rendere un’assurdità, quasi comica, la paura di chi teme che i rifugiati siano “invasori” o “agenti stranieri”. I progetto Loro spera di disarmare e magari dissipare nell’aria, la serietà e la gravità di queste paure.

Krzysztof Wodiczko è uno dei maggiori artisti polacchi viventi. Da sempre, con la sua arte si occupa degli ultimi e degli emarginati, ed è famoso a livello internazionale per le sue opere che sfruttano le videoproiezioni su facciate di edifici e monumenti (ne ha realizzate più di novanta nel corso della sua carriera, in tutto il mondo, dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Germania all’Inghilterra, dal Messico all’Australia). Wodiczko ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia (nel 2009 ha rappresentato il suo paese, la Polonia, nel suo padiglione nazionale), due volte a Documenta, e ancora alla Biennale di Lione, alla Biennale di Sydney, alla Whitney Biennial, alla Triennale di Yokohama, alla Biennale di Liverpool e in molte altre esposizioni di livello mondiale. Nel 2017, un’importante retrospettiva del suo lavoro si è tenuta al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Seul. Sue mostre personali si sono tenute in musei di tutto il mondo. Attualmente vive e lavora a New York e insegna alla scuola di design dell’Università di Harvard.

Di seguito, alcune immagini tratte da Loro (Them). Alcuni brani della performance si possono trovare anche su YouTube.

Un momento della performance Loro (Them)
Un momento della performance Loro (Them)


Un momento della performance Loro (Them)
Un momento della performance Loro (Them)


Un momento della performance Loro (Them)
Un momento della performance Loro (Them)


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Jessica Consalvi in data 17/07/2019, 18:22:03

Dovresti vedere come vivo io.
Solo perché volevo studiare storia dell'arte.
E gli italiani mi hanno dato un calcio nel culo.
Se vedessi le vere condizioni degli italiani.
Non scriveresti queste cose.
Fatti un giro a Napoli.
Dove i bambini sono sotto i pedofili.
Sotto la camorra. Italiani.







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