Base militare nel bel mezzo del Parco di San Rossore, con fondi PNRR: tutti contro Draghi


Il presidente Draghi finisce nella bufera per aver firmato un dpcm che di fatto ha imposto, senza discussione pubblica, la costruzione di un’enorme base militare nel mezzo del Parco di San Rossore, contro il parere negativo del parco. Tutti contro, dal sindaco al Pd alle associazioni.

Non è stata presa bene l’idea di costruire una nuova base militare nel bel mezzo dello splendido Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. Il presidente del consiglio Mario Draghi è finito nella bufera in questi giorni perché l’ampliamento della capacità militare dell’Italia pare non si debba fermare all’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil nei prossimi anni, idea che ha già provocato scontri politici: adesso si discute per l’idea di impiantare una base a Coltano, nei pressi di Pisa, all’interno del Parco di San Rossore, una riserva naturale protetta. Il progetto è già stato autorizzato, anche se il Parco e gli enti locali hanno espresso parere negativo. La base, che ospiterà il 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania”, sarà costruita con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), circostanza che permette di scavalcare le normali procedure autorizzative.

Si tratta, a tutti gli effetti, di una decisione imposta dal governo: con decreto del presidente del consiglio dei ministri (dpcm) del 14 gennaio 2022 (“Individuazione delle opere destinate alla difesa nazionale”), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo, si legge che l’intervento infrastrutturale per la realizzazione della sede del Gruppo intervento speciale, del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e del Centro cinofili, in Pisa - area Coltano, è “individuato quale ’opera destinata alla difesa nazionale’, cui si applicano le misure di semplificazione procedurale previste dall’art. 44 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2021, n. 108”. Il decreto legge del 31 maggio 2021 contiene la governance del PNRR, e l’art. 44 prevede una serie di semplificazioni procedurali per opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto: la procedura speciale prevede che un ruolo centrale spetti al Consiglio superiore dei lavori pubblici e che i tempi per i procedimenti autorizzativi delle opere che ricadono nell’ambito dell’articolo assumano un’importante accelerazione.

La bufera contro Draghi si è scatenata perché attorno alla base di Coltano non c’è stata alcuna discussione pubblica: la decisione è semplicemente piovuta dall’alto. Eppure l’impatto del progetto sarà notevole: si parla di un’area enorme, che potrà arrivare a coprire fino a 730 mila metri quadrati, e che sorgerà in un’area che in passato era già occupata da edifici militari (si trattava di strutture legate alla vicina base militare di Camp Darby, che dipende dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano ma dove sono operative unità statunitensi: l’attuale area recintata è di 54mila metri quadrati). Si potrebbe dunque considerare un recupero e un’estensione di un’area militare già esistente: la base vedrà i comandi dei reggimenti, due poligoni di tiro, gli alloggi dei militari, una pista di atterraggio per gli elicotteri, edifici per l’addestramento, magazzini, uffici e altre strutture.

Secondo il presidente del Parco di San Rossore, Lorenzo Bani, l’impatto della base sull’area naturale protetta sarà “devastante”, ha detto a Il Post. “Il parere ambientale realizzato dai tecnici è molto chiaro: in sostanza dice che l’impatto sarà devastante. Siamo in un’area protetta, a rischio alluvioni, con un vincolo paesaggistico e un vincolo ambientale. È assurdo fare una nuova base qui, tra l’altro con un notevole consumo di suolo”. Bani, riporta Il Post, già a ottobre aveva fatto presente ai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri che il progetto non è sostenibile. Da allora, sempre secondo la ricostruzione della testata, nessuno si è fatto più sentire. E il Parco si è così ritrovato il progetto imposto. Ma i piani erano totalmente diversi, ha detto Bani: “Nei nostri piani c’era la creazione di una zona umida attraverso un allagamento, per trasformarla in un’area dedicata all’avifauna. C’erano tantissimi altri luoghi adatti a costruire una base militare: aree demaniali abbandonate, caserme in disuso. Mi infastidisce molto che abbiano scelto un’area protetta, senza un percorso di partecipazione con le istituzioni e la cittadinanza. Non metto in dubbio l’importanza della sicurezza nazionale e credo che le decisioni del governo siano state prese a causa del conflitto in Ucraina: tornare indietro è molto difficile, se non impossibile”.

