Da Bassetti a Crisanti, cosa pensano gli esperti del dpcm che chiude cinema e teatri


Cosa pensano gli esperti del dpcm che chiude cinema e teatri, e delle chiusure nello specifico? I pareri di Antonella Viola, Andrea Crisanti, Matteo Bassetti, Walter Ricciardi, Massimo Galli, Maria Rita Gismondo e Pierpaolo Sileri. 

Cosa pensano gli esperti del dpcm che chiude cinema e teatri? Per adesso, virologi, infettivologi e immunologi non si sono espressi direttamente sulla chiusura delle sale e dunque di parte della cultura: la prima ad aver manifestato un pensiero direttamente rivolto a questi luoghi (così come alle palestre, ai bar e ai ristoranti) è stata ieri l’immunologa Antonella Viola dell’Università di Padova, che ha espresso la propria contrarietà al dpcm giudicando “irrazionale, cieca e assurda” l’idea di chiudere luoghi che non avevano dato evidenze d’essere centri di diffusione del contagio di Covid-19, e reputando al contempo poco utili le misure prese dal governo. A suo avviso, occorreva infatti sfalsare gli ingressi delle scuole superiori (con didattica a distanza al 75% per gli ultimi due anni e totale per l’università), potenziare i mezzi di trasporto, chiudere soltanto i luoghi a rischio sulla base dei dati scientifici, vietare lo sport da contatto, gli sport invernali, le cerimonie religiose, obbligo di mascherina a scuola a partire dalle medie, imporre il lavoro agile per chiunque possa.

È invece favorevole alle misure del governo il microbiologo Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ma si è anche detto contrario alla chiusura di cinema e teatri. Secondo Crisanti, il dpcm è “un provvedimento coraggioso e indispensabile. Sicuramente non ha fatto contenti tutti, anzi ha scontentato molti, ma non credo fosse evitabile. L’unica cosa che non condivido è la chiusura di cinema e teatri, perché essendo stato all’opera un paio di volte mi sono reso conto che eravamo tutti distanziati e con la mascherina”. Se funzioneranno le misure decise “lo vedremo fra 2 settimane”, ha aggiunto Crisanti, tuttavia l’esperto si dice anche “speranzoso”, e ha ricordato che “ci sono tutta una serie di studi, e di scienziati anche di altri paesi, che indicano come questo tipo di misure dovrebbe stabilizzare i contagi”. Per Crisanti l’obiettivo deve infatti essere quello di abbassare i contagi in modo da poter “ripartire con il tracciamento, che però deve essere potenziato con misure senza precedenti”. Infine, Crisanti si augura “che le nuove misure facciano effetto, che i contagi si stabilizzino ed eventualmente diminuiscano, ma una volta che questo accade tutti noi dobbiamo porci il problema di come consolidiamo il risultato. Non è che poi riapriamo e i contagi restano bassi, non si può andare avanti con questa spirale”.

Fermamente contrario al dpcm invece Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova. “Quando si prende una decisione”, ha detto al programma L’aria che tira su La7 riferendosi al dpcm di domenica scorsa, "bisogna attendere che in qualche modo questa funzioni: è da una settimana che è stato fatto un dpcm in cui si diceva alle regioni di intervenire. Qualcuno è intervenuto, qualcuno no, basandosi sull’epidemiologia locale, e dopo pochi giorni è arrivato un nuovo dpcm. È evidente che non sarà sufficiente: io credo che non porterà a nessun risultato questo dpcm, per la semplice ragione che noi dovevamo agire sulle categorie oggi più colpite da questa infezione, quelle che oggi hanno i danni maggiori, che sono gli anziani e i fragili. Se noi non mettiamo in sicurezza queste due categorie è inutile che chiudiamo i ristoranti, non andiamo da nessuna parte con la chiusura dei ristoranti. Già abbiamo commesso l’errore, a marzo e aprile, di aver chiuso le scuole e messo i ragazzi a casa con gli anziani, adesso stiamo facendo esattamente lo stesso errore. Stiamo commettendo i medesimi errori di marzo e aprile. Stiamo affrontando la convivenza col virus con una totale impreparazione, per esempio nei criteri di ospedalizzazione.

