Come gli Etruschi ancora influenzano il design contemporaneo, da Giò Ponti ai Mondiali di Italia '90


L'arte etrusca si caratterizza per eleganza ed essenzialità, e ancora oggi è in grado di influenzare il design contemporaneo. Vediamo alcuni esempi.

È possibile parlare di "design etrusco"? Ovviamente sarebbe un grande azzardo riscontrare, all’interno della produzione artistica e artigianale degli etruschi, caratteristiche che possano esser compatibili con il moderno concetto di design inteso come “progettazione artistica di un prodotto da realizzare mediante l’intervento esclusivo della macchina e per ciò stesso riproducibile in serie” (secondo la definizione data dalla studiosa Anna Menichella in un volume di Liana Castelfranchi Vegas dedicato alle arti minori): ciò però non significa che non sia possibile ritrovare dei motivi, delle linee o dei principii estetici che hanno guidato l’azione dei moderni designer. Sono molti infatti i designer che si sono espressamente ispirati agli oggetti prodotti dagli etruschi più di duemila anni fa: le linee essenziali dell’arte e dell’oggettistica etrusca, le sue forme semplici, la sua capacità di sintesi, il tutto unito a quel senso dell’eleganza che contraddistinse gran parte della produzione artistica e artigianale degli etruschi sono alla base del fascino che quest’antica civiltà ha esercitato, almeno a partire dagli inizi del Novecento, su artisti e designer contemporanei. “Le forme schiette, essenziali della plastica etrusca”, ha scritto l’archeologo Marcello Barbanera, “si adattavano alle esigenze di rigore e di reazione ai volumi classici comuni alle principali correnti artistiche dell’inizio del Novecento come il cubismo, l’espressionismo, il fauvismo, il futurismo”. E di lì in avanti diversi di coloro che, nell’arte come nel design, andavano alla ricerca di “rigore e reazione ai volumi classici”, non poterono non guardare agli oggetti prodotti dagli etruschi.

Tuttavia, occorre anche precisare che l’arte e l’artigianato degli etruschi ebbero una storia lunga sette secoli, che gli stili conobbero diverse evoluzioni e che i caratteri (o anche certe produzioni) variavano nelle diverse città: per esempio, i canòpi erano tipici di Chiusi e dintorni, la pittura murale nelle tombe si riscontra soprattutto nella zona di Tarquinia, le ceramiche con le figure rosse si diffondono a seguito dei contatti con le civiltà greche e con l’arrivo in Etruria dei vasi attici (verso la fine del sesto secolo avanti Cristo), e via dicendo. Un quadro sicuramente complesso, che comunque non c’impedisce d’individuare alcuni elementi che hanno fatto presa sull’immaginario collettivo: quando si pensa all’arte e all’artigianato etrusco, viene quasi naturale pensare alla ceramica, ai bronzi e alla gioielleria.

L’evoluzione degli stili della ceramica segue sostanzialmente l’evoluzione dei caratteri fondamentali dell’arte etrusca, sintetizzabili in cinque periodi principali: il geometrico, così detto dal momento che, in questa fase, gli oggetti presentano soprattutto decorazioni con figure geometriche, l’orientalizzante, caratterizzato dalla crescita dei contatti con i greci e con i fenici e quindi dall’acquisizione di caratteri dell’arte proveniente da queste civiltà, l’arcaico, così detto in quanto influenzato dall’arte greca arcaica, e infine il classico e l’ellenistico, noti in questi termini per le solite ragioni (ovvero per la ripresa dei caratteri delle varie fasi dell’arte greca). Il rosso e il nero rimangono comunque i colori che più caratterizzano la ceramica etrusca, ma non solo: negli affreschi etruschi che ci sono pervenuti, notiamo abbondanza degli stessi colori, che vengono impiegati soprattutto per gli elementi decorativi (bordi, fasce, motivi geometrici). Gli stessi colori furono ripresi nel 2005 da uno dei più grandi designer italiani, Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917 – Milano, 2007), che nei primi anni novanta realizzò una specchiera chiamata Etrusco, rieditata nei primi anni Duemila da Glas Italia. Etrusco aveva una linea molto semplice: una base nera su cui poggiano due cilindri dorati (l’oro è un altro colore che si trova in abbondanza nell’arte etrusca: vale la pena sottolineare che gli etruschi amavano sfoggiare gioielli elaborati e che potevano vantare un’arte orafa che probabilmente non ebbe eguali nell’antichità) sostiene un pianale, anch’esso nero, su cui è montato lo specchio, inquadrato da una cornice rossa. Essenzialità ed eleganza che ci riportano negli ambienti affrescati dell’antica civiltà dell’Etruria, i colori che riportano alla mente gli affreschi stessi, ma anche le ceramiche e i gioielli.

