Amedeo Modigliani, una vita per l'arte. Biografia e opere principali


Una vita breve, stroncata da una malattia polmonare in età giovanile, ma una parabola creativa intensa: è Amedeo Modigliani l'artista in questione.

Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 - Parigi, 1920) rientra in una categoria di artisti che decisero di lasciare il paese natale per traferirsi in Francia. Parigi, all’inizio del Novecento, era la culla della cultura, della modernità, nonché luogo di scambio e aggiornamento per poeti, scultori, pittori, filosofi. In questo clima, vivace e florido, giungono artisti da tutta Europa, come il rumeno Constâtin Brâncuși (Pestisani, 1876 – Parigi, 1957), il russo Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint Paul de Vence, 1985), il russo Chaïm Soutine (Smiloviči, 1893 – Parigi, 1943) e l’italiano Amedeo Modigliani, che entrano in contatto con personalità già affermate quali Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), Georges Braque (Argenteuil, 1882 – Parigi, 1963), Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954), il poeta Guillaume Apollinaire, André Derain e molti altri. Sempre a Parigi, negli stessi anni, soggiornano alternamente alcuni dei principali esponenti del futurismo, come Umberto Boccioni, Gino Severini, Carrà, Ardengo Soffici, a ulteriore dimostrazione della grande vitalità dell’ambiente in cui non necessariamente tutti entravano in contatto tra loro, ma potevano giovarsi della fervente temperie culturali.

La libertà di stampa e di azione che la città di Parigi offriva, favorì l’avvicendarsi di quella scia di artisti non soddisfatta delle opportunità che il paese natale offriva loro. Nei manuali di storia dell’arte si trovano spesso classificati Brâncuși, Chagall, Soutine e Modigliani come appartenenti alla “Scuola di Parigi”, sebbene il loro fosse un modo comune di vivere e di pensare, più che una scuola. Un altro aspetto che li accomunava, oltre all’essere artisti forestieri in Francia, era il vivere nello stesso quartiere parigino, ossia Montparnasse, in un edificio soprannominato “l’alveare”, adibito a studio per gli artisti che non si erano arruolati in guerra; anche la partecipazione al Salon, famosa esposizione organizzata a Parigi già dal 1667, rappresentava un fattore di comune accordo.

Un’esistenza, quella di Modigliani, non particolarmente fortunata: l’artista livornese di origini ebraiche fu infatti colpito, già in tenera età, da gravi problemi di salute. E la sua scelta di fare l’artista di professione fu rapida e senza ripensamenti.

Amedeo Modigliani nel suo studio, fotografia del 1915 di Paul Guillaume
Amedeo Modigliani nel suo studio, fotografia del 1915 di Paul Guillaume

Biografia di Amedeo Modigliani

Nato a Livorno il 12 luglio del 1884, Amedeo Modigliani (affettuosamente chiamato “Dedo” dagli amici, e poi “Modì” in Francia) trascorre gli anni della sua formazione in Italia. La guida artistica di Guglielmo Micheli, di formazione macchiaiola (i macchiaioli erano un gruppo di artisti toscani attivi verso la fine dell’Ottocento, i quali dipingevano accostando macchie di colore) è fondamentale per il passo successivo: la scelta di abbandonare Livorno nel 1902 per andare a studiare presso la Scuola Libera di Nudo a Firenze. Nel 1903 è la volta di Venezia, all’Istituto di Belle Arti, dove non manca di seguire lo studio dei pittori veneziani del Rinascimento, quali Giorgione, Tiziano Vecellio, Tintoretto. Se queste sono le esperienze fondamentali per la sua formazione, lo sono altrettanto le visite ai maggiori musei di Milano, Roma, Pisa, prima di partire per la Francia.

