Alessandro Turchi da Verona a Roma

La nota

2012, Nona puntata

Ripercorriamo insieme ad Anselmo la prima parte della carriera di Alessandro Turchi, detto "l'Orbetto", dagli esordi a Verona, la città natale, sotto il maestro Felice Brusasorci, fino alla realizzazione di uno dei suoi più grandi capolavori, la "Resurrezione di Cristo" oggi conservata nella Cattedrale di Bordeaux in Francia e realizzata in seguito al trasferimento di Alessandro a Roma, avvenuto intorno al 1614.

Alessandro Turchi nasce a Verona nel 1578, figlio primogenito di Silvestro, spadaio, e di sua moglie Elisabetta. Nel 1595, forse a causa di un incidente sul lavoro, Silvestro diventa cieco ed è costretto ad elemosinare, assistito da Alessandro che da quel momento verrà soprannominato “l'Orbetto”. Due anni dopo l'artista è citato nel testamento di un orafo veronese come operante nella bottega del pittore Felice Brusasorzi (o Brusasorci). L'artista faceva parte fin dal 1564 dell'Accademia Filarmonica, il circolo culturale più elitario della città. Esso aveva una funzione essenzialmente musicale, ma fra i Filarmonici vi erano anche eruditi collezionisti di reperti antiquariali, passione che aveva toccato le città di Padova e Venezia sin dal Quattrocento. Allo stesso tempo, nei palazzi di alcuni accademici, fra cui quello della notissima famiglia Giusti, si raccoglievano opere di Felice e del manierismo internazionale, accanto a Giorgione, Parmigianino, Tiziano, Paolo Veronese, Bassano, Giulio Romano e Giambologna. Non mancano neppure i collezionisti di paesaggi fiamminghi e olandesi, quali i Sagramoso di San Fermo ed i Serego di San Sebastiano. Sono gli stessi eruditi che più avanti raccoglieranno le opere del Turchi. Nel 1605 Brusasorzi muore: gli eredi della scuola sono Pasquale Ottino e Alessandro Turchi, che completano le opere lasciate interrotte dal maestro, da ciò possiamo dedurre che probabilmente questo compito toccò loro in quanto i due allievi da tempo partecipavano attivamente alle commissioni della bottega. I due artisti terminarono insieme la Caduta della manna in San Giorgio in Braida, mentre l'Orbetto completerà da solo la pala di San Raimondo di Peñafort per l'altare Mazzoleni in Santa Anastasia. Nello stesso anno il pittore firma la Maddalena penitente per l'altare Da Prato nella chiesa di San Tomaso Cantuariense a Verona. La monumentale pala è quindi la prima opera certa di Turchi, firmata e datata. È un dipinto di grande qualità in cui Alessandro unisce rimembranze delle opere del suo maestro, come lo svolazzo ed il rigonfiamento ricercato dei panneggi, a quelle che diventeranno sue cifre stilistiche quali la “felposità” del bellissimo manto rosso della santa, la quale sprigiona rare raffinatezze decorative come i sottili fili ramati dei capelli che tramano come lo scollo la veste azzurra.

Il 12 dicembre 1609 Alessandro Turchi viene aggregato, dietro sua richiesta, all'Accademia Filarmonica e succede al suo maestro come pittore ufficiale. Tramite le commissioni ecclesiastiche per gli altari privati delle famiglie patrizie e per quelli delle Corporazioni l'artista partecipa all'opera di rinnovamento delle chiese cittadine che era cominciata alla fine del Cinquecento. Alessandro presenta inoltre notevolissimi elementi di aggiornamento culturale dovuti ad escursioni artistiche giovanili nella Venezia di Jacopo Palma e nella Mantova di Rubens. Trova inoltre particolarmente congeniale il grande respiro classico delle opere di Tiziano e di Veronese, di quest'ultimo inoltre ama la smagliante tavolozza. L'Orbetto fu invece meno interessato all’atteggiarsi formalistico delle composizioni manieriste presente anche negli artisti della corte gonzaghesca e a Verona nelle opere del suo stesso maestro e dei Farinati, l’altragrande bottega veronese, ancora attiva nel solco della tradizione del secolo precedente. Nelle pale giovanili di Turchi scomparve rapidamente ogni traccia dell'apprendistato presso il Brusasorzi tranne il paesaggio, che sarà poi ridotto ad elemento accessorio nelle opere romane. Alessandro è un innovatore: ben presto infatti il nucleo della sua poetica è un precoce classicismo, già pienamente maturo, ma totalmente nuovo a quelle date. Turchi entrò in contatto precoce anche con la cultura bolognese: le incisioni dei Carracci circolavano come patrimonio comune negli studi dei pittori, e nelle quadrerie veronesi non mancavano opere emiliane.

