Bramantino e Bramante

La nota

2012, Settima puntata

Nell'articolo di approfondimento della puntata speciale su Bartolomeo Suardi, meglio noto come il "Bramantino", Anselmo ci spiega meglio i rapporti con il grande artista Donato Bramante, che fu attivo a Milano nello stesso periodo in cui il Bramantino si avvicinava all'arte: data la presenza del maestro marchigiano, Bartolomeo non poteva non farsi suggestionare dalla sua arte, e lo vediamo da molti dei suoi dipinti, alcuni dei quali vengono presi in esame da Anselmo nell'articolo. E in più, Anselmo ci dà anche qualche informazione aggiuntiva sulla formazione del pittore.

Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, figlio del dominus Alberto, nacque a Milano intorno al 1465. Ricaviamo il dato da un documento del 1490 in cui come capofamiglia (perciò maggiorenne e a Milano, a quel tempo, lo si diventava a venticinque anni) promette la dote al fidanzato della sorella Caterina.

Nel 1988 venne pubblicato il contratto di apprendistato con cui, l'8 dicembre 1480, “Bartolomeum de Suardis de Pergamo” (cioè il Bramantino), si legava all’orafo Francesco di Giacomo de Camperiis (o Caxeriis). Il documento gli riconosce però il diritto di poter lavorare e condurre opere autonomamente perciò probabilmente arrivò nella bottega del Camperiis avendo già maturato qualche esperienza personale. Il contratto prevedeva la durata dell’apprendistato in sei anni, ma secondo lo studioso Pietro Marani probabilmente Bramantino lasciò la bottega del suo maestro prima del 1486, forse per unirsi a Bernardo Butinone e a Bernardo Zenale nella realizzazione della grande impresa del Polittico “cooperativo” (secondo l'azzeccata definizione di Francesco Frangi) di Treviglio, al quale i due artisti lombardi lavorarono dal 26 maggio 1485 al 4 gennaio 1491. La figura del san Giovanni Evangelista, già attribuita a Butinone, che compare, accanto al Battista ed al santo Stefano, nello scomparto di destra del secondo ordine della grande macchina decorativa, è stata infatti accostata all'operato del giovane Bartolomeo Suardi. Il legame dell'artista con la cultura ferrarese-padovana (che aveva in Butinone un esponente di prim'ordine) è ribadito dalle sue prime opere, databili intorno al 1485: il Filemone e Bauci, ora nel Wallraf-Richartz Museum di Colonia, la Madonna che allatta il Bambino del Museum of Fine Arts di Boston e la Natività e santi della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. In quest'ultima opera si ravvisa qualche timida apertura alle novità stilistiche introdotte da Leonardo a Milano con la prima versione della Vergine delle Rocce (realizzata fra il 1483 ed il 1486, oggi conservata a Parigi presso il Louvre). Secondo Marani queste prime opere mostrano un Bramantino “pittore-miniaturista”.

Alla seconda metà del nono decennio del Quattrocento Suardi si avvicinò a Donato Bramante, celebre pittore e architetto nato a Monte Asdruvaldo (Fermignano) e proveniente da Urbino che, verso il 1477, è già presente in Lombardia (a Bergamo) poi svolgerà poi un’importante attività architettonica a Milano (bisogna ricordarne almeno il Finto coro di San Satiro e la Tribuna di Santa Maria delle Grazie) improntata alle novità prospettico-spaziali apprese a Urbino, Padova e Mantova. Forse Bramantino collaborò con Donato alla realizzazione degli Uomini d’arme, affreschi oggi conservati nella Pinacoteca di Brera, dipinti attorno al 1486-1487 per casa Visconti-Panigarola a Milano. Il ciclo presenta grandi qualità moderne di impaginazione e di resa psicologica dei caratteri. Si impose sulla scena milanese come modello autorevole ed ebbe perciò immediati riflessi nella produzione dei più accorti pittori lombardi, fra cui va ricordato Vincenzo Foppa con il Martiro di san Sebastiano, già in Santa Maria di Brera e lo Zenale con i Santi e beati domenicani di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Possiamo supporre la collaborazione di Bartolomeo all'opera di Donato raffrontando il ciclo degli Uomini d'arme all’Argo, affresco monumentale dipinto da Bramantino, probabilmente intorno al 1490-1491, sopra la porta di accesso alla Saletta del Tesoro nel Castello Sforzesco di Milano: vi sono notevoli rassomiglianze fra alcuni dettagli esecutivi come il modo di dipingere le pieghe dei panneggi. Il dipinto dello Sforzesco presenta una mirabile impostazione prospettica: da un corridoio ricavato illusionisticamente nello spessore della parete si affaccia un giovane seminudo dalle forme sinuose: il gigante Argo di cui narra Ovidio nelle Metamorfosi, identifìcabile tramite i due medaglioni monocromi che illustrano gli episodi mitici della sua vita (Mercurio e Argo addormentato e Mercurio uccide Argo) e l’iscrizione frammentaria posta fra le due mensole aggettanti. Purtroppo la testa del gigante è andata distrutta a causa del sensibile abbassamento della volta della sala del Tesoro del Castello. Il dipinto ebbe un’immediata influenza sui pittori milanesi contemporanei, riscontrabile ad esempio nella Pala di san Siro di Ambrogio Bergognone alla Certosa di Pavia, datata 1491. Tra il 1493 ed il 1495 sarà Butinone a manifestare a sua volta il legame con Bramantino attraverso evidenti omaggi figurativi esibiti nella decorazione della cappella Grifi in San Pietro in Gessate a Milano (1493-1495 circa).

L'influsso bramantesco è ancora fortemente presente nella lunetta ad affresco raffigurante il Cristo morto davanti al Monte Calvario, realizzato da Bramantino per la chiesa di San Sepolcro e ora conservato nella Pinacoteca Ambrosiana: la ricerca fisiognomica e lo stile del San Giovanni piangente appaiono ricalcati sulla ricerca delle espressioni e sul tagliente stile esecutivo caratterizzanti il già ricordato ciclo degli Uomini d’arme. Secondo Marani il Cristo morto fu quindi realizzato intorno al 1490.

Negli stessi anni, secondo lo storico sopracitato, i due artisti collaborarono alla realizzazione del Cristo alla colonna da Chiaravalle (opera tradizionalmente attribuita al solo Bramante). Bartolomeo riprenderà questo modello nello spettrale Ecce Homo oggi collocato nella Collezione Thyssen-Bornemisza a Madrid (forse realizzato per la Certosa di Pavia) e nel San Sebastiano, realizzato tra il 1500 ed il 1505, oggi conservato nella collezione Rasini a Milano in cui l'artista abbina l chiaroscuro leonardesco ad una conoscenza dei modelli di volti visti in sottinsù messi in voga dal Perugino in Lombardia nell’ultimo decennio del Quattrocento. La collaborazione fra Bramante e Bramantino si era bruscamente interrorrotta nel 1499: la Francia invade Milano, il ducato di Ludovico il Moro cade e Donato lascia Milano per trasferirsi a Roma. Il maresciallo Gian Giacomo Trivulzio viene nominato governatore di Milano: Bramantino ne diventa ben presto l'artista di fiducia.

Anselmo Nuvolari Duodo








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