Nel 1906 è a Montmartre dove affitta uno studio in rue Caulaincourt. Poco dopo si trasferisce nella sopracitata Montparnasse, rifugio per giovani pittori, scultori, incisori. Sebbene gli interessi di Modigliani vertano nella direzione dei simbolisti e guardino altresì a Gustav Klimt (Baumgarten, 1862 – Vienna, 1918), Paul Gauguin (Parigi, 1848 – Atuona, 1903) e al Picasso del periodo Blu, la sua personalità non manca di imprimere alle sue opere uno stile unico e inconfondibile. Inizialmente lavora sulla pittura, accostandosi alla pennellata di Paul Cézanne; non soddisfatto dei suoi lavori, passa poi alla scultura, senza tuttavia abbandonare del tutto la pittura da cavalletto. La produzione pittorica si articola a partire dai primi ritratti volti ai familiari, ma ciò che a noi è pervenuto non è sufficiente a ricostruire adeguatamente i primi anni della carriera dell’artista. Maggiori, invece, sono gli schizzi fatti in Francia agli amici, nei caffè, dove sovente l’artista si abbandona all’uso di alcol e droghe, come molti in quel periodo. Egli aveva senz’altro una personalità decisa: qualora un’opera non fosse di suo gusto, la distruggeva.

Torna a dedicarsi alla pittura nel 1914 con una nuova consapevolezza, dovuta anche all’incontro fortunato con Paul Guillaume (Parigi, 1891 – 1934), giovane mercante francese, il quale consiglia a Modigliani di dedicarsi alla pittura, più appetibile per il mercato dell’arte rispetto alla scultura. Egli è anche il primo che sponsorizza il giovane Amedeo, ma ciò non basta per raggiungere la fama, che avverrà adeguatamente soltanto verso la fine della sua carriera e ancor più dopo la sua morte. Tuttavia, non è l’unica motivazione che porta l’artista a tornare sulla pittura: il peggioramento delle condizioni di salute non gli consentono di trattare materiali di difficile lavorazione, quali la pietra calcarea, che spesso sceglieva e utilizzava. L’ultimo, ma fondamentale, promotore dell’arte di Modigliani è il polacco Leopold Zborowski (Varsavia, 1889 – Parigi, 1932), scrittore e mercante d’arte che nel 1916 chiede l’esclusiva sulle sue opere in cambio di un compenso in franchi annuo, oltre che ospitalità nelle sue svariate case.

Nel 1917, Modigliani incontra la giovanissima pittrice Jeanne Hébuterne (Meaux, 1898 – Parigi, 1920): i due si innamorano e vanno a vivere insieme in rue de la Grande-Chaumière a Montparnasse. Nello stesso periodo, la galleria Berthe Weill di Parigi organizza la prima esposizione di Modigliani, che viene tuttavia chiusa il giorno stesso dell’inaugurazione, per oltraggio alla morale pubblica (i nudi creano infatti problemi). Nel 1918 le precarie condizioni di salute dell’artista, minato dalla tubercolosi, si aggravano, ed è pertanto costretto a lasciare Parigi per trasferirsi al sud, onde giovarsi del miglior clima. In estate soggiorna dunque tra Nizza e Cagnes-sur-Mer. Il 29 novembre del 1918 nasce Jeanne, figlia di Amedeo e di Jeanne Hébuterne: la nascita della figlia è tenuta nascosta alla famiglia di lei, che non vede di buon occhio la relazione col pittore (sarà però scoperta dal fratello André, e i rapporti con la famiglia diventeranno decisamente burrascosi). Nel maggio del 1919 Amedeo torna a Parigi e il mese successivo viene raggiunto da Jeanne, che si scopre nuovamente incinta. Ad agosto, l’artista espone a Londra, ricevendo plausi da parte della critica, ma negli ultimi mesi dell’anno la sua salute conosce un ulteriore tracollo.

Nel mese di gennaio l’artista si ammala di polmonite ed entra in coma: muore il 24 gennaio alle 20:45, all’Hôpital de la Charité. Il giorno dopo, alle 3 del mattino, Jeanne, incinta di otto mesi ma distrutta per la perdita di Amedeo, si uccide buttandosi dalla finestra di camera sua. I due innamorati oggi riposano assieme nel cimitero di Père Lachaise a Parigi.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume (1916; olio su tela, 81 x 54 cm; Milano, Museo del Novecento)
Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume (1916; olio su tela, 81 x 54 cm; Milano, Museo del Novecento)


Amedeo Modigliani, Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) (1918; olio su tela, 46 x 29 cm; collezione Jonas Netter)
Amedeo Modigliani, Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) (1918; olio su tela, 46 x 29 cm; collezione Jonas Netter)