Ricostruzione di una tomba etrusca al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi
Ricostruzione di una tomba etrusca al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi. Ph. Credit Finestre sull’Arte


Ettore Sottsass, Etrusco
Ettore Sottsass, Etrusco (anni ’90 del XX secolo; legno, cristallo e foglia oro, 120 x 45 x 205 cm)

Se si parla di ceramica etrusca, è impossibile non menzionare i buccheri, la più tipica forma di arte fittile praticata di queste popolazioni (ed è curioso, peraltro, notare come il termine “bucchero” sia un adattamento dello spagnolo búcaro, termine seicentesco che indica un’argilla che veniva adoperata per la realizzazione di contenitori in America meridionale). Si trattava di una ceramica a corpo nero, utilizzata soprattutto per la produzione di oggetti di uso comune: per ottenerli, i ceramisti utilizzavano impasti d’argilla molto fine (a cui poteva anche essere aggiunta polvere di carbone) che venivano cotti dentro forni adatti a una cottura riducente, ovvero che garantiva la riduzione del livello d’ossigeno. La limitata presenza di ossigeno causava reazioni chimiche che garantivano la tipica colorazione nera, lucente, che contraddistingue i buccheri etruschi e che risultava molto più intensa di quella che si sarebbe ottenuta semplicemente colorando di nero l’oggetto dopo la cottura. I buccheri avevano linee molto semplici e sobrie, potevano presentare decorazioni incise o a rilievo, anche se non mancano buccheri privi di decorazioni. La tecnica del bucchero veniva impiegata per la produzione di vasellame: lo stesso utilizzo che ne ha fatto Gio Ponti (Milano, 1891 – 1979), nel 1951, per realizzare alcuni vasi che si rifacevano palesemente ai buccheri etruschi (e Buccheri era proprio il nome che diede alla serie). Più slanciati dei loro omologhi antichi, erano però come loro dotati di manici ampi e sinuosi (si osservino, per esempio, gli esemplari di Chiusi o di Arezzo, prodotti nell’Etruria Meridionale e risalenti agli inizi del VI secolo avanti Cristo), avevano la stessa tendenza geometrizzante, e palesavano la stessa finezza.

Dall’oggettistica per la casa allo sport, l’arte degli etruschi è arrivata anche a esercitare la sua influenza sui palloni da calcio, in particolare sul pallone ufficiale dei Mondiali di Italia ’90 (il cui nome era proprio Etrusco). La base era la stessa del celeberrimo pallone Tango, disegnato per i campionati del mondo di Argentina ’78 e noto perché per la prima volta veniva abbandonato il classico schema dei pannelli pentagonali neri e di quelli esagonali bianchi per introdurre, sui pannelli esagonali, dei triangoli che, nel disegno complessivo, andavano a formare dei cerchi su tutta la superficie dell’oggetto. Il pallone di Italia ’90, disegnato da Adidas, oltre a essere stato un prodotto fortemente innovativo dal momento che si trattava del primo pallone impermeabile della storia, intendeva anche rendere omaggio alla storia d’Italia proponendo, sui triangoli, le decorazioni a onde tipiche di certa ceramica degli etruschi (si trova un motivo del tutto simile su un vaso conservato al Museo Civico Corboli di Asciano), e il disegno di tre teste di leone: si trattava di teste del tutto simili a quelle della chimera di Arezzo, probabilmente l’opera in bronzo più famosa dell’arte etrusca.

Collezione di buccheri al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi
Collezione di buccheri del VII-VI secolo a.C. al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi. Ph. Credit Finestre sull’Arte


Giò Ponti, Buccheri
Giò Ponti, Buccheri (1951; ceramica, varie dimensioni)


Calice etrusco in bucchero
Arte etrusca, Calice (inizi del VI secolo a.C.; ceramica lavorata a bucchero; Arezzo, Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate). Ph. Credit Francesco Bini


Etrusco, il pallone ufficiale dei Mondiali di calcio di Italia 90
Etrusco, il pallone ufficiale dei Mondiali di calcio di Italia ’90


Pittore etrusco, Kelebe
Pittore etrusco, Kelebe volterrana da Poggio Pinci (350-300 a.C. circa; ceramica; Asciano, Museo Civico Corboli). Ph. Credit Francesco Bini


Chimera di Arezzo
Arte etrusca, Chimera di Arezzo (seconda metà o fine del V secolo a.C.; bronzo, altezza 65 cm; Firenze, Museo Archeologico Nazionale). Ph. Credit Finestre sull’Arte

