Il Consiglio di Stato rigetta il ricorso di Sgarbi: i musei rimangono chiusi


Niente da fare: i musei rimarranno chiusi. Il Consiglio di Stato ha infatti rigettato il ricorso di Sgarbi, eccependo l’argomento della tutela della salute pubblica.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso di Vittorio Sgarbi, rappresentato dagli avvocati Gino Giuliano e Carlo Rienzi e con domicilio eletto presso la sede del Codacons, sulla chiusura dei musei: dopo che il Tar del Lazio, a sua volta, aveva respinto il ricorso di Sgarbi e del Codacons, il noto critico e storico dell’arte aveva deciso di ricorrere al più alto grado della giustizia amministrativa per far valere le proprie ragioni.

Sgarbi riteneva infatti che mancassero gli elementi di ragionevolezza per stabilire la serrata dei luoghi della cultura, e il Tar aveva eccepito un argomento di cui si è parlato anche su queste pagine, nell’intervista al costituzionalista Enrico Grosso, ovvero la prevalenza dell’interesse della salute pubblica. Rienzi aveva tuttavia fatto sapere che ci sarebbe stato l’appello al Consiglio di Stato perché, ad avviso dei ricorrenti, la discrezionalità dello Stato dovrebbe essere “ragionevole, limitata e proporzionata. A fronte di 34 mega librerie aperte a Roma dove c’è la folla, i 21 musei romani dove si entrava in pochi e con misure rigorose vengono tenuti assurdamente chiusi”.

A spegnere le speranze di Sgarbi ma anche di tutti coloro che ritengono eccessiva la chiusura indiscriminata dei luoghi della cultura, è arrivata la terza sezione del Consiglio di Stato, con decreto numero 07255/2020, pubblicato il 17 dicembre e firmato dal presidente Roberto Garofoli. Secondo il Consiglio di Stato, il dpcm che ha imposto la chiusura dei musei è “espressione di un alto tasso di discrezionalità perché frutto di una delicatissima comparazione di interessi pubblici tutti rilevantissimi”, e “non emerge allo stato la manifesta irragionevolezza della decisione dell’Autorità di limitare temporalmente la fruizione dei musei e degli altri luoghi di cultura”.

Secondo Palazzo Spada, sussiste un “interesse pubblico rilevantissimo” che ha portato alla chiusura dei musei, e a fronte della tutela della salute pubblica “il disposto sacrificio temporaneo dell’interesse antagonista fatto valere dall’appellante, di cui pure non può essere trascurata la particolare importanza, non appare affetta, sulla base della valutazione sommaria propria della fase cautelare monocratica, da palese irragionevolezza”. Il Consiglio di Stato apre però un piccolo spiraglio per il futuro, rilevando che “sarà compito dell’Autorità di valutare in futuro, di pari passo con il monitoraggio dell’andamento della situazione pandemica, l’adottabilità di misure che possano in qualche modo contemperare gli interessi pubblici che vengono in rilievo”.

Il decreto del Consiglio di Stato non è appellabile. Da Sgarbi e Rienzi non sono ancora arrivati commenti sulla vicenda.

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