Contro il governo (nessun esponente ha commentato il progetto della base militare) è arrivata una pioggia di critiche. Contraria è la sezione pisana del Partito Democratico, per la quale si tratta di una “scelta sbagliata”: “Il Partito Democratico di Pisa”, si legge in una nota del 10 aprile, “ritiene sbagliata la scelta di insediare nel territorio del Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, a Coltano, una nuova grande base. Pisa convive con una forte presenza militare sul suo territorio, che è parte da sempre della sua identità. Non ci sono, per questo, opposizioni rispetto a iniziative di razionalizzazione e consolidamento di questa presenza, soprattutto se in risposta a esigenze comprensibili di tipo logistico, per la vicinanza con l’aeroporto e con le grandi infrastrutture. Quello che però non convince è la collocazione di questo intervento nell’area protetta, che ne verrebbe pesantemente trasformata, con l’urbanizzazione di una superficie ingentissima (oltre settanta ettari, con più di quattrocentomila metri cubi di edificazioni) con strutture di grande impatto. Riteniamo ugualmente errato il metodo con cui si è giunti a questa decisione, che ha scavalcato completamente il territorio e ignorato le comprensibili contrarietà dell’Ente Parco, ben rappresentate dal Presidente Bani nelle sue prese di posizione. Il Partito Democratico di Pisa chiede al Comune e al sindaco Conti, incomprensibilmente assenti dalla discussione pubblica, di prendere una posizione chiara e netta su questa vicenda, difendendo le prerogative degli enti di governo del territorio e difendendo l’integrità del Parco. Riteniamo necessario intavolare un confronto con i decisori nazionali, mirata a cercare alternative, valutare a fondo possibilità di ridimensionamento e compensazione”. Il Pd ha fatto sapere che prenderà iniziative di confronto con i cittadini, per ascoltare e spiegare le ragioni della nostra posizione. Nel frattempo, chiediamo che il Comune assuma un’iniziativa e intavoli una discussione a livello istituzionale, sostenendo con forza e lealtà gli interessi del territorio.

Per Rifondazione Comunista e Una Città in Comune si tratta di “Una vera e propria cittadella per la guerra”: “Nonostante tutti gli enti del territorio affermino o facciano finta di non essere stati messi a conoscenza della cosa”, scrivono le due compagini in una nota, “oppure come nel caso del sindaco Conti e del Presidente della Regione Giani tacciano, i primi particolari del progetto iniziano ad emergere: si tratta di 440mila metri cubi di nuove edificazioni da costruire dentro il territorio protetto del Parco, su una area complessiva di 730mila metri quadrati: villette a schiera, poligoni di tiro, edifici, infrastrutture di addestramento, magazzini, uffici, autolavaggi”. Si tratta di un intervento per cui “i soldi si prenderanno dal Pnrr e ad oggi non si sa quanti milioni di euro verranno spesi per distruggere una area del parco e militarizzare ulteriormente il territorio, col che siamo veramente al paradosso: le risorse del Pnrr non si investono per tutelare e potenziare le riserve naturali, ma per cementificarle e riempirli di attrezzature belliche [...]. Qui è in gioco l’idea di Paese, di come si utilizzano le risorse pubbliche, di quale economia per il territorio, di quale futuro per la nostra città che sempre più viene trasformata in una piattaforma logistica per la guerra e circondata da una compatta crosta di cemento. Questo progetto va solo fermato, facendo appello all’indignazione dell’intero Paese e non solo di Pisa e della Toscana. Conti e Giani sapevano? Perché continuano a tacere? Una cosa comunque è chiara: noi ci opporremo in tutti i modi all’avvio di questi lavori con una forte mobilitazione”.