E a proposito di bronzi, uno dei più straordinari oggetti pervenutici dall’antica Etruria è il lampadario di Cortona, conservato presso il Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. È una complessa opera del periodo ellenistico (risale attorno al quarto secolo avanti Cristo) e fu ritrovato nel 1840 nelle zone di campagna attorno a Cortona: fu subito acquisito dall’Accademia Etrusca e da allora non ha più lasciato il museo. Come molte opere del periodo ellenistico, il lampadario di Cortona si caratterizza per il suo esuberante decorativismo: vediamo infatti che il piano rivolto verso il basso, quello che veniva visto da chi stava sotto il lampadario, è decorato con un fitto insieme di figure che si dispongono a cerchio, a partire dal centro e fino ad arrivare ai sedici beccucci esterni, dove venivano alloggiati i lumini. Nel mezzo troviamo il volto di una gorgone, raffigurata secondo modi orientali: con gli occhi sbarrati, il naso grande e pronunciato, la bocca aperta per mostrare due paia di zanne, e la lingua tirata fuori. Attorno, sul bordo d’un cerchio, vediamo un nugolo di serpenti lavorati a tutto tondo. Nel cerchio successivo troviamo invece le raffigurazioni di zuffe di animali, incorniciate da un motivo a onde che si riscontra in moltissime altre opere etrusche. Infine, le figure più esterne, quelle che decorano i beccucci, sono sirene abbigliate con un lungo chitone e con fini clamidi sulle spalle, e satiri nudi che suonano la siringa, disposti in modo alternato. Non abbiamo idea del luogo in cui si trovasse questo lampadario, né cosa simboleggino le sue figure: data però la presenza di elementi riconducibili alle credenze religiose degli etruschi, è possibile ipotizzare che si tratti di un’opera proveniente da un luogo di culto, e che rivestisse funzioni apotropaiche. È tuttavia molto più probabile che l’ordine degli elementi rispondesse più a esigenze di tipo decorativo ed estetico che a necessità simboliche.

Il commediografo greco Ferecrate aveva lodato in un suo scritto le lucerne etrusche, e l’apprezzamento nei confronti di questi lavori perdura anche ai giorni nostri, tanto che nel 2016 una giovane designer fiorentina, Marta Tiezzi, ispirandosi proprio al lampadario di Cortona ma anche alle ceramiche in bucchero, ha realizzato Etruscan Light, un lampadario collocato presso l’Ufficio delle Relazioni col Pubblico del Comune di Cortona. Una struttura in ferro lucido sorregge il cappello del lampadario, creato in bucchero e ornato con fini decorazioni geometriche, all’interno del quale brucia una lampada alimentata a olio vegetale, lo stesso combustibile che veniva utilizzato dagli etruschi.

Arte etrusca, Lampadario
Arte etrusca, Lampadario (metà del IV secolo a.C.; bronzo, diametro 60 cm; Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona)


Calco del Lampadario Etrusco
Calco del Lampadario Etrusco (1932; gesso; Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona)


La sala del Lampadario Etrusco
La sala del Lampadario Etrusco al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona

Infine, un ultimo esempio di “design etrusco contemporaneo” proviene dall’architettura. A Milano, in Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, storico edificio di corso Venezia, è prevista per le festività natalizie del 2018 l’apertura di un Museo Etrusco destinato ad accogliere una collezione di reperti (che comprende anche la più completa raccolta conosciuta di vasi del periodo arcaico) acquistati dalla famiglia Rovati, discendente del Luigi Rovati che nel 1961 fondò a Monza l’azienda farmaceutica Rottapharm. Un museo da 1.500 metri quadri, sviluppato sui tre piani del palazzo, con spazi dedicati anche a una sala conferenze, una biblioteca, un laboratorio per bambini e ragazzi, una caffetteria e un bookshop. La collezione sarà allestita al primo piano e nel piano interrato. E la parte più interessante del progetto è proprio quella che riguarda la sezione sotterranea.

La risistemazione di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro è stata affidata all’architetto Mario Cucinella (Palermo, 1960), che per il piano interrato ha pensato di creare un grande padiglione ispirato alle tombe degli etruschi. “Uno spazio contemporaneo e altamente tecnologico che permetterà allo spettatore di entrare nella parte narrativa dell’esposizione”, lo ha definito l’architetto, il cui obiettivo è quello di trasportare idealmente il visitatore del museo in una delle tombe di Populonia o di Cerveteri: la struttura presenta linee curve che ricordano la forma circolare delle tombe a tumulo (oltre che quella dei tumuli che sovrastavano le tombe ipogee), il rivestimento in pietra serena delle cupole del padiglione intende rievocare i materiali di costruzione utilizzati all’epoca, i colori degli ambienti suggeriranno tutta l’eleganza dell’arte etrusca. Un’arte che non ha ancora finito di orientare la creatività contemporanea.

Populonia, Tomba etrusca a tumulo
Populonia, Tomba etrusca a tumulo


Mario Cucinella, Progetto per il Museo Etrusco di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, Milano
Mario Cucinella, Progetto per il Museo Etrusco di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, Milano (2017)


Mario Cucinella, Progetto per il Museo Etrusco di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, Milano
Mario Cucinella, Progetto per il Museo Etrusco di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, Milano (2017)

Bibliografia di riferimento

  • Marcello Barbanera, Storia dell’archeologia classica in Italia: Dal 1764 ai giorni nostri, Laterza, 2015
  • Ninina Cuomo di Caprio, La ceramica in archeologia. Vol II 2: antiche tecniche di lavorazione, L’Erma di Bretschneider, 2007
  • Mario Torelli, Arte etrusca, Giunti, 2001
  • Massimo Pallottino, Civiltà artistica etrusco-italica, Sansoni, 1985
  • Aldo Neppi Modona, Cortona etrusca e romana nella storia e nell’arte, Olschki, 1977



Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo

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