Gli esordi del Pinturicchio

La nota

2013, Seconda puntata

In questo articolo, Anselmo ci parla delle primissime fasi della carriera del Pinturicchio, soprannome di Bernardino di Betto, focalizzandosi sulla sua collaborazione con il Perugino a Roma, nella cappella Sistina (anche se è difficilissimo stabilire dove si è svolto l'intervento del giovane pittore umbro), e terminando con una citazione a Macrino d'Alba, che fu uno dei pittori più suggestionati dall'arte del Pinturicchio.

Mentre iniziavo a scrivere questo articolo il Conclave per l'elezione del successore di Benedetto XVI era arrivato al secondo giorno. Le votazioni, come ben sappiamo, si sono svolte nella Cappella Sistina, i cui muri, se potessero parlare svelerebbero non solo i segreti delle varie votazioni succedutesi nei secoli, ma anche i ricordi di quando artisti quali Perugino, Botticelli, Filippo Lippi, Ghirlandaio, Michelangelo ed appunto Pintoricchio ne affrescarono le pareti.

Bernardino (questo il nome di battesimo dell'artista) nacque tra il 1456 ed il 1460 a Perugia, figlio di Benedetto (alias Betto), conciatore di panni di lana, e di Graziosa, genitori già di una figlia, Ginevra. La città umbra a quel tempo attraversava un periodo di rinascita, numerosi cantieri erano operativi, vanno ricordati almeno quelli per la ricostruzione della cattedrale di San Lorenzo e per le ristrutturazioni delle chiese degli ordini mendicanti. Molti artisti erano al lavoro in città: il fiorentino Agostino di Duccio, seguito da molti suoi conterranei, l'artista locale Mariano d'Antonio, allievo di Pellegrino di Giovanni, seguace di Gentile da Fabriano. Fin dal 1434 era attivo a Perugia anche Giovanni di Tommaso Crivelli de Mediolano, produttore, secondo la studiosa Maria Rita Silvestrelli, di “oggetti vari, miniature e decorazioni ancora legate a una prassi di alto artigianato tardogotico”. In città vi erano inoltre ricordi della “pittura di luce” che, ricorda ancora Silvestrelli, Domenico Veneziano aveva lasciato in una “camora” delle case Baglioni. Non bisogna inoltre dimenticare il polittico Guidalotti realizzato dal Beato Angelico per la chiesa di San Domenico e le imprese pittoriche di Benozzo Gozzoli, legato da un contratto ai francescani di Montefalco. Nel 1475, impegnato in una decorazione nel palazzo dei Priori, fa il suo debutto Pietro Vannucci, il celeberrimo Perugino. Si profila così un ambiente artistico estremamente composito e stimolante per un giovane artista in formazione quale Bernardo (noto in seguito come Pintoricchio a causa della sua bassa statura). Purtroppo però non abbiamo alcuna notizia sull'apprendistato del pittore, terminato sicuramente prima del 1481, anno in cui il suo nome compare per la prima volta sulla matricola dell'arte dei pittori. Due anni prima Bernardo probabilmente era tra i “familiares” del Perugino quando questi affrescò l'abside della cappella della Concezione in san Pietro, opera inaugurata l'8 dicembre 1479 ed oggi perduta. Fra le qualità per cui Vannucci aveva scelto il suo concittadino vi erano sicuramente la sua brillante rapidità di esecuzione e la forte resistenza al lavoro, requisiti essenziali per la partecipazione ad imprese decorative di grande respiro come la realizzazione degli affreschi della Cappella Sistina, collocabili tra il 1481 ed il 1483. Pintoricchio realizzò parte delle scene raffiguranti il Viaggio di Mosè e il Battesimo di Cristo dove, come afferma lo studioso Francesco Federico Mancini citando parole del Grassi, i suoi personaggi si distinguono “per una vitalità psicologica più ingenuamente incantata, gentile e fresca, nello stesso tessuto pittorico compatto e però respirante che li qualifica”, inoltre i suoi paesaggi “lussereggianti e fantastici, vivaci ed estrosi, monumentali ed insieme pittoreschi” hanno un carattere “unico e irripetibile”. Non è comunque semplicissimo circoscrivere il suo intervento innanzitutto perché l'attenta supervisione del Perugino porta a risultati sostanzialmente omogenei e secondariamente perché lo stile di Bernardo non è documentato, a queste date, in maniera sicura, come nota ancora Mancini. Prerogativa costante del Pintoricchio appare comunque, secondo Mancini, la “costruzione complessa degli sfondi naturali, dove l'occhio non è invogliato a seguire la direttrice prospettica, quanto a indugiare sui diversi e progressivi piani della visione, colmi di incidenti narrativi, movimentati da ammassi rocciosi che creano ombrose cavità, straboccanti di rigogliosa vegetazione che offre albergo a borghi fantastici e città ideali.

Chiudo questa puntata citando un dipinto realizzato da un artista della mia regione, allievo del Pintoricchio: trattasi della pala raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i santi Nicola e Martino di Tours, prima opera conosciuta di Macrino d'Alba. Il dipinto, conservato a Roma presso la Pinacoteca Capitolina, fu realizzato probabilmente tra il 1492 ed il 1493. Non sappiamo se il giovane artista albese lo dipinse quando era appena rientrato in Piemonte o mentre soggiornava ancora a Roma, dove era stato inviato nella bottega del Pintoricchio in quanto Bernardo era il “pittore di riferimento di Domenico e del circolo Della Rovere”, nella cui orbita rientrava il nobile trinese Andrea Novelli, vescovo di Alba, come afferma Edoardo Villata, studioso di Macrino. I due santi raffigurati nella pala si richiamano al grande cantiere umbro-toscano allestito per la Sistina ed in particolare all'operato di Perugino, Ghirlandaio e Botticelli. La Madonna invece riprende fedelmente la Santa Caterina d'Alessandria con un donatore, opera realizzata da Pintoricchio all'inizio dell'ultimo decennio del Quattrocento e conservata a Londra nella National Gallery. Non sappiamo se Macrino realizzò la tavola a Roma o al suo ritorno in Piemonte, ma sicuramente essa testimonia un'estrema fedeltà alla koiné stilistica della Roma degli anni Ottanta del Quattrocento.

Anselmo Nuvolari Duodo








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