Condanna anche da parte di Legambiente Pisa, che “lamenta il sacrificio di una vasta area che da oltre 40 anni è area protetta per decisione della Regione e dello stesso Stato che ora la sacrifica a esigenze militari. Ricordiamo che l’Ente Parco, come stabilito dall’articolo 2 dello statuto, ha per finalità la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale. Sono questo obiettivi di pace con la natura in un contesto di pace tra le persone e i popoli. Legambiente Pisa si augura che le finalità del Parco siano sempre rispettate e siano tenute come prioritarie. L’insediamento dovrebbe occupare un’area agricola con un ulteriore consumo di suolo, una risorsa fragile e non abbastanza considerata, come avverte l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ricordando i suoi numerosi servizi ecosistemici come la regolazione del clima, la mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, il mantenimento della biodiversità, ormai tutelata anche dalla nostra carta costituzionale dopo la recente modifica dell’art. 9, che quindi include la sua tutela addirittura tra i principi fondamentali del nostro agire civico”. Posizioni di ferma contrarietà alla base di Coltano sono giunte anche dalla Cgil, da Potere al Popolo, il Movimento 5 Stelle di Pisa (che parla di “scempio”), USB Pisa, la Lega (la consigliera regionale Elena Meini ritiene si tratti di una scelta non idonea poiché ha “un deleterio impatto ambientale”: Meini ha avanzato una mozione alla giunta). Inoltre, il Tirreno riporta che anche il segretario del Pd, Enrico Letta, pisano, sarebbe contrario al progetto.

Inoltre, pare che anche il Comune di Pisa non abbia ricevuto atti da parte del governo, come ha affermato il 12 aprile il sindaco di Pisa, Michele Conti: “Sulla vicenda della base militare che dovrebbe sorgere a Coltano”, ha detto il primo cittadino intervenendo durante il question time in Comune, “il Comune non ha ricevuto atti ufficiali da parte del Ministero della Difesa. Conosciamo solo il decreto del Governo firmato da Draghi e dal ministro, Lorenzo Guerini e nessun progetto è stato inviato agli uffici della direzione urbanistica, non ne conosciamo il contenuto se non attraverso quello che abbiamo letto sui giornali in questi giorni”. Anche il sindaco, della Lega, ha espresso disappunto per come si è svolta “una vicenda che lascia perplessi per le modalità in cui si è sviluppata e che mortifica le istituzioni locali e l’intera città: la pianificazione urbanistica è una cosa seria e, a maggior ragione per interventi che prevedono consumo di suolo e un significativo impatto ambientale, i territori e le comunità vanno coinvolti preventivamente, affrontando un percorso condiviso per spiegare opportunità e criticità di un progetto, senza calarlo dall’alto”. Per il sindaco, “non ci può bastare un’’informazione adeguata nei prossimi mesi’, ma la comunità dev’essere coinvolta a pieno nella scelta: pur non essendo pregiudizialmente contrario agli insediamenti militari sul territorio pisano, ricordo che a Pisa c’è da tempo una proficua convivenza con le forze armate, motivo di vanto per la città, e comprendendo la ragion di stato per opere destinate alla difesa nazionale. mi faccio interprete dal sentimento della comunità nel dirmi contrario a quel tipo di intervento in un’area che ricade nel Parco naturale, nelle dimensioni annunciate di circa 70 ettari”. A breve, il sindaco chiederà un incontro al Ministero della Difesa.

Anche in Parlamento sta montando il caso: le deputate Yana Chiara Ehm e Simona Suriano hanno già depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta al presidente del consiglio Mario Draghi, chiedendo i dettagli economici del progetto, se sono stati acquisiti i pareri degli enti e quali sono le aree private interessate dall’infrastruttura (“l’area interessata”, scrivono le due parlamentari, “è comparabile con quella di un comune e si trova integralmente all’interno di un’area protetta regionale, il Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, protetta per le sue valenze naturalistiche e paesaggistiche che sarebbero irrimediabilmente intaccate dalla realizzazione della nuova infrastruttura”), mentre Nicola Fratoianni di Sinistra italiana ha seguito le sue colleghe depositando un’interrogazione rivolta ai ministri Lorenzo Guerini (difesa) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica) per ribadire che “nonostante l’Ente Parco abbia dato parere negativo al progetto il governo è andato avanti, imponendo un progetto che con la resilienza e la transizione ecologica non c’entra nulla”.

