Esportazione dei beni culturali: c'è un appello a Mattarella per fermare la riforma


Un gruppo di intellettuali rivolge un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedergli di fermare la riforma dell’esportazione dei beni culturali.

Fermare la riforma dell’esportazione dei beni culturali: è quanto chiede al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un gruppo di intellettuali (Gaetano Azzariti, Paolo Berdini, Lorenza Carlassare, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Claudia Mannino, Tomaso Montanari, Salvatore Settis) firmatari di un appello rivolto al capo dello Stato, al quale si domanda di non firmare il ddl concorrenza, che contiene la riforma.

“Con l’approvazione della legge annuale per il mercato e la concorrenza (art. 1, commi 175 e 176), avvenuta in data 2 agosto 2017”, si legge nel testo dell’appello, “il Parlamento, non solo conferma oggi di non tenere in alcuna considerazione il citato limite della utilità sociale favorendo l’utilità dei mercanti di opere d’arte, ma, abbassando i limiti della tutela e rendendo maggiormente esportabili all’estero i nostri beni culturali, viene a intaccare addirittura la struttura stessa della nostra Comunità nazionale (art. 1 Cost.), della quale il patrimonio artistico e storico è parte integrante (art. 9 Cost.)”. La riforma, secondo i firmatari, comporterebbe “un inaccettabile indebolimento della tutela dei beni artistici e storici e di un invito a chi possiede beni culturali a esportarli, impoverendo il nostro patrimonio artistico e storico”, nonché “Un vero e proprio scempio della Costituzione ai danni degli interessi del Popolo italiano, al quale vengono immotivatamente sottratti beni culturali di grande importanza e pregio, che avrebbero dovuto restare sul nostro territorio ad attirare quel mercato internazionale dell’arte che ora si incentiva a fiorire solo fuori dai nostri confini”.

Appare però molto improbabile che il Presidente della Repubblica si rifiuti di firmare il disegno di legge. E nel caso il ddl dovesse diventare a tutti gli effetti legge, ai contrari alla riforma non rimarrà che rivolgersi alla Corte Costituzionale.

Immagine: il Quirinale, Credit

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