Cantante afroamericana si ritira dall'Arena di Verona: “Razzista Aida con trucco nero”


Polemica all’Arena di Verona: il soprano statunitense Angel Blue si rifiuta infatti di cantare perché lo scorso 8 luglio la cantante Anna Netrebko aveva interpretato Aida truccata di nero. Una pratica che gli afroamericani chiamano “blackface” e considerano razzista.

È polemica all’Arena di Verona per l’Aida di Giuseppe Verdi: tutto ruota attorno all’interpretazione della protagonista, la principessa etiope Aida, che lo scorso 8 luglio, nella replica della rappresentazione con gli allestimenti di Franco Zeffirelli, è stata interpretata dal soprano russo Anna Netrebko, che è stata truccata di nero per simulare il colore della pelle tipico della popolazione africana alla quale apparteneva la protagonista dell’opera di Verdi (cosa che era comunque già accaduta in occasione della prima il 18 giugno). Tuttavia questa pratica ha suscitato l’indignazione del soprano afroamericano Angel Joy Blue, poiché negli Stati Uniti l’atto di truccare un bianco per fargli assumere l’aspetto di un nero è considerato profondamente razzista (viene chiamato blackface). Angel Blue avrebbe dovuto interpretare Violetta nella Traviata di Verdi in cartellone il 22 e il 30 luglio, ma ha deciso di ritirarsi dal suo ruolo in polemica con quanto accaduto.

“Sono giunta alla sfortunata conclusione”, ha scritto in un post sul suo profilo Instagram, “che non canterò la Traviata all’Arena di Verona quest’estate come inizialmente programmato. Come molti di voi sanno, l’Arena di Verona ha recentemente deciso di utilizzare un trucco blackface in una recente produzione dell’Aida. Vorrei essere perfettamente chiara: l’uso del blackface in qualunque circostanza, artistica o altro, è una pratica profondamente fuorviante basata su tradizioni teatrali arcaiche che non hanno posto nella società moderna. È offensivo, umiliante e apertamente razzista. Punto. Non vedevo l’ora di fare il mio debutto all’Arena di Verona cantando una delle mie opere preferite, ma non possono, in buona fede, associare il mio nome a quello di un’istituzione che continua questa pratica. Grazie della vostra comprensione, e grazie a tutti quelli che hanno dimostrato supporto e sensibilità verso di me e verso i miei colleghi di colore”.

La replica della Fondazione Arena di Verona è arrivata tramite un comunicato: ha fatto sapere che la produzione zeffirelliana dell’Aida “non è recente”, che l’accordo con Angel Blue e con l’agenzia che la rappresenta “risale a quasi un anno fa”, e che “La prima di Aida ha avuto luogo il 18 giugno e quindi le caratteristiche di questa produzione erano ben note quando Angel Blue si è impegnata consapevolmente a cantare all’Arena”. Per quanto riguarda l’uso del blackface, la Fondazione spiega: “Tutti i Paesi hanno radici diverse e la loro struttura culturale e sociale si è sviluppata attraverso percorsi storico-culturali differenti. Sullo stesso argomento la sensibilità e l’approccio possono essere molto diversi tra loro nei diversi angoli del mondo; spesso si arriva ad una idea condivisa solo dopo anni di dialogo e comprensione reciproca. Non abbiamo alcun motivo, né alcuna volontà, di offendere e disturbare la sensibilità di alcuno. Raggiungiamo con vive emozioni persone provenienti da diversi Paesi, da contesti religiosi differenti, ma per noi tutte le persone sono uguali. Crediamo nel dialogo, nello sforzo di comprendere il punto di vista altrui, nel rispetto degli impegni artistici presi”. Infine, la Fondazione chiude con un auspicio nei confronti della cantante afroamericana: “Angel, noi e il pubblico areniano ti aspettiamo fiduciosi, sarà l’occasione di dialogare in modo costruttivo e concreto partendo proprio dalle tue riflessioni. Il mondo digitale non crea la stessa empatia che solo il contatto diretto riesce a determinare: proprio come in Teatro. Le contrapposizioni, i giudizi, le categorizzazioni, la mancanza di dialogo non fanno altro che alimentare una cultura del conflitto che noi rifiutiamo totalmente. Ed auspichiamo che tutti lavorino per non alimentare divisioni”.

