Il topolino del ministro Bonisoli. Perché le novità sull'accesso ai musei sono solo fumo negli occhi


Il ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli, ha annunciato novità per l'accesso ai musei. Ma a nostro modo di vedere sono solo fumo negli occhi.

È curioso notare come il ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli, abbia impiegato più d’un mese (facendo partire la conta dalla data dell’annuncio dell’abolizione delle domeniche gratis nei musei) per partorire un pacchetto di misure che, di fatto, producono dei cambiamenti davvero minimi rispetto al passato.

L’unica vera novità è l’introduzione del biglietto ridotto a 2 euro per i giovani tra i diciotto e i venticinque anni: un provvedimento che appare sicuramente sensato, che consentirà agli under 25 d’avvicinarsi soprattutto ai musei più grandi (ovvero, tipicamente, quelli coi biglietti più costosi), e magari stimolerà la loro voglia d’approfondire e conoscere i musei delle loro città. Tuttavia è anche necessario osservare che, senza campagne di comunicazione mirate, la misura rischia di produrre scarsi effetti: secondo le ultime statistiche culturali dell’Istat, riferite al 2016, il 41,8% degli italiani che nel corso dell’anno non ha visitato neppure un museo, non lo ha fatto semplicemente perché non interessato. Ed è anche interessante rilevare come questa percentuale tocchi le vette proprio nella fascia compresa tra i 15 e i 24 anni: il 47,1% tra i 15 e i 17, il 48% tra i 18 e i 19, e il 45% tra i 20 e i 24. E contemporaneamente, si registrano in queste fasce le percentuali minime di chi non va al museo perché ritiene costoso il biglietto d’ingresso: si raggiungono percentuali del 3,5% (dai 15 ai 17), dell’8,1% (dai 18 ai 19) e dell’8,3% (dai 20 ai 24), contro una media complessiva del 9,4%. Gli under 18, peraltro, hanno già la possibilità d’entrare gratuitamente nei musei statali, quindi il vero punto della questione consiste nel fatto che i giovani non vanno al museo non perché lo trovano costoso, ma semplicemente perché non ne sono attratti. Dunque, per far venir l’appetito ai giovani, dal momento che intento dichiarato del ministro è quello di far crescere la loro “fame di cultura”, forse è necessario lavorare più sulla comunicazione che sui biglietti.

Il ministro Alberto Bonisoli
Il ministro Alberto Bonisoli

Per il resto, niente di veramente nuovo da segnalare. Chi s’attendeva la cancellazione dell’istituto della #domenicalmuseo rimarrà deluso: era prevedibile, dopo i tanti tentennamenti del mese d’agosto, dopo le dichiarazioni contraddittorie (“le domeniche gratuite [...] di fatto verranno abolite”, aveva affermato Bonisoli in una nota ufficiale, e il suo sottosegretario Vacca al contrario rilevava che “non è stato abolito nulla”), dopo le precisazioni che hanno fatto seguito all’annuncio. Insomma, nessuna cancellazione: da ottobre a marzo la domenica gratuita resta, e le sei giornate rimanenti da aprile a settembre vengono semplicemente spostate, tutte concentrate in una sola settimana a marzo. Il numero di giornate d’accesso gratis ai musei per tutti è quindi rimasto lo stesso: cambia solo il fatto che Reggia di Caserta, Pompei e Uffizi, invece d’essere assaltati una volta al mese in primavera ed estate, subiranno un assedio continuativo d’una settimana verso la fine dell’inverno.

La misura che invece garantisce otto giornate d’apertura gratuita ai singoli musei, stabilite a discrezione dei direttori, è semplicemente pleonastica: i direttori, infatti, hanno già la possibilità d’istituire giornate con accesso gratuito. Lo stabilisce il Decreto Ministeriale 111 del 2016, che modifica il decreto 507 del 1997, “recante norme per l’istituzione del biglietto di ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali”. Nel decreto si legge infatti che “il competente Direttore del Polo museale regionale, e, con riferimento ai musei dotati di autonomia speciale, il Direttore del museo possono stabilire, d’intesa con il Direttore generale Musei, che agli istituti e ai luoghi di cui al comma 1 di rispettiva competenza si acceda liberamente in occasione di particolari avvenimenti o in attuazione di specifiche direttive del Ministro”.