Dpcm bocciato anche da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, secondo cui servivano però provvedimenti più severi, ovvero un lockdown. “L’insieme di misure è sicuramente un passo avanti”, ha dichiarato stamani al programma Omnibus su La7, “ma a mio modo di vedere non sufficiente per affrontare la circolazione del virus in questo momento. Purtroppo le misure vanno prese in modo proporzionato alla circolazione del virus e in questo momento il virus in alcune aree del nostro paese dilaga incontrollato. Quando noi abbiamo un indice di contagio di 2,5 significa che la trasmissione del virus è esponenziale e c’è quindi bisogno di misure più aggressive, su tutti i versanti purtroppo”. Ricciardi ha poi citato uno studio dell’Università di Edimburgo pubblicato la scorsa settimana su Lancet, secondo cui “quando la circolazione del virus ha le dimensioni che ha per esempio in questo momento in Italia, in Francia, in Spagna, l’unica cosa che serve per rallentare questo indice di contagio è il lockdown”.

Il virologo Massimo Galli, direttore delle Malattie Infettive all’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano, ha invece espresso le sue considerazioni in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, senza intervenire direttamente sul tema teatri e cinema, ma bocciando il dpcm in quanto troppo blando e consigliando a tutti un auto-lockdown. Sulle misure, così si esprime Galli: “Mi auguro bastino, ma non lo so e se qualcuno afferma di saperlo mente. L’unica cosa che sappiamo è che ad aver dato risultato è la chiusura totale, ma si vuole evitare. E lo capisco”. Ed ecco dunque la sua proposta: “Mi auguro bastino, ma non lo so e se qualcuno afferma di saperlo mente. L’unica cosa che sappiamo è che ad aver dato risultato è la chiusura totale, ma si vuole evitare. E lo capisco”. Galli prende poi posizione sulla scuola: “Non mi è mai sfuggita l’importanza della didattica diretta, ma qualcosa va sacrificato”.

Interviene invece direttamente su cinema e teatri la microbiologa Maria Rita Gismondo, direttore di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze del Sacco di Milano. “Queste misure”, ha detto all’agenzia Adnkronos, “di fatto creano un lockdown, peraltro con dei provvedimenti che io trovo assurdi, e non non credo avranno un impatto significativo sul numero dei contagi”. L’esperta manifesta il suo disaccordo nei confronti di alcune chiusure, come quella “dei cinema, dei teatri e delle palestre, che sono ambienti assolutamente controllati”. Secondo Gismondo, vietare queste attività “toglie solamente la possibilità di una vita quasi normale, che ormai non abbiamo più”.

Infine, non è d’accordo sulle misure neppure Pierpaolo Sileri, medico e viceministro della Salute, che si dichiara contrario alle chiusure dove i protocolli vengono rispettati. “Ho sempre pensato che laddove c’è un protocollo e dove il protocollo viene rispettato con rigore e severità, il rischio di contagio è sicuramente molto basso”, ha affermato stamani alla trasmissione Agorà su Rai Tre, “quindi laddove vi è un esercizio con un protocollo, la distanza, i tavoli separati, il plexiglas e quant’altro, è ovvio che il contagio è estremamente basso. Quindi su questa misura io non ero pienamente d’accordo, e non sono pienamente d’accordo, anche se poi la decisione viene presa sui dati e guidata da un comitato tecnico-scientifico. I dati dovrebbero essere in possesso del comitato tecnico-scientifico: andrebbero analizzati i dati per ogni tipo di categoria, dal trasporto alle palestre ai ristoranti, e in base ai dati, laddove ovviamente vi è un rischio di contagio documentato magari dal controllo, allora lì è chiaro che serva una chiusura”.

Nell’immagine, da sinistra a destra: Viola, Crisanti, Bassetti, Ricciardi, Galli, Gismondo, Sileri

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