Non è comunque la prima volta che all’Arena di Verona si presenta questa situazione: già nel 2019 un altro soprano statunitense, Tamara Wilson, aveva criticato la produzione dell’Aida per averla costretta a esibirsi con il trucco nero (venne poi trovato un compromesso per non mandare a monte lo spettacolo e Wilson andò in scena con un trucco più leggero), e aveva dunque dichiarato che si sarebbe rifiutata di tornare a calcare il palco dell’anfiteatro romano in questi termini. 

Perché gli afroamericani considerano razzista truccare un bianco di nero?

Le origini del blackface risalgono probabilmente agli inizi del XIX secolo (non si sa esattamente quando nacque e chi fu il primo a utilizzarlo): questo trucco veniva utilizzato negli Stati Uniti in siparietti caricaturali durante i quali i neri venivano rappresentati con abbondanza di stereotipi razzisti, tanto che più tardi, quando anche i neri poterono esibirsi in spettacoli, loro stessi facevano utilizzo di questo trucco per dare una rappresentazione grottesca di se stessi (il blackface prevedeva infatti non soltanto di truccare il viso di nero, ma anche di marcare la bocca con tonalità più chiare): in questi spettacoli, per esempio, i neri erano rappresentati come individui che parlavano un inglese stentato, che erano dediti ai furti, che erano sistematicamente pigri, bugiardi e superstiziosi. Si ritiene che rappresentazioni di questo tipo abbiano contribuito a diffondere pregiudizi razzisti nei confronti degli afroamericani e dunque siano stati anch’essi causa della discriminazione nei loro riguardi.

L’uso del blackface si diffuse in particolare durante i minstrel shows di metà e fine Ottocento, una forma di spettacolo comico molto in voga al tempo, che prevedeva l’alternanza di sketch e musica in cui la costante era sempre la presenza di un attore bianco che interpretava un nero. Il tutto mentre era ancora in vigore la schiavitù, che sarebbe stata abolita nel 1865: il blackface tuttavia sopravvisse anche dopo la fine dello schiavismo, ritagliandosi spazi non secondari anche nel cinema e nella televisione. Solo a partire dagli anni Sessanta del Novecento, grazie all’operato di Martin Luther King e del movimento per i diritti civili, il blackface ha cominciato a scomparire progressivamente dal mondo dello spettacolo statunitense e già negli anni Ottanta, tolte rare eccezioni, era praticamente caduto in disuso.

Per tutte queste ragioni il blackface è considerato profondamente razzista negli Stati Uniti, anche se in Italia, non esistendo questo retroterra culturale, le polemiche che ogni volta accompagnano situazioni in cui si utilizza questo trucco risultano spesso incomprensibili, e addirittura è capitato che sia stato utilizzato con buone intenzioni: per esempio, nel 2018, quando il famoso pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, assieme ad alcuni colleghi, si dipinse il volto di nero per mostrare supporto al calciatore Kalidou Koulibaly che era stato fatto oggetto di insulti razzisti. Quello che voleva essere un gesto di vicinanza, da una afroamericano potrebbe essere interpretato come un affronto razzista.

In Italia comunque il dibattito non è nuovo: un caso simile a quello dell’Arena di Verona era scoppiato in tv lo scorso anno, quando il rapper Ghali sollevò il problema del programma Tale e Quale Show che prevede l’imitazione di famosi personaggi dello spettacolo, e dove abitualmente per imitare i neri venivano truccati i bianchi che li interpretavano. Dopo le polemiche, la Rai ha deciso di bandire definitivamente il blackface dai suoi programmi: i personaggi black verranno dunque interpretati solo da persone nere, oppure non si ricorrerà al trucco. 

Nella foto: Anna Netrebko truccata da Aida.

Cantante afroamericana si ritira dall'Arena di Verona: “Razzista Aida con trucco nero”
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