Capolavoro di Modigliani venduto a Hong Kong: è la più costosa opera occidentale passata in Asia


Un capolavoro di Amedeo Modigliani, il raro ritratto di Paulette Jourdain, è stato venduto in asta da Sotheby’s a Hong Kong a quasi 33 milioni di euro: è la più costosa opera d’arte occidentale venduta in Asia.

Un importante dipinto di Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920), il Ritratto di Paulette Jourdain, è l’opera d’arte occidentale più costosa che sia mai stata venduta in Asia. L’opera è stata venduta l’altro ieri in asta da Sotheby’s a Hong Kong, per la sequenza di cinque aste celebrative del cinquantesimo anniversario della sede asiatica della casa londinese. L’opera di Modigliani è stata venduta nell’asta A long journey, che presentava una selezione di arte moderna e contemporanea dalla collezione Liu Yiqian & Wang Wei. Il ritratto di Paulette Jourdain di Amedeo Modigliani, eseguito intorno al 1919, proveniente dalla collezione cinese, è uno degli ultimi capolavori del pittore livornese oltre che una delle sue tele più grandi: opera di grande rarità sul mercato, ha visto una battaglia tra due offerenti al telefono e una signora in sala. È stata quest’ultima ad aggiudicarsi l’opera, per la cifra di 272.905.000 dollari di Hong Kong (circa 32.871.000 euro). Come da prassi, non è nota l’identità dell’acquirente.

Il Ritratto di Paulette Jourdain è ritenuto un esempio eccezionale del lavoro maturo dell’artista.In termini di dimensioni, composizione, tema e stile, l’opera venduta a Hong Kong presenta grandi somiglianze con i ritratti femminili di Modigliani nel collezioni del Metropolitan Museum of Art e del MoMA di New York, della National Gallery of Art di Washington e della Tate Modern di Londra.

La persona nel dipinto, Pauline Jourdain, detta “Paulette”, era la domestica e l’assistente di Leopold Zborowski, un importante mercante d’arte con cui Modigliani collaborò assiduamente. In seguito divenne l’amante di Zborowski e gli subentrò dopo la sua morte. Il ritratto di Modigliani è l’unico dipinto esistente del pittore labronico che la ritrae. Zborowski fu l’organizzatore dell’unica mostra personale di Modigliani durante la sua vita nel 1917, una mostra significativa che fu “famigerata” ma rivoluzionaria nella storia dell’arte moderna per la sua rilevante accoglienza da parte del pubblico e il suo avanguardismo. Sebbene Paulette fosse stata testimone della cattiva salute e delle pessime abitudini alimentari di Modigliani nel corso dei mesi, la morte del pittore nel gennaio 1920 fu per lei un evento tragico. Insieme a Zborowski, Paulette contribuì a organizzare il funerale dell’artista, cercando anche di consolare una Jeanne Hébuterne (la compagna di Modigliani) terribilmente sconvolta.

Il ritratto esposto a Hong Kong
Il ritratto esposto a Hong Kong
Amedeo Modigliani, Ritratto di Paulette Jourdain (1919 circa; olio su tela, 100,3 x 65,4 cm)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Paulette Jourdain (1919 circa; olio su tela, 100,3 x 65,4 cm)
Dettaglio del volto
Dettaglio del volto
Dettaglio delle mani
Dettaglio delle mani

Negli anni successivi alla morte di Modigliani, Paulette iniziò a posare per altri artisti della sua cerchia, tra cui Chaïm Soutine e Moïse Kisling. Sia la sua collaborazione con Zborowski che i suoi rapporti con gli artisti che frequentavano Modigliani continuarono negli anni successivi. Così Paulette continuò ad aiutare a gestire gli affari di Zborowski e la sua galleria fino alla morte del gallerista nel 1932, dopodiché intraprese la propria strada come gallerista.

Modigliani, all’epoca in cui dipinse il ritratto di Paulette, amava dipingere soggetti giovani: questi dipinti, eseguiti orientativamente tra il 1916 e il 1919, sono tra i suoi dipinti più toccanti. I giovani che ritrasse spesso provenivano da ambienti umili, e gran parte del fascino duraturo di Modigliani sta nel fatto che nobilitò le persone comuni dipingendole in grandi formati, con opere sontuose. Non sorprende quindi che molti di questi dipinti siano nelle collezioni dei musei. Nel ritratto di Paulette, la giovane è raffigurata con un portamento tranquillo ed un’eleganza che smentisce la sua età e attira l’attenzione dello spettatore. Rivolgendosi direttamente a Paulette, Modigliani conferisce un grande senso di dignità e sicurezza di sé alla sua modella, rendendo il suo atteggiamento con un’eleganza palpabile, come quella che spesso dedicava alla sua compagna e musa Jeanne Hébuterne.