Amedeo Modigliani, Nudo seduto (Beatrice Hastings?) (1916; olio su tela, 92 x 60 cm; Londra, Courtauld Gallery)
Amedeo Modigliani, Nudo seduto (Beatrice Hastings?) (1916; olio su tela, 92 x 60 cm; Londra, Courtauld Gallery)

L’arte di Modigliani, dalla conoscenza di Brâncuși alle ultime opere

Modigliani comincia a dipingere nella sua Livorno in uno stile simile a quello dei macchiaioli, ma la sua arte cambierà radicalmente dopo il soggiorno a Parigi e in seguito, con la raggiunta maturità, si osserverà un ulteriore cambiamento a livello stilistico, dovuto all’assestamento delle scelte operative. La somma d’influenze che caratterizzeranno la sua produzione lo faranno giungere a una produzione che difficilmente si può incasellare in un genere preciso: la sua è un’arte caratterizzata da semplicità e purezza formale. Fondamentale per l’arte di Modigliani è la conoscenza di Constântin Brâncuși, che porta l’italiano a dedicarsi quasi totalmente alla scultura, sebbene sarà poi costretto dalla sua malattia a tornare sulla pittura, essendo la scultura un’attività molto più faticosa e debilitante per il fisico dell’artista. Della produzione scultorea sono inconfondibili le particolari figure allungate, ma anche la riduzione al minimo, in termini di semplicità delle linee e delle forme. Questi elementi di purezza formale sono desunti proprio dall’arte dello scultore rumeno.

Nella Testa del 1911-12 circa è ben evidente la volontà da parte dell’artista di deformare quello che dovrebbe essere un normale volto umano. Le proporzioni sono totalmente sconvolte, a favore un appiattimento o allungamento di naso, bocca, occhi. Tutto è teso verso la schematizzazione, senza alcun tipo di decorazione. Le sembianze che assumono le opere di Modigliani riecheggiano le maschere africane, l’arte primitiva già molto indagata dai fauves francesi, un gruppo di artisti attivi nel biennio 1905-07, ma anche dai cubisti, accomunati dalla geometrizzazione delle forme. Tuttavia, la sua pittura, fatta di grazia, contorni pronunciati, tendenza all’allungamento delle proporzioni, denota anche l’ispirazione che l’artista desume dal suo retroterra cultura, e in particolare dai grandi artisti toscani del passato come Simone Martini (Siena, 1284 – Avignone, 1344 c.a.), ma anche Filippo Lippi (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469) e Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – Firenze, 1510), autore della famosa Primavera conservata alla galleria degli Uffizi di Firenze.

Dopo l’abbandono della scultura, gli elementi “scultorei” della sua produzione passano alla pittura, tanto che i soggetti dei suoi dipinti cominceranno ben presto a riflettere le ricerche di purezza formale che Modigliani andava seguendo nella scultura. È quanto si nota anche nei suoi numerosi ritratti, dove i soggetti vengono resi con forme schematiche e secondo una geometrizzazione tesa a trasmettere al riguardante gli elementi più riconoscibili dei connotati del soggetto, ma sono anche caratterizzati da una straordinaria acutezza nella loro penetrazione psicologica. Con altre opere, come i suoi famosi nudi, Amedeo Modigliani riuscirà anche a ottenere risultati straordinariamente intensi e liberi, oltre che sensuali.

Modigliani non appartiene, di fatto, a una corrente precisa, né egli stesso ha mai dichiarato di essersi rifatto ai grandi maestri. Al contrario sceglie esplicitamente di non volersi avvicinare né all’avanguardia futurista, tantomeno a quella francese. Ma è indubbio lo sguardo e l’attenzione alle tendenze che allora circolavano nella Parigi metropolita all’inizio del Novecento. Il suo lavoro risulta di fatto isolato rispetto alle varie tendenze. La critica si è tuttavia sempre divisa sul suo conto: leggi anche un approfondimento sull’importanza storica dell’arte di Amedeo Modigliani.