Sarà tuttavia interessante vedere come verrà attuata una misura che qui su Finestre sull’Arte chiediamo da tempo (insieme ad altre che invece continuano a essere sistematicamente sottovalutate) e che il ministro ha vagamente annunciato: l’apertura gratuita dei musei in determinate fasce orarie. La normativa attuale è fumosa: nel decreto di cui sopra, si legge che “in relazione a particolari esigenze possono essere previsti altri tipi di biglietti”, e viene alla mente l’esempio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, quest’estate, ha istituito un biglietto serale di 2 euro, valido fino al 30 agosto, per i visitatori che, il giovedì sera, si fossero recati a visitare l’istituto nelle ultime tre ore d’apertura (dalle 19:30 alle 22:40). Ma è fumoso anche l’annuncio di Bonisoli che, ancora, lascia la scelta ai singoli direttori. Anche in questo caso, preoccupa molto l’assenza d’una strategia per tutti i musei, alla quale parrebbe corrispondere l’assenza d’una visione chiara dei problemi dei musei italiani e dei loro lavoratori, oltre che delle esigenze dei visitatori: assenza di strategia che si traduce nel continuo disegno di lasciare le principali responsabilità ai direttori. Ma un ministro dovrebbe dettare una linea comune: ci sono questioni (a cominciare dalla scarsa confidenza degl’italiani coi loro musei, dal summenzionato poco interesse dei giovani, dal fatto che servirebbero orari d’apertura più rispondenti alle necessità dei cittadini che lavorano) che sono trasversali e che hanno bisogno di risposte univoche. Peraltro, l’unica misura sulla quale avrebbe avuto un senso fare dei distinguo (pur con una selezione proveniente dall’alto), ovvero quella della domenica gratuita (dacché tutti converranno sul fatto che la domenica gratuita alla Reggia di Caserta non è proprio la stessa cosa della domenica gratuita al Museo delle Tradizioni Popolari di Anghiari), ha invece un indirizzo univoco per tutti.

Per il momento, non si può far altro che commentare un annuncio: la politica, da qualche anno, ha fatto sua la pessima abitudine di comunicare le novità non in via ufficiale, tramite provvedimenti e decreti, ma attraverso i social. Con tutto ciò che questo cattivo costume comporta: si pensi che nel 2014, l’allora ministro Franceschini aveva trionfalmente annunciato l’istituzione dell’apertura serale il venerdì fino alle 22 di tutti i musei statali, una misura che poi però non fu inserita nel decreto che seguì l’annuncio. “Cultura del cambiamento”, come ha sottolineato Bonisoli nel post sulla sua pagina Facebook? Al momento non ci pare d’intravedere grandi rivoluzioni all’orizzonte.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Giuseppe Torchia in data 16/09/2018, 19:40:30

Grazie. Condivido le sue osservazioni critiche.



2. Roberto in data 16/09/2018, 19:51:14

Va bene, però è fuorviante pensare alla comunicazione come alla via maestra per aumentare - ed elevare, per dio! - la fruizione degli istituti museali, archeologici e culturali italiani. Del resto, tutti i governi degli ultimi decenni hanno posto il problema esattamente in questi termini, tagliando finanziamenti essenziali e investendo in una varietà di grancasse pubblicitarie, con i tristi risultati che possiamo vedere: tristi non solo guardando alla sensibilità e all'effettiva consapevolezza culturale dei nostri compatrioti, ma anche al parallelo, grave decadimento delle strutture, della funzionalità e del prestigio degli innumerevoli istituti grandi e piccoli, locali e nazionali, dedicati alla storia e alle bellezze d'Italia, di cui dovremmo e potremmo andare orgogliosi. Un aspetto, quest'ultimo, che andrebbe più attentamente considerato e articolato, in un'ottica di medio-lungo periodo, ragionando di politica dei prezzi per l'accesso. Non voglio farla lunga, ma mi pare invece indispensabile lavorare sodo e ad ampio spettro sull'educazione, in stretta collaborazione - in primo luogo, ma non solo - con il Miur, investendo (educando) il sistema scolastico pubblico nazionale in ogni sua articolazione, a partire dalle materne. Utopia, lo so. Ma tutto il resto è fuffa.



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