Sono caratteristiche delle più grandi opere di Modigliani del periodo la ricca tavolozza, la luce calda e la superficie dinamica: elementi riscontrabili anche nel Ritratto di Paulette Jourdain, che lo qualificano come un capolavoro dell’artista livornese. Questa tavolozza profonda trasuda il fascino e la bellezza della pittura classica subito da Modigliani, che, si racconta, una volta fece notare a Paulette che la Gioconda era il suo dipinto preferito al Louvre, museo che frequentava spesso. E come per il capolavoro rinascimentale, Paulette Jourdain assume un formato di tre quarti con le mani del soggetto delicatamente giunte in grembo e un’espressione enigmatica e impenetrabile sul viso. Una composizione comunque presente anche in molti alti ritratti di Modigliani.

A sinistra, Paulette Jourdain verso il 1919. A destra, Chaïm Soutine, Ritratto di Paulette Jourdain (1928; olio su tela, 34,6 x 36,1 cm)
A sinistra, Paulette Jourdain verso il 1919. A destra, Chaïm Soutine, Ritratto di Paulette Jourdain (1928; olio su tela, 34,6 x 36,1 cm)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Leopold Zborowski (1916-1919; olio su tela, 100 x 65 cm; San Paolo, Museu de Arte)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Leopold Zborowski (1916-1919; olio su tela, 100 x 65 cm; San Paolo, Museu de Arte)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne (1919; olio su tela, 92 x 54 cm; Collezione privata)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne (1919; olio su tela, 92 x 54 cm; Collezione privata)
Leonardo da Vinci, La Gioconda (1503-1506; olio su tavola, 77 x 53 cm; Parigi, Louvre)
Leonardo da Vinci, La Gioconda (1503-1506; olio su tavola, 77 x 53 cm; Parigi, Louvre)
Artista Fang, Maschera facciale (Ngontang) (fine del XIX secolo; legno, caolino e pigmenti, 28,3 x 17,8 x 5,7 cm; New York, Brooklyn Museum)
Artista Fang, Maschera facciale (Ngontang) (fine del XIX secolo; legno, caolino e pigmenti, 28,3 x 17,8 x 5,7 cm; New York, Brooklyn Museum)

Realizzata poco prima degli anni Venti, l’opera manifesta molte ispirazioni sperimentate dagli artisti della Scuola di Parigi in quel periodo, tra cui l’arte primitiva e il cubismo. L’influenza delle maschere africane è particolarmente evidente in quest’opera, specialmente se si osserva la forma ovoidale della testa di Paulette, i suoi occhi vuoti e il suo naso affusolato, oltre che la forma allungata e la posa frontale che le conferiscono la presenza ieratica di un totem, sulla scia della statuaria cerimoniale e reliquiaria.

Anche molti contemporanei di Modigliani, come Pablo Picasso e Henri Matisse, erano ossessionati dalla bellezza e dalla semplicità dei manufatti primitivi. Sotto il pennello dell’artista, queste influenze si fondono e si trasformano in qualcosa di più grande, unico e inequivocabilmente identificabile come tipico di Modigliani.

Un capolavoro così raro ha una provenienza e una storia espositiva altrettanto illustri: il Ritratto di Paulette Jourdain è appartenuto ad alcune delle figure più influenti nella storia dell’arte del XX e XXI secolo, tra cui mercanti come Paul Guillaume e Justin K. Thannhauser, nonché il celebre collezionista A. Alfred Taubman e, più recentemente, i collezionisti Liu Yiqian e Wang Wei, fondatori del Long Museum di Shanghai. Il dipinto è stato incluso in alcune delle mostre più importanti sull’opera dell’artista, tra cui le retrospettive del 1951 al Cleveland Museum of Art e al MoMA di New York, la mostra al Jewish Museum di New York, Modigliani, Beyond the Myth e la mostra Modigliani and His Models del 2006 alla Royal Academy di Londra, tra gli altri.


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