Amedeo Modigliani, Cariatide (1911-1912; olio su tela, 77,5 x 50 cm; Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen)
Amedeo Modigliani, Cariatide (1911-1912; olio su tela, 77,5 x 50 cm; Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen)


Amedeo Modigliani, Testa (1911-12, pietra calcarea, 89 cm, Londra, Tate Modern)
Amedeo Modigliani, Testa (1911-12; pietra calcarea, 89 cm; Londra, Tate Modern)


Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato (1917; olio su tela, 60,6 x 92,7 cm)
Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato (1917; olio su tela, 60,6 x 92,7 cm)

I “falsi” Modigliani

Modigliani riscosse successo sul finire della sua carriera; notevoli i consensi del pubblico, la stima nei colleghi raggiunta a livello internazionale, ma tutto ciò accrebbe ancor più dopo il 1920. Il pittore e critico Ardengo Soffici (Rignano sull’Arno, 1879 – Vittoria Apuana, 1964) scrive sulla rivista fiorentina La Voce, nel 1912: “è per me il più grande, il più completo pittore dei nostri tempi[..]. basta vedere i suoi paesaggi, per sentire come irresistibilmente le due immagini della giovinezza e della primavera presiedono alla sua creazione. E in questi uno sgorgo di linfe, una fluttuazione di verdure pregne d’aria, una biondezza ventilata mattutina, dove la zolla si gonfia, si sfalda, e i fiori improvvisi sbocciano e s’aprono con splendore”.

A seguito della tragica morte, dopo la quale anche la compagna e pittrice Jeanne Hébeterne si tolse la vita, sono iniziate a circolare riproduzioni delle sue opere, seguite da “leggende” e storie su un dubbioso modo di condurre la sua esistenza. Si narra sovente che la sua malattia si aggravò proprio per l’abuso di droghe e alcool. La questione dei falsi di Modigliani è quanto mai complessa e intricata. Per quale motivo egli è considerato “probabilmente l’autore più falsificato della storia dell’arte”?

Le motivazioni della comparsa di così tante riproduzioni, derivano in parte dal modo stesso di procedere dell’artista, ma anche dalla temperanza della sua personalità. Inoltre, non tutte le sue opere sono firmate dallo stesso, rendendo ancora più arduo distinguere tra un originale e un falso. Un altro problema è dovuto al fatto che uno dei suoi amici più cari, l’artista polacco Moïse Kisling (Cracovia, 1891 – Sanary-sur-Mer, 1953), ultimò alcune opere non finite. Un gesto fatto in buona fede, ma che ha alimentato le enormi difficoltà sull’attribuzione delle opere di Modigliani.

Nel corso della storia molti studiosi si sono sbagliati diverse volte sull’attribuire opere alla mano dell’artista, e per tutti questi motivi, ma anche e soprattutto per la presenza dei falsari, persone che imitano opere di artisti famosi, spacciandole per originali, per poterle vendere come tali, si è sviluppato attorno a Modigliani un mercato estremamente torbido e l’artista è ancora oggi oggetto di numerosi scandali. Ad oggi, le opere a lui attribuite con certezza sono poco più di trecento, ma nel mercato dell’arte ne circolano un numero intorno alle milleduecento. Sull’artista si continua tuttavia a studiare, e ulteriori studi sugli “Archivi Legali Modigliani”, un patrimonio di oltre 6.000 oggetti tra documenti, note, disegni e altro, potrebbe garantire nuove risposte.

Dove vedere le opere di Modigliani

Diversi musei in molte città italiane ospitano opere di Amedeo Modigliani. Dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (dove si trova un suo famoso ritratto di Anna Zborowska, moglie di Léopold), si arriva a Milano dove è possibile vedere qualche suo dipinto sia presso la Pinacoteca di Brera, sia nel Museo del Novecento, e poi ancora alla Galleria d’Arte Moderna. Molte opere di Modigliani si trovano in Francia, in ragione del fatto che qui l’artista lavorò per la maggior parte della sua carriera: solo al museo LaM di Lille si trovano sei opere di Modigliani, che sono state di recente oggetto di una campagna d’indagini. Cinque importanti ritratti, tra cui quello di Paul Guillaume, si trovano invece a Parigi, al Musée de l’Orangerie. I nudi più famosi sono invece quelli conservati nelle raccolte statunitensi, in particolare il Reclining Nude del Metropolitan Museum of Art e il nudo del Guggenheim di New York.

Sul sito dell’Istituto Amedeo Modigliani è attualmente disponibile un percorso espositivo virtuale gratuito, promosso l’anno scorso in occasione del centenario della sua morte.


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