Non bastano le rassicurazioni dei Carabinieri, intervenuti nella giornata del 13 aprile per far sapere che la base sarebbe un progetto a Basso impatto ambientale: “Il sedime individuato per ospitare la base del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), il 1° Reggimento Paracadutisti ’Tuscania’ ed il Centro Cinofili”, afferma il Comando Provinciale di Pisa in una nota, “è in parte già costruito (ospita una ex base radar, ora in disuso) e per il resto è classificato ’zona agricola di recupero ambientale’ in quanto ricade nella cosiddetta ’area agricola delle aree esterne’ del Parco regionale di Migliarino - San Rossore - Massaciuccoli. L’opera avrà un basso impatto ambientale alla luce di una serie di considerazioni: il sedime della base avrà un’estensione complessiva di 72,9 ettari, ma 28 saranno mantenuti a superficie verde, valorizzata con un’estesa piantumazione di vegetazione autoctona per incrementare l’assorbimento di anidride carbonica. Dei rimanenti 45 ettari (0,19% del Parco) le edificazioni ne copriranno solamente 5 (lo 0,02% del Parco); i restanti 40 ettari saranno adibiti a viabilità e servizi, con idonee opere di regimazione (per non modificare l’equilibrio idrico del sedime) e di vegetazione. I criteri di progettazione perseguono un bassissimo impatto ambientale e paesaggistico; tutti gli edifici avranno un’altezza massima di 3 piani e garantiranno emissioni pressoché nulle ricorrendo a sistemi di riscaldamento e condizionamento con impianti fotovoltaici e solare termico, senza uso di combustibili fossili. L’intero sedime potrà, per questo, essere considerato una comunità energetica prossima alla relativa autosufficienza”. Alla base, fanno sapere i carabinieri pisani, “lavoreranno quotidianamente diverse centinaia di Carabinieri, dei quali molti vi risiederanno con le loro famiglie con conseguente miglioramento del controllo delle condizioni dell’ordine e della sicurezza pubblica; inoltre saranno ospitati corsi e delegazioni, producendo un flusso costante di visitatori presso le strutture ricettive locali, con i conseguenti benefici sull’indotto economico della periferia pisana. Infine, la base sarà dotata di un asilo nido e importanti impianti ginnico-sportivi, che saranno messi a disposizione anche della collettività. Di fatto, l’opera conferirà un valore aggiunto al Parco, potendosi integrare nell’ambito dei percorsi turistico-ambientali dello stesso ed in particolare della zona di Coltano, proponendo all’interno dell’area interessata la costituzione di un Centro di educazione ambientale, di un Museo del crimine ambientale (con particolare riferimento al bracconaggio e agli incendi boschivi) e di un percorso naturalistico (aperto a persone diversamente abili) comprensivo di un orto botanico e di un arboreto. L’offerta educativa e culturale, a favore delle scolaresche e, più in generale, della collettività, è tesa a valorizzare ulteriormente il territorio interessato, armonizzandosi con le eccellenze culturali già presenti, costituite dalla Villa Medicea e dalla Palazzina Marconi”.

Intanto si stanno muovendo i cittadini: Rossella Catanese, docente di Cinema, fotografia e televisione, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere a tutti di dire no alla base di Coltano. “Oltre ad essere contrari allo spirito guerrafondaio che ha animato l’operato di questo governo nell’ultimo mese (come l’aumento delle spese militari mentre si riducono le risorse che avrebbero dovuto invece sostenere i cittadini dopo due disastrosi anni di pandemia), che va contro l’articolo 11 della Costituzione italiana che ripudia la guerra”, si legge nel testo, “fra le ragioni del nostro rifiuto radicale ci sono: la missione e gli scopi del PNRR; lo statuto dell’Ente Parco”. La trasformazione in base militare di una riserva naturale, “che da oltre 40 anni è riconosciuta come area protetta per decisione della Regione e dello stesso Stato, va contro la missione ’green’ e non ha nulla a che vedere con la vocazione di ’resilienza’, ora prontamente sacrificata a esigenze militari. Sul secondo punto, va segnalato che l’Ente Parco, come stabilito dall’articolo 2 dello statuto, ha per finalità la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale. In una fase storica come quella attuale, che assiste alle conseguenze di uno scellerato impatto ambientale, conseguenze trascurate per decenni, è dovere di tutti i cittadini una difesa responsabile delle preziose risorse ambientali di un ecosistema sempre più fragile. Fra le proprietà di parchi e riserve naturali vi sono la regolazione del clima, la mitigazione dei fenomeni idrologici e il mantenimento della biodiversità - tutelata anche dalla Costituzione”. La petizione ha già raggiunto più di 37.000 firme (2.000 delle quali solo nella giornata del 13 aprile) e sono destinate ad aumentare.

Nell’immagine: la recinzione dell’ex area militare di Coltano. Foto Wikimedia/Gigius123

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