Uno straordinario documento su Antonio Ligabue


Uno straordinario documento del 1962 ci fa entrare, per qualche minuto, nell'universo di Antonio Ligabue, uno dei più interessanti pittori del Novecento.

Quando ci troviamo di fronte a un’opera d’arte, ci capita molto spesso (anzi, quasi sempre) di domandarci quali fossero la personalità, la condizione umana, il pensiero della mano che ha guidato il pennello o lo scalpello per realizzarla. Perché un’opera d’arte è sempre espressione, oltre che di un preciso contesto storico e artistico, della mente del suo creatore. La storia dell’arte ha anche questo, tra i suoi compiti: comprendere le opere per comprendere la personalità degli artisti, e viceversa. È quindi chiaro che avere la possibilità di varcare la soglia, anche per pochi minuti, dell’universo personale di un artista, pur senza avere la pretesa di trarre delle conclusioni sul suo conto, è un’esperienza unica che ci permette di entrare in maggior sintonia con la sua arte, di provare a spiegarci il perché di certe scelte stilistiche o iconografiche, insomma di capire più a fondo le sue opere.

È per questo che vogliamo presentarvi quello che noi riteniamo uno straordinario documento su uno dei più discussi pittori del Novecento, Antonio Ligabue (1899 - 1965). Si tratta di un filmato, girato dal regista Raffaele Andreassi, che ebbe un grande interesse per l’arte del pittore svizzero-reggiano, della durata di poco meno di quindici minuti. Fu girato nel 1962, tre anni prima della scomparsa di Antonio Ligabue, ma fu trasmesso in televisione solo nel 1977: lo stesso anno in cui la RAI proponeva al pubblico lo splendido sceneggiato Ligabue, con il pittore magistralmente interpretato da un grandioso Flavio Bucci (e ne consigliamo la visione, magari dopo aver visto il documentario). Di recente, il canale Rai Storia ha riproposto nella sua programmazione il documento del 1962, e lo si può reperire per intero anche su YouTube. Si intitola Il vero naïf, in riferimento al tipo di pittore che Antonio Ligabue incarnava pienamente.

Ne ricaviamo il ritratto di un uomo sofferente, bisognoso e desideroso di calore umano, una “creatura disperata, solitaria, senza amore, che cerca l’amore con affanno”, per usare le parole della narrazione del filmato. Un artista la cui intimità, fortemente contrastante con le manifestazioni esteriori, non poteva che trovare via d’uscita sulle tele e nelle sculture. Un uomo la cui personalità rimane comunque poco penetrabile, e di sicuro difficilmente giudicabile, soprattutto se il giudizio è viziato dagli schemi imposti dalla società. Ma Il vero naïf contribuisce a farci avere un’idea più vicina, e forse anche più poetica e toccante, dell’uomo Ligabue, dato che ci viene presentato per com’era, senza filtri d’alcuna sorta: c’è solo una telecamera che lo accompagna nelle sue attività quotidiane, documentando alcune fasi di una sua giornata, tra le nebbie della Bassa Reggiana, dove Ligabue condusse gran parte della sua esistenza. Un filmato che rispetta pienamente sia l’uomo che l’artista. Ve lo proponiamo dunque qui sotto.

Antonio Ligabue, Autoritratto
Antonio Ligabue, Autoritratto (Gualteri, Museo Ligabue)



Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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