La fama dell'artista si allarga ormai oltre i confini cittadini: Turchi si trasferisce a Roma sulla traccia dell'amico Carlo Saraceni, e in compagnia di Marcantonio Bassetti e di Pasquale Ottino, probabilmente intorno al 1613-1614. La prima attestazione dell'Orbetto nella Città Eterna si deve a Roberto Longhi il quale riconobbe la sua mano nella decorazione a fresco della Sala Regia nel Palazzo del Quirinale in Roma, nella quale Turchi dipinge l'ovale con la Raccolta della manna. Gli autori dell'opera, Carlo Saraceni, Giovanni Lanfranco e Agostino Tassi, furono pagati tra il 24 settembre 1616 ed il 7 agosto 1617. Altri pagamenti, in diverse date, sono registrati per dipinti fatti da Turchi per il cardinale Scipione Borghese, fra cui il Cristo morto con la Maddalena e angeli, ora alla Galleria Borghese. L'opera è realizzata tramite la posa di colori ad olio su una lavagna. L'uso di questo materiale è di matrice locale veronese e poteva condurre, come in questo caso, a forti risultati nel gioco della luce e dell'ombra. Le figure emergono dal fondo scuro, contro il quale si svolge l'azione, violentemente evidenziate da un lume artificiale: la fonte di luce inserita all'interno del quadro continua una tradizione che risale alla pittura veneta del secolo precedente (della quale anche il maestro di Turchi aveva fatto ampio uso). Vi sono rimandi al gusto di Felice per l'impianto, per l'intonazione cromatica, per certi scorci dei volti e atteggiamenti delle figure. Vi sono però delle novità: secondo Daniela Scaglietti Kelescian “nella composizione elegantemente costruita a semicerchio intorno al corpo di Cristo, nelle rispondenze dei gesti fra l'angelo reggitorcia e la Maddalena, nello statuario corpo del martire abbandonato sulla pietra dell'unzione, si avverte già il precisarsi della plastica in modi che indicano l'adesione ai fatti nuovi romani, nella maggiore sintonia con i canoni compositivi della scuola bolognese, come si era realizzata a Roma nel corso del primo decennio”; ad esempio nella Pietà di Annibale Carracci, descritta dal Bellori presso il cardinale Farnese ed oggi conservata a Napoli presso il Museo di Capodimonte.

Dal 29 giugno 1618 l'Orbetto è inserito nell'Accademia di San Luca, il Bassetti lo aveva preceduto il 4 giugno. Turchi parteciperò attivamente alle attività consociative per gli anni a venire fino ad assumerne la carica di principe nel 1637. Però gli incarichi romani importanti tarderanno qualche tempo costringendo così l'artista ad accettare ancora committenze veronesi come la Madonna col Bambino e santi dipinta per la chiesa di San Francesco al Corso. Gli incarichi che finalmente proiettano l’artista sulla ribalta della committenza pubblica romana sono la Madonna col bambino e san Carlo Borromeo per San Salvatore in Lauro, dipinta entro il 1621, che secondo lo studioso Gianni Peretti rappresenta ”uno dei momenti di maggior adesione dell'artista a una poetica naturalistica ammantata di nobile retorica, da pareggiare i risultati di un Saraceni o di un Borgianni, soprattutto nella resa quasi palpabile dei tessuti, dal manto della Madonna al paludamento cardinalizio di san Carlo, morbidi e spugnosi come in Bassetti” e la Resurrezione di Cristo, opera datata 1621 (conservata a Bordeaux, nella cattedrale di Sant’Andrea), commissionata dall'arcivescovo di Bordeaux, cardinale François d'Escoubleau de Sourdis. L'opera è una delle poche testimonianze sopravvissute di una grande collezione darte creata dal cardinale con il fine di esaltare le virtù della chiesa cattolica e lasciare al stesso tempo una importante raccolta ai suoi successori. Il committente è un uomo dai gusti estremamente eclettici, ma inserito nel circolo dei committenti più aggiornati di Roma in quel momento, e desideroso di una pala che risponda ai suoi propositi di glorificazione e vittoria della chiesa. L'opera di Turchi è articolata e complessa: il Cristo allude ai notissimi esempi di Cristo vivente crocefisso di Guido Reni ed il Sansone vittorioso dello stesso artista bolognese. I gruppi degli armigeri si rifanno ad atteggiamenti ancora manieristici; il gesto esemplare dell'angelo rappresenta invece, secondo Scaglietti Kelescian, “una memoria di patrio purismo, di cui era stato campione Gian Francesco Caroto”.

Anselmo Nuvolari Duodo








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